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USCITA DI VENERDì 18 MAGGIO 2012
COVER STORY
la Repubblica
Alla luce dei risultati del primo trimestre, uno studio sulle 50 maggiori aziende di Piazza Affari conclude che il llstino italiano val solo 8,4 volte gli utili attesi per il 2012. Ma anche se le valutazioni sembrano basse, bisogna fare investiemtni selettivi tra quelle aziende che hanno ancora spazio per crescere e quelle che invece rischiano di andare sempre più giù. Bene Cairo, Lottomatica Luxottica, prudenza invece su Mediaset, Italcementi e Buzzi
ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
Intesa - si legge ancora nella relazione - «essendo stata indotta a concludere con il Crédit Agricole Cib un Credit Default Swap di un importo di 180 milioni di dollari sulla tranche super senior del Cdo, ritiene di avere subito un danno dalla strutturazione del Cdo e chiede un risarcimento di 180 milioni di dollari, più interessi su questa somma, come pure risarcimenti compensativi e punitivi e rimborso di spese ed onorari, ad oggi non quantificabili». Il Crédit Agricole Sa, veicolo quotato del gruppo CA, un tempo primo azionista di Intesa (ante fusione con il Sanpaolo), attualmente detiene il 2,9% della banca italiana dopo avere ceduto lo 0,9% nel primo trimestre
Il Sole 24 Ore
È rischio panico per Bankia, uno dei principali istituti di credito spagnoli: l'ingresso del Governo in qualitá di azionista, deciso la scorsa settimana, non ha rassicurato i mercati, e - nello scenario complessivo di tensioni in tutta Europa - il titolo è arrivato oggi a perdere fino al 30% a quota 1,187 euro, con una perdita di capitalizzazione che negli ultimi 10 giorni ha toccato i 2,4 miliardi di euro. A metà pomeriggio il titolo si è orientato a un più morigerato, si fa per dire, meno 12,08 per cento
la Repubblica
Fitch ha tagliato il rating della Grecia a 'Ccc', un gradino sopra il livello 'D' che indica default (fallimento), dal precedente 'B-'. Lo comunica l'agenzia di rating. "Il downgrade riflette il rischio, esacerbato, che la Grecia possa non essere più in grado di sostenere la sua presenza nell'Unione economica e monetaria". Secondo l'agenzia, "la forte performance dei partiti contrari all'austerity nelle elezioni politiche del 6 maggio scorso e il conseguente fallimento nella formazione di un nuovo governo, evidenziano la mancanza di supporto pubblico e politico al programma da 173 miliardi concordato con l'Unione europea e il Fondo monetario internazionale"
il Giornale
Le agenzie di rating - ha detto Corrado Passera a margine del forum organizzato dall'università americana Wharton a Milano - nella scorsa crisi sono state lente nel capire quello che succedeva e quindi hanno favorito l’esplodere della crisi, in un certo senso, non avendola anticipata"
Dagospia
Oltre alla valigia con l'abito scuro e un paio di cravatte azzurre, Monti si sta preparando per il volo di domani che lo porterà a Washington per la riunione del G8 che si apre sabato. L'incontro dei capi di Stato avverrà a Camp David, una delle residenze dei presidenti americani che fu costruita nel 1942 da Roosevelt e battezzata con questo nome nel 1953 da Eisenhower in onore del nipote. La trasferta si preannuncia molto delicata per lo scenario che tormenta l'economia Usa e quella del Vecchio Continente, ma il Professore di Varese si è molto ringalluzzito dopo la telefonata di ieri di Obama che gli ha chiesto di aprire i lavori della prima sessione con un intervento sul tema "Economic Global & Issues". A renderlo fiducioso sono le voci degli analisti politici che dopo aver buttato nel cestino l'idea di un asse Roma-Berlino stanno caricando sulle spalle di Monti l'immagine di un grande mediatore tra i due continenti. Come al solito si tratta di ipotesi esagerate, ma è indubbio che gli ambienti americani sembrano aver messo da parte quell'astio che si era manifestato a marzo sul "Wall Street Journal" quando il rigorismo di SuperMario fu paragonato a quello della Thatcher. In quell'occasione il premier si sentì piccato e a stretto giro di ore rispose che le sue riforme erano efficaci
Il Sole 24 Ore
Facendo slittare di un mese la decisione sulla conferma di Giuseppe Mussari alla presidenza dell'Abi per un secondo biennio, l'Abi ha oggettivamente preso atto del "caso Monte Paschi". Le fonti bancarie citate dal Sole 24 Ore-Radiocor specificano che all'esecutivo «non sono ancora stati fatti nomi» dai saggi. Lo stesso Mussari (che peraltro non è indagato nell'inchiesta aperta dalla Procura di Siena su Rocca Salimbeni) ha ritenuto evidentemente opportuno non sciogliere per ora la riserva per la continuazione del mandato
Il Sole 24 Ore
Via libera della Camera all'ordine del giorno per la moratoria di un anno sui debiti tributari con Equitalia da parte delle imprese in difficoltà. L'assemblea di Montecitorio ha approvato quasi all'unanimità, con il parere favorevole del governo, la proposta della Lega che impegna il Governo a prevedere una moratoria di un anno, tramite decreto del ministero dell'Economia, dei debiti tributari per le imprese in difficoltà identificate da Equitalia
IL Giornale
Dopo aver rafforzato il capitale, Unicredit ha varato un piano per l'economia reale - il progetto “UniCredit per l'Italia“ - che prevede nuovi finanziamenti per 40 miliardi di euro a favore delle imprese italiane e un programma di supporto all'internazionalizzazione di 15mila pmi nei prossimi tre anni. «Abbiamo i mezzi, le competenze e una rete commerciale - sottolinea Alessandro Decio, responsabile della Divisione famiglie e pmi di Unicredit - adeguati per garantire alle imprese italiane tutto il supporto necessario all'estero». Quanto è importante per un'impresa rivolgersi ai mercati esteri? C'è una dimensione minima? «Il confronto tra le performance delle imprese che hanno una forte quota di export e le altre dimostra che è molto importante. E la crisi impone di accelerare questo processo, perch´ in un contesto di domanda interna stagnante, la capacità di intercettare la domanda estera rappresenta la leva strategica per tornare a crescere. La dimensione costituisce spesso un limite per affrontare i necessari investimenti in termini di competenze, piattaforme logistiche e reti distributive. Per le pmi è fondamentale fare rete con altre realtà»
il Giornale
Le imprese per completare al meglio i propri affari all'estero, sia per quanto riguarda le transazioni commerciali sia quelle finanziarie, hanno sovente necessità di appoggiarsi a un partner specializzato, meglio se dotato di un'ampia e radicata rete bancaria nei Paesi in cui l'impresa è attiva. La dimensione della banca di cui si è clienti può quindi diventare determinante per la singola azienda e per la buona riuscita dei suoi obiettivi. Con 9.500 filiali in 50 Paesi e 160mila addetti, Unicredit è l'istituto italiano diffuso in modo più capillare all'estero e supporta le imprese italiane a tutto tondo, grazie anche agli specialisti cross border business management e al supporto dei centri Unicredit International distribuiti sul territorio
il Giornale
Carlo Cimbri, Emanuele Erbetta e Piergiorgio Peluso possono iniziare a costruire la «grande Unipol». Ieri sera, dopo numerosi tentennamenti, il cda di Fonsai ha accettato il progetto di integrazione con la compagnia delle Coop: Unipol avrebbe il 61% del nuovo big delle polizze, Fonsai il 27,45%, Milano il 10,70% mentre Premafin solo lo 0,85%. La holding, ancora ieri, aveva però chiesto tra lo 0,98% e l'1,66 per cento. A offrire l'ultimo assist a Unipol sono state le banche creditrici: mentre era in corso il cda di Fonsai per definire i concambi con Bologna e valutare l'offerta alternativa presentata da Sator-Palladio, dagli istituti di credito è infatti trapelato che oggi potrebbe essere firmato l'accordo per ristrutturare il debito di Premafin, grazie al venire meno del blocco dell'americana Ge
la Repubblica
Trieste Arrivederci, Pietro! È il titolo, in italiano, di un ampio servizio dedicato dall’edizione ceca di “Forbes” ai destini della jointventure stretta nel 2007 tra il finanziere Petr Kellner e Generali. Destini ancora aperti, secondo Ladislav Bartonicek, direttore generale di Generali-Ppf Holding (Gph) e, soprattutto, socio e sodale della prim’ora di Kellner: “Uno degli scenari possibili è che Generali rilevi la quota di Ppf e assuma le redini delle attività assicurative nella nostra regione. Un’altra possibilità è rappresentata dal proseguimento della collaborazione attuale. Infine, si potrebbe decidere di cedere la joint venture a terzi, ma personalmente credo che questa sia l’alternativa meno probabile”. Ma in effetti, parole di Kellner, l’ipotesi della scissione dell’intesa a fine 2014 “è una possibilità che ci aspettiamo e che siamo psicologicamente pronti a accettare”. A fare la differenza, dunque, sarà la valutazione della buonuscita e Kellner sa di poter contare sulla volontà di Generali di acquisire in toto la società dedicata ai mercati dell’Est europeo. La materia del contendere sarà il prezzo, posto che la clausola di way-out con annesso assegno di (almeno) 2,5 miliardi di euro per Kellner, fu definita prima della Grande crisi
il Giornale
Parte la marcia di avvicinamento alla fusione di Fiat con Chrysler. E, allo stesso tempo, potrebbe iniziare l'operazione di reverse merger che porterebbe le azioni di Fiat Industrial a essere assorbite da Cnh, quotando la società solo sul mercato americano. Passo fondamentale è l'annunciata semplificazione della struttura azionaria che si concretizzerà la prossima settimana. Lunedì prossimo, infatti, avverrà la conversione obbligatoria di tutte le 103.292.310 azioni Fiat privilegiate e le 79.912.800 azioni Fiat di risparmio in 157.722.163 azioni Fiat ordinarie
La Stampa
Choc per i dipendenti di Opel in Germania. Dal 2015 la Astra, il modello più importante del marchio, non verrà più costruita nello stabilimento principale della casa automobilistica tedesca, a Rüsselsheim, in Assia, bensì sarà assemblata interamente all’estero. La produzione della prossima generazione verrà concentrata a Ellesmere Port, in Gran Bretagna, e a Gliwice, in Polonia, per risparmiare sui costi. La decisione della casa-madre di Opel, General Motors, ha mandato in collera i sindacati tedeschi, che accusano General Motors (Gm) di mettere gli uni contro gli altri i rappresentanti dei lavoratori delle singole fabbriche europee
AFFARI PERSONALI
Corriere della Sera
Nessuna tassa è bella. Ma se ce n'è una che nasce male, con proprio tutte le caratteristiche per farsi odiare, è la nuova Imu. I sindaci, che sono pronti a manifestare in piazza a Venezia il 24 maggio, non hanno dubbi. L'Imu, dicono, è una tassa che non ha niente a che vedere con la finanza locale, visto che serve solo per ridurre il deficit, mentre ai Comuni rischiano di arrivare addirittura 2,5 miliardi in meno rispetto a quanto incassavano con la vecchia Ici. Oltre che poco trasparente, insistono i sindaci, l'Imu è pure una tassa ingiusta, perché colpirà più duramente i Comuni che fin qui hanno fatto i salti mortali per tenere bassa l'Ici o quelli che applicavano delle agevolazioni, che ora dovrebbero essere finanziate una seconda volta. E, soprattutto, sarà una tassa salatissima per i cittadini.
Corriere della Sera
Tre portafogli da valutare, alla prova degli ultimi incerti cinque mesi. E una ricetta nuova. Per scommettere con molta pazienza - l’orizzonte consigliato è di tre-quattro anni - su un possibile Rinascimento dell’euro. Cinque mesi fa, subito dopo i giorni più neri della moneta unica, CorrierEconomia aveva proposto ai lettori tre mix costruiti dagli esperti di Advise Only per inseguire i possibili scenari che aspettavano la moneta unica. Oggi, di fronte ai cambiamenti politici in alcuni paesi chiave e alla pressante richiesta di crescita che viene da più parti, oltre ad offrire una riflessione sui tre panieri strategici, ecco la proposta di un portafoglio che contiene le speranze a lungo termine di ripresa casalinga e di tenuta dei campioni Emergenti oltre che degli Usa
La Stampa
Per tre anni di fila, dal 2009 al 2011, la Borsa di Hong Kong è stata la prima per Ipo, le quo- tazioni di matricole, raccogliendo 138,7 miliardi di dollari da investitori da tutto il mondo. Ora la leadership della piazza asiatica, però, sta vacillando. Da un lato è minacciata dalla ripresa di Wall Street, che è risalita al secondo posto nel 2011 dopo essere stata terza per il 2010 e il 2009, e che nell’anno in corso si gioverà del lancio di Facebook, la cui quotazione è prevista per il 18 maggio. Dall’altro, l’attrazione di Hong Kong è minata dalla performance media dei titoli che ha offerto al pubblico nei tre anni scorsi: dal gennaio del 2009, infatti, la media delle matricole è sotto del 13%. Se si considerano le 127 società che hanno rastrellato oltre 100 milioni ognuna, ha riportato la sezione Money & Investing del Wall Street Journal il 30 aprile citando dati FactSet, il 72% sono scambiate ora ad un livello inferiore a quello di partenza, e il 69% hanno fatto peggio dell’Hang Seng Index, l’indice generale della borsa di Hong Kong

Articolo originale in due parti:
Apri prima parte
Apri seconda parte
Morningstar
Regole. Per qualcuno sono troppe in finanza, per qualcun altro troppo poche. Il caso di JP Morgan Chase, la banca americana che ha annunciato pesanti perdite nel trading di derivati creditizi, ha riacceso il dibattito sulla necessità di norme più stringenti. Il presidente della Consob, l’autorità di vigilanza italiana, Giuseppe Vegas, ha ricordato nella sua Relazione annuale come l’innovazione finanziaria faccia emergere nuove fonti di rischio, non sempre governabili dalle autorità di vigilanza. Inoltre, la globalizzazione rende sempre più difficile definire norme ed esercitare controlli.
La Stampa
Le tariffe Rc Auto sono tra i crucci delle famiglie alle prese con i conti di fine anno. Gli occhi di chi ha l’au- to sono sempre puntati sulle occasioni di risparmio. Numeri decisamente contra- stanti arrivano però dalle analisi più re- centi. Secondo uno studio appena diffu- so da SuperMoney, portale per il con- fronto dei preventivi delle assicurazioni auto. La rilevazione evidenzia come i cit- tadini del Sud, alla guida, sono più vir- tuosi dei guidatori del Nord, eppure con- tinuano a pagare tariffe Rc Auto ben più salate. Stando ai dati, negli ultimi 5 anni i guidatori residenti al Sud hanno fatto meno incidenti di quelli del Nord e Cen- tro ma continuano a sostenere costi assi- curativi ben più onerosi.

Articolo originale in due parti:
Apri prima parte
Apri seconda parte
La Stampa
Al libro nero del risparmio tradito si aggiunge il capitolo Grecia. Il Paese è andato in- contro a una bancarotta controllata e scambia i suoi bond con altri che valgono solo una frazione dell’investimento iniziale. In Italia sono coin- volte 70 mila famiglie con 1,2 miliardi di euro (teorici, in gran parte sfumati). I risparmiatori taglieggiati sono furiosi e molti di loro vorrebbe- ro fare causa, ma a chi? L’avvocato Angelo Castelli di Formia, massimo esper- to di tutela del risparmio in Italia e vincitore di 202 cause per Cirio, Parmalat, Argenti- na e Lehman (con 86 milioni di euro recuperati) adesso sta avviando le prime azioni legali sul crac di Atene a tutela di 4 clienti per un totale di un milione di euro. A parere di Castelli l’unica strada praticabile per recuperare i soldi è quella seguita nei casi precedenti
INCHIESTE
La Stampa
«Basta girare un interruttore». Un gestore di fondi basato a Londra, con asset in gestione per circa 10 miliardi di euro sull’azionario europeo, sintetizza così come la City si stia preparando da tempo allo «scenario peggiore»: il breakup dell’euro, la fine della moneta unica. La chiacchierata si svolge in uno dei tanti pub intorno a Liverpool Street, dopo le sei strapieni di ragazzi in abito grigio con una pinta di birra in mano appena usciti dal loro ufficio nel vecchio cuore finanziario della città. Il nostro interlocutore spiega come la più importante piazza finanziaria del mondo, Londra appunto, viva queste giornate di tensione sull’eurozona. Nella fase più acuta della crisi - dice -, tra novembre e inizio dicembre, grandi gruppi come Fidelity - il più grande gestore di fondi del mondo, con oltre 1600 miliardi di asset in gestione banche come Deutsche Bank o gruppi assicurativi come Axa hanno «rispolverato» i vecchi sistemi di trading pre-euro e hanno iniziato a fare test. Ipotizzando che da un giorno all’altro la tedesca Bayer torni ad essere scambiata in marchi, la francese Bnp Paribas in franchi e le italiane Eni o Enel in lire. Con un sistema di cambi fissi, come nella fase che ha preceduto l’introduzione della moneta unica
Il Foglio — Ugo Bertone
L’avvoltoio è già ripartito dai cieli di Atene. Ma tornerà presto. Il 90 per cento dei capitali, 436 milioni di euro, che la Repubblica greca ha rimborsato due giorni fa per evitare la bancarotta è finito nelle mani di uno dei più spietati e abili “fondi avvoltoio” (vulture funds) che s’aggirano a caccia di prede, per lo più stati sovrani: il Dart Management, finanziaria ultra segreta che ha la sua base nelle isole Cayman, paradiso fiscale che ospita questo diavolo dei capitali che oggi, tra i pochi, ha motivo di festeggiare su quel che resta della Grecia. Ad aprile tutti i detentori di bond greci hanno dovuto accettare un taglio del valore dei titoli che avevano in mano, fatta eccezione per un manipolo di hedge fund testardi. Tra questi c’era Dart che, pochi mesi fa ha fatto incetta di titoli greci emessi a Londra sotto le leggi della City (perciò immuni dal taglio volontario degli interessi concordati a Bruxelles) a meno del 70 per cento del valore nominale. Ma il ministero delle Finanza di Atene, nel momento di massima debolezza politica, martedì ha dovuto versare l’intero importo nominale. Insomma, i gestori di Dart hanno intascato più di 120 milioni di profitti nel giro di pochi mesi, solo l’antipasto dell’abbuffata futura: almeno 6 miliardi dei 7,6 miliardi
Il Sole 24 Ore
Se giriamo all'indietro la bobina della storia, possiamo individuare quali Paesi si sarebbero seduti a un immaginario tavolo del G-8 all'inizio dell'età moderna (l'epoca delle grandi scoperte geografiche) e nei due secoli che hanno preceduto la rivoluzione industriale: il 1512, cinquecento anni fa, è ovviamente una data simbolica. Quando Vasco de Gama, avendo circumnavigato l'Africa, gettò l'ancora a Calicut sulla costa sud-occidentale dell'India nel maggio 1498, gli europei non avrebbero mai immaginato che il loro continente avrebbe poi dominato gran parte del mondo. A quell'epoca Cina e India contribuivano per quasi la metà della popolazione e del reddito mondiale, come si può vedere dai calcoli - pur approssimativi – elaborati per conto del Development Centre dell'Ocse da Angus Maddison (scomparso nel 2010). Alcuni economisti giudicano "numeri in libertà" le stime sul Pil mondiale dalla nascita di Cristo ai giorni nostri fatte da Maddison, ma se il riferimento va dal 1500 in poi, i dati e i confronti diventano più credibili, almeno come ordine di grandezza. Nel G-8 dell'epoca l'Italia, con 10,5 milioni di abitanti, era nettamente in testa quanto a reddito pro capite: Maddison ha stimato 1.100 dollari annui, calcolati a prezzi costanti del 1990 (valore che sarebbe da moltiplicare per 1,8 a prezzi correnti del dollaro 2012). Dopo la pace di Lodi del 1454, che segue di un anno il trauma della caduta di Costantinopoli a opera dei turchi, la nostra penisola vive una prolungata fase di prospera stabilità. È il momento in cui Venezia, per citare Fernand Braudel, si pone al centro dell'economia dell'Occidente e le navi costruite nel suo arsenale solcano l'intero Mediterraneo, facendo della Serenissima la città più ricca della cristianità
Il Sole 24 Ore (su Dagospia)
Scattano le prime denunce degli investitori contro Jp Morgan e il suo amministratore delegato Jamie Dimon per la debacle sui derivati. Due soci della banca hanno accusato la banca di aver ingannato gli azionisti sull'entità dei rischi corsi nel trading, che hanno scavato perdite per oltre due miliardi in due settimane. Al centro del ricorso per danni è anzitutto la conference call del 13 aprile sul bilancio del primo trimestre quando Dimon aveva minimizzato i sospetti di eccessive scommesse. Le denunce dovrebbero procedere di pari passo con le inchieste delle autorità, Sec e Fbi, che esaminano possibili irregolarità finanziarie e nella comunicazione al mercato. Sviluppi nelle indagini potranno condizionare l'esito delle battaglie legali dei soci, tra i quali il fondo Saratoga Advantage che ha proposto un'azione collettiva a nome di tutti gli azionisti nel periodo tra il 13 aprile e il 10 maggio
IL Giornale
Se lo Stato non paga i suoi debiti, almeno in parte, molte piccole imprese non avranno i soldi per far fronte alle tasse di giugno e luglio. Altre si ritroveranno in gravissime difficoltà, e più d’una dovrà chiudere. È questo lo scenario da incubo che si prospetta per i prossimi mesi, se tarderanno ancora i decreti che dovrebbero incominciare a sbloccare, seppure per vie traverse, i pagamenti arretrati della Pubblica amministrazione. Alla fine del 2011, Stato centrale, Regioni, Servizio sanitario nazionale, Enti locali dovevano insieme circa 70 miliardi di euro al sistema delle imprese. In questi ultimi mesi la cifra è lievitata. Si parla di 80 miliardi, forse più, anche se non esiste una stima ufficiale. Nel solo comparto delle costruzioni siamo vicini a 20 miliardi, e i pagamenti arrivano anche dopo due anni d’attesa. Nel 2011 sono fallite 2.770 imprese del settore e l’Associazione costruttori minaccia il ricorso ai decreti ingiuntivi.
COMMENTI
La Stampa — Stefano Lepri
Ormai ce lo sanno dire tutti. Tutto il mondo sa che cosa l’area euro dovrebbe fare per uscire da questa nuova stretta. Consigli analoghi vengono dal Presidente degli Stati Uniti, dal Primo ministro britannico, dal Fmi; manca solo che ci si metta anche la Cina. Nelle ultime ore qualcosa sembra muoversi, in Germania. Ma non c’è più tempo per caute correzioni di rotta. Il momento per decidere è ora. Non è un tracollo dell’euro quello che rischiamo, questo no. L’unione monetaria sopravvivrà; ma dalle scelte che si faranno nei prossimi giorni dipende se al risultato ci arriveremo con affanno e a costi elevati, spinti dall’urgenza di elevare barriere contro un crack della Grecia, o se lo otterremo prima, senza passare per questo trauma, evitando la scia di risentimenti che ci imprimerebbe nella memoria. Speriamo che non sia già troppo tardi per arrestare la frana. Forse è esagerato il timore che ad affossare la Grecia siano già prima delle nuove elezioni i greci stessi.
la voce — Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Il principale difetto della riforma Brunetta era il rilievo assoluto dato alla valutazione individuale, con fasce di valutazione definite per legge e deresponsabilizzazione della dirigenza. Il ministro Patroni Griffi rinnega quella proposta, ma sembra voler distanziare quanto più possibile il pubblico impiego dalla nuova normativa del settore privato, per esempio nella disciplina dei licenziamenti. Un impiego pubblico più efficiente deve invece basarsi su un sistema premiale, con obiettivi chiari e misurabili, nel quale ciascuno si assume le proprie responsabilità. A partire dal ministro
la voce — Fausto Panunzi
Nella sua relazione annuale, il presidente Consob ha dato molte informazioni. Per esempio, ha confermato che nel nostro paese la Borsa è un canale sempre meno efficace per convogliare il risparmio delle famiglie verso le imprese. Eppure, l'attenzione di tutti si è concentrata sulla parte dedicata allo spread. Ma la democrazia non c'entra, l'indicatore riflette i timori degli investitori. E per l'Italia i rischi sono legati al livello eccessivo di debito pubblico: oggi paghiamo il conto di scelte passate. Perché il vincolo di bilancio non si può eludere
INTERNAZIONALE
The Wall Street Journal
The Spanish government moved on Thursday to quell fears of massive deposit withdrawals in Bankia SA BKIA.MC -14.08% as its shares were pummeled by an unconfirmed local newspaper report that depositors were taking out their savings. "It's not true that there's a deposit flight," Deputy Finance Minister Fernando Jiménez Latorre told a news conference to discuss the country's economic outlook. He also dismissed the notion that the Spanish banking sector could face big deposit withdrawals. "Depositors are safer now than they were a couple of weeks ago," he said. The government said on May 9 that it would rescue Bankia by taking a large stake in the company.
The Wall Street Journal
European stocks fell Thursday as worries about Greece's woes and the Spanish banking sector roiled markets. The Stoxx Europe 600 index closed down 1.1% at 241.63. The U.K.'s FTSE 100, Germany's DAX and France's CAC-40 slid 1.2% to 5338.38, 6308.96 and 3011.99, respectively. Banks suffered the brunt of the selling, with the Stoxx Europe 600 index for the sector down 2.4% on the day. In Europe's periphery, Italy's FTSE MIB closed off 1.5% at 13,089.26 and Greece's ASE dropped 3.4% to 536.49. Meanwhile, fears that Greece's troubles might spill over to its neighbors continued to cast a cloud over trading
Der Spiegel (versione inglese)
The journalists' visit to the Paris-based headquarters of French automaker Renault kicked off in a very French way: with an almost two-hour lunch. It was naturally not a simple affair in the company cafeteria. The meal at the nearby Cap Sequin restaurant boasted three artery-clogging courses, a bottle of white wine and a wonderful view of the Seine River followed by coffee and chocolates. At about half past two, it was finally time to get back to work, though it was somehow difficult to do so. For decades, France's economy has violated established laws of economics and not just because of the cholesterol-packed lunches. There's also the fact that France is the world leader in terms of vacation days, has a nationwide 35-hour work week and allows its citizens to retire at 65, two years earlier than in Germany. On top of that, France has strict regulations regarding employee termination and a swollen public sector. Nearly 57 percent of France's economic performance flows through state hands. That figure is about 10 percent higher than in Germany and a record level among industrialized nations.
The Wall Street Journal
J.P. Morgan Chase & Co. Chairman and Chief Executive Officer James Dimon had just committed the most expensive blunder of his 30-year career, failing to detect the risk of trades that had begun to generate huge losses at the bank. On April 30, associates who were gathered in a conference room handed Mr. Dimon summaries and analyses of the losses. But there were no details about the trades themselves. "I want to see the positions!" he barked, throwing down the papers, according to attendees. "Now! I want to see everything!" When Mr. Dimon saw the numbers, these people say, he ... (abbonamento)
The Economist
AS THIS newspaper went to press, Facebook was about to become a public company. It will be one of the biggest stockmarket flotations ever: the social-networking giant expects investors to value it at $100 billion or so. The news raises several questions, from “Is it worth that much?” to “What will it do next?” But the most intriguing question is what Facebook’s flotation tells us about the state of the public company itself. At first glance, all is well. The public company was invented in the mid-19th century to provide the giants of the industrial age with capital. That Facebook is joining Microsoft and Google on the stockmarket suggests that public listings are performing the same miracle for the internet age. Not every 19th-century invention has weathered so well.
TECNOLOGIA
Corriere della Sera
Facebook sbarca in Borsa a 38 dollari per azione: il social network di Mark Zuckerberg vale 104 miliardi di dollari e rappresenta la maggiore offerta di una società del settore internet nella storia di Wall Street. STOP A NUOVI RITOCCHI - Il prezzo definitivo è stato annunciato dopo la chiusura della Borsa e dopo che la società aveva ritoccato all'insù sia l'offerta iniziale (da 28-35 a 34-38 dollari per azione) sia il numero di titoli in vendita (da 337,4 a 421,2 milioni)
Wired
Sapete che si possono scorrere le migliaia di immagini postate ogni giorno su Facebook a tutto schermo? Che si possono ricevere o rifiutare gli aggiornamenti di alcuni amici o di alune pagine? Che non è difficile creare un Gruppo segreto? E soprattutto, siete a conoscenza di avere un controllo quasi totale sulle tag che i vostri amici si divertono ad aggiungere a foto che vi ritraggono in momenti e/o pose a dir poco improbabili? Ecco dieci semplici ed efficaci consigli con cui potrete migliorare la vostra esperienza social sul network che raggiungerà a breva il miliardo di utenti.
l'Espresso
Agenzie private di 'cybersorveglianza'. Anche italiane. Spesso al servizio delle peggiori dittature. Capaci di entrare nei nostri computer e nelle nostre mail. Ecco quali sono. E come lavorano
l'Espresso
Il business dei sistemi di controllo vede impegnate diverse società italiane. Tra queste la Ips, branca del Resi Group di Aprilia. Il prodotto di punta dell'azienda si chiama Genesi Monitoring Center. Strumento capace di tenere sotto controllo un ingente numero di informazioni. La peculiarità sta nell'essere in grado di focalizzare il sistema su un'unica persona attraverso l'intercettazione di molteplici canali: voce, fax e Internet.
Corriere della Sera
«Ho pagato - racconta a Corriere.it - 20 dollari per ottenere 50mila follower su Twitter e 30 dollari per avere 6mila like sulla mia pagina Facebook». Numeri che fanno comodo ai grandi marchi, a piccole realtà che tentano di emergere, a uomini politici alla ricerca di consensi o, semplicemente, a singoli internauti interessati a pompare il proprio ego digitale. All'interno dei pacchetti di proseliti, spiega Calzolari, ci sono due categorie di utenti: «Quelli finti, creati da un bot (programma che genera automaticamente profili falsi, ndr), e quelli veri e iscritti a portali che propongono l'affiliazione come moneta di scambio». Su Letusfollow.com e Growfollowers.com, parliamo del secondo caso, chi mette a disposizione il suo profilo può acquisire punti utili a loro volta alla conquista di un seguito degno di nota
la Repubblica
Saranno quattro anni vissuti ad altissima velocità quelli che vedranno il definitivo decollo della Ott Tv di qui al 2015. La sigla, con cui tutti dovremo imparare a familiarizzare, significa Over the Top Tv e indica il mercato dei contenuti video distribuiti via internet. Non semplici clip di pochi minuti, di scarsa qualità e visibili solo nei riquadri di un piccolo schermo da pc o su una tavoletta ma «televisione» nel senso più compiuto del termine. Programmi lunghi, fiction, film, serie tv, documentari, news, sport ma con una qualità tale da poter essere visti anche sul primo televisore di ogni casa, quello del soggiorno, oramai non meno di 32 pollici. «In tutta l’Europa occidentale questo mercato a fine 2012 avrà totalizzato ricavi per 514 milioni di euro - è la stima di Augusto Preta, ceo di It Media Consulting, che ha appena concluso e pubblicato un report titolato “The Internet Era of Tv”
Wired
Cambi al vertice nel settore home video. Entra di gran carriera al primo posto, è una bestia di 40 pollici e viene dal Giappone. È il KDL-40HX855, nuova tv targata Sony che punta sulla qualità video grazie al nuovo processore ma gode anche di audio potenziato e servizi internet all'avanguardia. Sotto di lui giace quieto lo Sharp LC70LE838E, mostro da 70 pollici (e 4 mila euro) con tecnologia Quattron che aggiunge il giallo ai colori primari e offre anche il 3D. Il bello è che nonostante le dimensioni il consumo è ridotto, tanto da meritarsi la classe A+. La prima novità di maggio invece entra al quarto piazzamento con un altro made in japan, il Toshiba REGZA 42YL863 90, Edge Led in 3D ad alto contenuto tecnologico che converte i contenuti 2D in tre dimensioni e si avvale del local dimming per migliorare il contrasto. I maniaci della forma devono sapere che il suo bel design è firmato da Marc Jacobs, che gioca con linee geometriche e finiture argento
Technology review
Consultant Deborah Lovich could be accomplishing the management feat of the mobile era. She's convinced hundreds of agile-thumbed, on-at-all-hours colleagues to put down their smart phones and stop working or checking e-mail all evening long. True, the break happens only once a week. But Boston Consulting Group's "predictable time off" experiment has been a hit. Since it was widely introduced in 2009, more than 900 internal teams have taken part, and the program has become standard practice at most BCG offices in North America and Europe.
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1) 2010: inflazione, tassi, mutui, casa... Cosa prevedono i Sapientoni della Terra

Ecco come sarà questo nuovo anno, per il mondo e per l'Italia, secondo gli analisti di Bce, Bank of England, Deutsche Bank, Black Rock, Morgan Stanley, Crédit Agricole, UBS, Merrill Lynch, Nomura, Axa, UBP... Tra il cauto ottimismo di molti e il pacato pessimismo di tanti, un fatto è certo: sarà un anno "fragile". Queste sono le ragioni e per questo è meglio che noi...

2) Risparmi: ora c’è la terza via (Aggiornato)

Conti correnti. Conti di deposito. E, ultimi arrivati, i Time Deposit, quelli collegati al conto tradizionale, che aprono una nuova opportunità di gestione della liquidità. Poste Italiane, con gran sorpresa, si è avventurata per la prima volta nel mercato con il nuovissimo Opzione 3,50%. Barclays Bank ha rimodellato il prodotto a catalogo già da un po’. Banco Popolare ha annunciato che presto entrerà nel mercato. E… Ecco come funzionano. E quanto offrono

3) Conti di deposito. Cronaca di un assassinio

Nel 2011 erano il prodotto di risparmio preferito, l’approdo dalla fuga dai fondi comuni e dalla crisi dei conti correnti. Poi è arrivata l’imposta di bollo proporzionale. E per i conti di deposito potrebbe essere l’inizio della fine. Perché crolla il rendimento. E non solo. Perchè mutano le abitudini del risparmiatore, che si era abituato a cambiare conto per cogliere le migliori opportunità e ad avere più banche, anche senza giacenze. Ecco tutte le cifre della crisi. E cosa stanno facendo le banche. Molte, ad esempio, lanciano prodotti alternativi, molto simili ai depositi, ma senza bolli. Altre invece … E intanto continuano le ultime promozioni da cogliere al volo

4) ETF ed ETC: i fondi che tutti vogliono. Senza segreti

5) OfMigliorPrepagata 2012: i vincitori

6) L’evoluzione del Prestito e dell’E-commerce. Raccontata da Compass

7) Fondi socialmente responsabili: Lehman, Bear Stearns e gli altri fuori

8) Stop ai fondi tossici, crescono quelli sani

9) È francese. Fa i prestiti al 5%. Invece che al 9

10) Conti e prestiti per gli over 60


1) Conti di deposito. Cronaca di un assassinio

Nel 2011 erano il prodotto di risparmio preferito, l’approdo dalla fuga dai fondi comuni e dalla crisi dei conti correnti. Poi è arrivata l’imposta di bollo proporzionale. E per i conti di deposito potrebbe essere l’inizio della fine. Perché crolla il rendimento. E non solo. Perchè mutano le abitudini del risparmiatore, che si era abituato a cambiare conto per cogliere le migliori opportunità e ad avere più banche, anche senza giacenze. Ecco tutte le cifre della crisi. E cosa stanno facendo le banche. Molte, ad esempio, lanciano prodotti alternativi, molto simili ai depositi, ma senza bolli. Altre invece … E intanto continuano le ultime promozioni da cogliere al volo

2) 2010: inflazione, tassi, mutui, casa... Cosa prevedono i Sapientoni della Terra

Ecco come sarà questo nuovo anno, per il mondo e per l'Italia, secondo gli analisti di Bce, Bank of England, Deutsche Bank, Black Rock, Morgan Stanley, Crédit Agricole, UBS, Merrill Lynch, Nomura, Axa, UBP... Tra il cauto ottimismo di molti e il pacato pessimismo di tanti, un fatto è certo: sarà un anno "fragile". Queste sono le ragioni e per questo è meglio che noi...

3) Stop ai fondi tossici, crescono quelli sani

I fondi etici non sono tutti uguali ma, mediamente, hanno performato meglio rispetto ai fondi comuni tradizionali. È quanto emerge dal Secondo Rapporto sui Fondi Etici in Italia, che classifica i migliori prodotti d’investimento socialmente responsabili in Italia ed include un’analisi sulle performance dei fondi realizzata in collaborazione con Morningstar.

4) ETF ed ETC: i fondi che tutti vogliono. Senza segreti

5) Gli investimenti buoni portano buoni rendimenti

6) OfMigliorPrepagata 2012: i vincitori

7) Risparmi: ora c’è la terza via (Aggiornato)

8) Fondi socialmente responsabili: Lehman, Bear Stearns e gli altri fuori

9) L’evoluzione del Prestito e dell’E-commerce. Raccontata da Compass

10) MICROSOFT & IL DENARO DEL FUTURO

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