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USCITA DI VENERDì 23 GIUGNO 2017
COVER STORY
Il Sole 24 Ore
Dopo che Intesa Sanpaolo ha scandito le condizioni per rilevare le due ex popolari venete, la palla è passata e per ora rimane nel campo del Tesoro. Che formalmente non le ha ancora accettate: ieri, concordano le fonti di entrambe le parti (e di Bankitalia, molto attiva nella partita), è stata una giornata di lavoro dedicata ad avvicinare domanda e offerta. Le richieste formulate da Ca’ de Sass nella proposta consegnata a Rothschild sono anche scritte in una delibera approvata dal cda, ma evidentemente un minimo di spazio di manovra c’è e si intende sfruttarlo prima di approvare un decreto che in bozza sarebbe già pronto. Il cantiere dunque non è chiuso ma procede, anche perché di mezzo ci sono più attori (e richieste) da far accordare. Bruxelles da una parte, che chiede la minimizzazione dell’intervento pubblico. La Dg Competition, in particolare, intende verificare tutti i passaggi dell’operazione cosicchè il cosidetto “aiuto alla liquidazione” dello Stato sia compatibile con i trattati europei. Dall’altro lato c’è la Bce, che invece ha a cuore la stabilità del sistema, e pretende adeguate coperture. Tema sensibile per Francoforte è quello dell’adeguatezza patrimoniale: le attività in via di cessione non dovranno impattare negativamente sul patrimonio dell’acquirente. Così del resto si spiega la stessa attenzione di Intesa sul tema. In mezzo ci sono il Mef e Banca d’Italia, che devono cercare di trovare la quadra tra le richieste della banca e il fronte europeo
Milano Finanza
È atteso a giorni il provvedimento del governo per varare il piano di salvataggio della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. La misura sarà contenuta in un decreto ad hoc o in un emendamento al provvedimento emanato venerdì scorso per il bond subordinato di Montebelluna. A seguire sarà disposta la liquidazione coatta delle due banche con la nomina dei commissari, una mossa che determinerà automaticamente la decadenza degli attuali consigli di amministrazione. Spetterà infatti ai commissari la scissione degli asset in good bank e bad bank e la successiva cessione della good bank a Intesa Sanpaolo . Più incerto risulta invece il destino della bad bank che, secondo le intenzioni del governo, potrebbe essere finanziata con risorse pubbliche per un importo fino a cinque miliardi. "Speriamo che tutto venga deciso questo fine settimana. Vediamo. E' tutto regolamentato. In questi giorni chiederemo istruzioni", ha detto all'agenzia Reuters il presidente della banca vicentina, Gianni Mion, a margine dell'assemblea di Space3 .
La Stampa
Un fatto è certo: l’intervento pubblico per le due banche venete sarà in ogni caso meno costoso del loro fallimento, ma probabilmente varrà più di quanto il Tesoro aveva preventivato con il piano A, la «ricapitalizzazione precauzionale» che puntava a salvare l’integrità delle imprese. Quattro miliardi di euro è quanto servirà per consentire a Intesa Sanpaolo di comprare la parte buona dei due istituti a un euro. La banca milanese chiede infatti che i crediti in bonis assorbiti dalla banca comprendano anche gli accantonamenti per i rischi (Rwa, risk weighted asset) previsti dai regolatori: secondo i modelli di Intesa, si tratta di circa due miliardi di euro. Due miliardi e mezzo è il costo per la gestione degli esuberi su base volontaria, ma su questa cifra è in atto una trattativa serrata - a quanto risulta «costruttiva» - fra i tecnici del Tesoro e della banca per abbassare la cifra. Quattromila sono le uscite già previste per Veneto Banca e Vicenza, anche se la proposta di Intesa è più articolata: prevede un contributo al fondo esuberi del sistema bancario, modulato su uno «scivolo» di sette anni anziché gli attuali cinque, aperto su base volontaria anche ai dipendenti di Intesa. A questi costi vanno aggiunti quelli per la bad bank: almeno 4,5 miliardi per aumentare le coperture di sofferenze e inadempienze probabili dei due istituti, portandole più vicine alla valutazione «di mercato». Portare la copertura delle sofferenze all’80 per cento e quelle delle inadempienze al 60 costa 4,5 miliardi in totale. Ancora: c’è la copertura dei crediti in bonis ma con un basso rating che Intesa non vuole acquistare: sono circa cinque miliardi che ipotizzando una copertura al 25 per cento richiedono almeno 1,2 miliardi. Infine c’è da aggiungere tutte le svalutazione da effettuare sulle voci del bilancio. Si arriva così ad un totale di 12-13 miliardi. Da questa cifra vanno però dedotti il patrimonio e i titoli subordinati: erano cinque miliardi al 31 dicembre, ma mentre le obbligazioni subordinate sono ancora contabilizzate per 1,2 miliardi, il patrimonio si è ridotto. In totale sono quattro miliardi, che sottratti al totale valgono un intervento statale fra gli otto e i nove.
Il Sole 24 Ore
L'attuale gestione della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca è ormai vicina alla conclusione. Tanto che il cda della Popolare di Vicenza, in calendario martedì a Milano, potrebbe essere, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, l'ultimo prima della decadenza in virtù del passaggio di consegne ai commissari liquidatori la cui nomina viene considerata possibile nei prossimi giorni. Per quanto riguarda Veneto Banca, al momento la prima riunione del cda in calendario e' fissata per la prima settimana di luglio, ma è verosimile che possa anch'essa essere anticipata all'inizio della prossima settimana. Per la liquidazione della banca, alternativa alla risoluzione, si applica la legislazione nazionale. È il testo unico bancario a prevedere che il ministro dell'Economia, su proposta di via Nazionale, disponga con decreto la liquidazione. Alla Banca d'Italia spetta la nomina dei commissari liquidatori e di un Comitato di sorveglianza.
Il Sole 24 Ore — Marco Ferrando
C’è un filo, neanche tanto sottile, che lega la partita delle due ex popolari venete con quella di Monte dei Paschi. E, nei fatti, appende il destino di Siena a quello di Vicenza e Montebelluna al punto che se dovesse fallire il piano di Intesa Sanpaolo anche Mps potrebbe ritrovarsi al punto di partenza. Il filo che lega le Banche Venete a Mps passa per i fondi Atlante, che nonostante i 3,5 miliardi investiti e ormai quasi persi sul capitale di Veneto e Vicenza da Atlante 1, rimane determinante con Atlante 2. Ecco perché: attualmente Atlante 2 è impegnato, con un'offerta non vincolante, sulla cartolarizzazione delle sofferenze delle due ex popolari, uno dei tasselli del vecchio piano che passava per la fusione e l'ingresso dello Stato; il piano ora pare tramontato, ma finché non viene formalizzato il passaggio allo schema a base di liquidazione e cessione a Intesa Sanpaolo l'impegno rimane, comprensivo dei circa 500 milioni che il fondo di Quaestio si era impegnato a investire nella cartolarizzazione
il Fatto Quotidiano — Paolo Fior
“Facciamo come la Spagna, ma con i soldi dei contribuenti”. Si potrebbe sintetizzare così, con una battuta, l’ultima uscita sulle banche venete per le quali non si parla ormai più né di ricapitalizzazione preventiva, né di “soluzione di sistema”, ma solo di un semplice tentativo di salvare la faccia facendo finta che un cavaliere bianco ci sia davvero – Intesa Sanpaolo – mentre a mettere i soldi per coprire i buchi saranno i cittadini. La tragedia di Popolare Vicenza e Veneto Banca rischia dunque di trasformarsi in farsa, anzi in una mascherata carnevalesca in cui Ca’ de Sass veste i panni del Santander, e i contribuenti quelli di Pantalone mentre il governo incrocia le dita e spera che lassù a Bruxelles qualcuno si muova a pietà e faccia passare un “bail out” (cioè un salvataggio con denaro pubblico) travestito da qualcos’altro. Del resto, dopo settimane di pressing sul sistema bancario raccogliendo solo “no” a volte neanche troppo cortesi, e dopo l’apertura di una sorta di “data room” nel tentativo estremo di trovare qualche compratore, al Tesoro non restava poi molto altro.
La Voce — Angelo Baglioni
Il 21 giugno potrebbe essere diventata una data storica per le due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, da tempo protagoniste di una tormentata vicenda in cerca di soluzione. In quel giorno Intesa Sanpaolo ha infatti deciso di andare in soccorso delle due banche, fornendo una via d’uscita a una storia che sembrava entrata in un vicolo cieco. Va detto subito che la disponibilità di Intesa è per un intervento che non costi nulla a Intesa medesima: ogni onere della complicata operazione di soccorso dovrà essere a carico dello stato italiano, oltre che degli azionisti e dei detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle due disastrate banche venete negli scorsi anni. Non a caso il governo aveva già sospeso, con un decreto urgente, il rimborso di un bond junior in scadenza proprio il 21 giugno: un chiaro segno di quanto stava per succedere. Cosa succederà alle due banche venete? Se l’operazione andrà in porto, esse verranno poste in liquidazione e spezzate in due parti. I prestiti deteriorati (cioè quelli a soggetti insolventi o in ritardo nei pagamenti) e quelli non ancora a tale stadio ma giudicati ad alto rischio, insieme alle obbligazioni subordinate già emesse, saranno trasferiti ad una sorta di bad bank, cioè un veicolo che dovrà gestire queste situazioni problematiche e cercare di ricavarne quanto possibile
ECONOMIA & FINANZA
Milano Finanza
Oggi vertice a Milano tra gli advisor Mediobanca e Lazard e i professionisti di Quaestio sgr. Il fondo dovrebbe sottoscrivere tutta la tranche junior per circa 1,5 miliardi, mentre Fortress e Elliott restano fuori. Ultimi ritocchi la settimana prossima. Atlante 2 mette definitivamente in sicurezza la cartolarizzazione di Mps a meno di una settimana dalla scadenza dell’esclusiva e dalla presentazione del piano industriale. Oggi a Milano si sono riuniti i professionisti di Mediobanca, Lazard e Quaestio per definire lo schema dell’operazione da 26 miliardi e sarebbe stato raggiunto un accordo quasi definitivo. Atlante 2 dovrebbe sottoscrivere l’intera...[...]
Milano Finanza
Ottenute le necessarie autorizzazioni regolamentari e soddisfatte le condizioni sospensive per la realizzazione dell’acquisizione, Amundi è pronta a chiudere la partita per Pioneer Investments. L’acquisizione per un corrispettivo di 3,545 miliardi di euro, che consentirà al venditore Unicredit di incamerare una plusvalenza di 2,2 miliardi e un beneficio sul Cet1 di 78 punti base, sarà finalizzata il 3 luglio, in linea con le aspettative e con il closing Giordano Lombardo, ceo e group cio di Pioneer, lascerà il gruppo. L’operazione prevede 150 milioni di sinergie di costi e 30 milioni di sinergie in termini di ricavi, al termine di un processo di integrazione che sarà sviluppato nel corso dei prossimi due anni. «L’acquisizione di Pioneer è una tappa importante nell’attuazione della strategia di Amundi», ha commentato l’ad,Yves Perrier che prende in mano le redine dell’intero gruppo come ceo e presidente del comitato esecutivo. «Permette da un lato di consolidare la nostra posizione di leader europeo e, d’altra parte, di rafforzare l’offerta di prodotti e servizi rivolta ai nostri clienti. Il top management e i responsabili chiave sono stati identificati. Amundi è quindi pronta a fare dell’integrazione di Pioneer un acceleratore del proprio sviluppo, a vantaggio dei propri clienti, dipendenti e azionisti».
Il Sole 24 Ore
Stante la situazione particolarmente delicata Consob ha deciso di seguire “in presa diretta” la vicenda di Banca Carige. La Commissione, sulla scorta dell’articolo 115 del Testo unico della Finanza, ha chiesto di aver accesso a tutti gli atti e i documenti legati agli ultimi consigli di amministrazione dell’istituto. Quelli, in particolare, che hanno determinato l’imprevista svolta al vertice. Nel dettaglio, Consob ha “reclamato” il verbale del board e le lettere di dimissioni presentate dai consiglieri Claudio Calabi, Alberto Mocchi e Maurizia Squinzi. Lo stesso ha fatto anche la Bce. E sul tavolo della Vigilanza e della Commissione sono dunque arrivate le missive dei tre membri del board. E tutte, come ha riferito Radiocor Plus, mettono in evidenza un punto preciso: si dichiarano in completo disaccordo con le modalità e le procedure utilizzate per togliere la guida all’ex amministratore delegato Guido Bastianini e in aggiunta sottolineano come più volte siano caduti nel vuoto gli appelli a una maggiore collaborazione stante la fase particolarmente critica che vive l’istituto
il Fatto Quotidiano
La procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio di 30 persone per l’inchiesta che ha coinvolto i vertici di Ubi dal 2009 al 2015. Fra loro ci sono i banchieri Giovanni Bazoli, Victor Massiah ed Emilio Zanetti accusati di aver ostacolato il lavoro delle autorità di vigilanza e di aver influenzato illecitamente le decisioni dell’assemblea. Secondo i magistrati, l’obiettivo era gestire l’istituto, determinando le nomine, attraverso un’intesa nascosta a Consob e a Bankitalia. Secondo quanto riferisce l’agenzia Reuters, il filone dell’inchiesta con l’ipotesi di reato di truffa a proposito dell’acquisto e poi la vendita di uno yacht da parte di Ubi Leasing a Giampiero Pesenti, è stato invece stralciato in previsione di una futura eventuale richiesta di archiviazione nei confronti di Pesenti e di altri otto indagati.
il Fatto Quotidiano
Una presunta truffa ai clienti a cui sono stati venduti diamanti per un valore di almeno 300 milioni di euro a prezzi gonfiati. E’ l’ipotesi di reato su cui indagano il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il pm Grazia Colacicco. Nell’ambito dell’inchiesta, la guardia di finanza nei giorni scorsi ha acquisito documenti negli uffici di cinque banche: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM e Popolare di Bari. Secondo fonti citate dall’agenzia Reuters, le Fiamme gialle hanno prelevato documenti e file dai computer degli istituti di credito. I broker di diamanti avrebbero utilizzato le banche italiane per vendere le pietre preziose. Della vicenda si era occupata l’anno scorso Report, raccontando come i principali promoter di diamanti avessero utilizzato valutazioni gonfiate per vendere i diamanti a prezzi fuori mercato ai clienti delle banche partner, proponendoli come un investimento sicuro e un bene rifugio. Ma per l’investitore rivendere il diamante è praticamente impossibile e l’unica strada è affidarsi a chi glielo ha venduto, pagando però una salata commissione.
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
Proseguono anche se a ritmo moderato gli acquisti sul secondario italiano. La forbice di rendimento tra Btp e Bund decennali, in calo ieri fino a 160,2 punti base, nuovo minimo da metà gennaio, riparte da quota 165 punti base. In un incontro con la stampa a Milano, il Chief Investment Officier di Pimco, Scott Mather, ha definito i Btp relativamente cari, precisando che il gestore è comunque pronto a tornare overweight sui governativi italiani in caso di discesa dei prezzi. In occasione del primo appuntamento con le aste di fine mese, martedì prossimo, 27 giugno, il ministro dell'Economia metterà a disposizione degli investitori fino a 3,5 miliardi di euro tra Ctz e Btp indicizzati: la terza tranche dello zero coupon 31 maggio 2019 per 2/2,5 miliardi insieme a 500 milioni/un miliardo dei BtpEi maggio 2022 e settembre 2026. Questa sera a mercato chiuso è atteso il comunicato relativo al collocamento di Bot semestrali di mercoledì 28, quando scadono 6,5 miliardi. L'attesa dell'ufficio studi Unicredit è che venga rinnovato esattamente l'importo in scadenza. Il dollaro è poco mosso con gli operatori cauti in attesa dei dati Usa della prossima settimana. Al momento il cambio euro/dollaro vale 1,1171 dopo aver chiuso ieri a 1,1150. Mentre il dollaro/yen viaggia a 111,275 da una chiusura a 111,32. A Piazza Affari l'indice Ftse Mib segna un -0,03% a 20.924 punti. In rialzo dello 0,13% a 15,87 euro Unicredit dopo che l'operazione di cessione di Pioneer ha ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari e sarà finalizzata il 3 luglio in linea con le aspettative. Invece la procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio di una trentina di persone in relazione all'inchiesta sui vertici di Ubi Banca (-0,16% a 3,68 euro). Fra gli indagati ci sono i banchieri Giovanni Bazoli, la figlia Francesca, l'ad Victor Massiah ed Emilio Zanetti, accusati fra l'altro di ostacolo alle autorità di vigilanza. In particolare secondo la procura la gestione della banca e le nomine dei vertici avveniva attraverso un'intesa non comunicata a Consob e Bankitalia. Quanto a Banca Carige (-1,18% a 0,1932 euro) la Consob ha chiesto di avere accesso a tutti gli atti e i documenti legali agli ultimi cda della banca, quelli in particolare che hanno determinato l'improvvisa svolta al vertice.
Il Sole 24 Ore
Per le Borse sono stati sette mesi e mezzo da incorniciare. Dal 7 novembre scorso, il giorno prima della sorprendente vittoria di Trump, i listini mondiali hanno ingranato la quarta un po’ dappertutto, inforcando gli occhiali rosa negli Stati Uniti (+14,3% lo S&P500), nel Vecchio Continente (+18,3% l’Eurostoxx 50) e in Giappone (+17,8% il Nikkei), senza dimenticare i Paesi emergenti. L’Italia poi oltre agli occhiali rosa ha indossato pure la maglia rosa, con il Ftse-Mib a quota +24,3% e il listino Star che sfiora addirittura guadagni del 40%. Merito del “reflation trade”, ovvero un colossale movimento al rialzo dei listini innescato dalle attese di un ritorno dell’inflazione e dalla grande rotazione degli investitori tra bond e azioni. La corsa delle Borse è stata accompagnata da un effettivo miglioramento dei dati macroeconomici mondiali, e all’inizio di quest’anno la maggior parte degli analisti prevedeva un recupero dell’inflazione e una crescita economica globale finalmente sincronizzata.
Morningstar
Su chi puntare tra i mercati sviluppati? Gli analisti di Morningstar dicono Europa. Il Vecchio continente è stato vittima del panico prodotto dalla crisi greca prima, dello stress finanziario delle banche della regione e, infine, dell’incertezze prodotta dal referendum sulla Brexit e dalle ultime tornate elettorali in Francia e nel Regno Unito. Il sell-off prodotto dal comportamento imitativo degli investitori ha condannato i listini europei a sottoperformare largamente gli indici azionari globali negli ultimi cinque anni (Figura 1) ma, dicono gli analisti, se guardiamo ai fondamentali dell’economia e alla crescita degli utili societari l’Europa è la regione che promette di realizzare il più alto rendimento del capitale nei prossimi dieci anni.
Morningstar
Ammesso che sia una virtù, la coerenza non sembra essere una caratteristica del mercato Usa. Almeno quando si parla di investimenti value e growth. Una teoria comunemente accettata dice che i primi sono una buona difesa nelle fasi di ribasso dei listini, mentre i secondi sono adatti per sfruttare i periodi di rally delle Borse. Ma è veramente così? “Abbiamo analizzato le ultime cinque fasi di mercato Toro e quelle Orso e il risultato ci ha stupito”, spiega Kevin McDevitt, analista di Morningstar che studia le strategie equity. “I titoli growth (raccolti nel Russell 3000 Growth Index) hanno battuto i value in tre delle ultime cinque correzioni. I value, invece, hanno superato i growth in tre delle ultime cinque fasi di rialzo, compresa quella in corso. Il risultato dell’equity si è trasferito anche ai fondi di investimento”.
Morningstar
La Federal Reserve ha alzato il costo del denaro a giugno. Anche alla luce di questo fatto, l’equity statunitense dovrebbe prendere fiato. L’Europa, invece, è all’inizio del ciclo di espansione degli utili. (video)
Il Sole 24 Ore
Da oggi debuttano a Piazza Affari 13 nuovi Etf. Sono quelli a marchio BnpParibas, l'asset manager che ha lanciato il suo primo fondo a gestione passiva nel lontano 1989 per poi entrare nel segmento degli Etf nel 2005. BNPP AM è stata tra i primi a lanciare Etf sul mercato immobiliare quotato e sugli indici MSCI Ex Controversial Weapons. In realtà, sul mercato italiano la casa era già arrivata ma poi nel 2010 aveva fatto un passo indietro delistando i suoi Etf. Oggi le condizioni sono cambiate: fondi pensione, assicurazioni, società di private banking o asset management, solo per citarne alcuni continuano ad usare gli Etf nei loro portafogl, oltre ovviamente alla clientela reatil. E l'Italia rappresenta uno dei mercati chiave per BNPP AM che mette in gioco l'ampia competenza trentennale nell'attività di index tracking e forte di oltre 17 miliardi di euro in gestioni indicizzate. La crescita italiana va di pari passo a quella europea. In Europa l'utilizzo di Etf è cresciuto in modo esponenziale: le masse sono cresciute del 20% annuo negli ultimi 10 anni (dati ETFGI ad aprile 2017). «
Milano Finanza
In attesa dei risultati del secondo trimestre 2017, gli analisti di Ubs hanno rivisto prezzi obiettivo e rating delle principali società europee di asset management. Elevati i rendimenti della cedola, che arrivano al 9% 1) Ashmore. Target price di 410 pence, che implica un potenziale di rialzo del 15%, con rating buy (comprare) per la società guidata da Mark Coombs. Sul listino londinese, dove capitalizza 3,2 miliardi di dollari, il titolo tratta 15,4 volte l'utile 2018 e 13,7 quello del 2019. Il rendimento della cedola è 5,1% in entrambi gli esercizi. I dati sul patrimonio gestito nel quarto trimestre saranno pubblicati il 14 luglio. Il total return da gennaio è 25,4%. 2) Aberdeen. Prezzo obiettivo di 255 pence, del 15% inferiore alla quotazione attuale, con rating sell (vendere). Il gruppo guidato da Martin Gilbert, che capitalizza 5 miliardi di dollari, viene scambiato 13,9 volte l'utile 2018 e 13,4 quello del 2019. Il dividend yield è rispettivamente 5,7 e 5,9%. Il ritorno totale da gennaio è 14,1%. 3) Jupiter.
INCHIESTE
Milano Finanza
Nel primo round dell'edizione 2017 di questi test, la Federal reserve ha stabilito che 34 istituti di credito hanno migliorato i loro livelli patrimoniali rispetto alla crisi del 2008 (la peggiore dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso). Condotti per la prima volta nel 2009 per dimostrare che il sistema bancario non stava per collassare e poi previsti per legge dal 2010, questi test sono pensati per capire se gli istituti di credito hanno abbastanza capitali per superare shock; quest'anno hanno dimostrato che per il terzo anno di fila le banche Usa sono in buona salute.
Il Sole 24 Ore
La premier britannica Theresa May ha voluto questa sera rassicurare i Ventisette sui diritti dei cittadini europei attualmente residenti nel Regno Unito, affermando a Bruxelles che non saranno costretti in alcun caso a lasciare il territorio britannico dopo l'uscita del paese dall'Unione. Nel contempo, tuttavia, la signora May ha respinto la competenza della Corte europea di Giustizia nel giudicare eventuali litigi sui diritti dei cittadini. La presa di posizione è avvenuta durante una cena a Ventotto a Bruxelles nel primo di due giorni di vertice europeo. «Non verrà chiesto a nessun cittadino dell'Unione che si trova attualmente nel Regno Unito in modo legale di lasciare il paese quando questo uscirà dall'Unione», ha detto la signora May agli altri capi di stato di governo, secondo quanto riportato da un diplomatico britannico. La premier ha parlato di «impegno chiaro» in questo senso.
Il Sole 24 Ore
La China banking regulatory commission (Cbrc) ha chiesto alle banche cinesi di rendere nota la loro esposizione debitoria con i più grandi gruppi cinesi attivi all’estero per le ultime acquisizioni milionarie. Compresa la più recente che riguarda l’acquisto del Milan. L’agenzia statale che regola il settore bancario in Cina ha messo sotto il faro le operazioni all’estero del gigante dell’entertainment Dalian Wanda, del gruppo assicurativo Anbang, del conglomerato Hna group, del fondo d’investimento Fosun international e di Mr Li, neo proprietario del Milan, per il suo Zhejiang Rossoneri Investment, veicolo utilizzato per acquisire il club rossonero ceduto dalla famiglia Berlusconi.
Il Sole 24 Ore
Aiutare l'Africa ad aiutarsi. L'Italia è in prima linea nello sviluppo del continente africano dove sono impegnate da decenni alcune delle sue maggiori imprese, ma c'è molto spazio anche per le Pmi in un'area di enorme estensione che sta crescendo a ritmo accelerati sia economicamente, sia demograficamente. Opportunità e criticità dell'Africa sono state al centro del convegno per la presentazione dell'African Economic Outlook realizzato dall'Ocse, che si è tenuto nella sede di Assolombarda con la partecipazione dei vertici di alcune delle principali aziende italiane presenti nel continente. Tra i punti focali la necessità di investimenti finanziari con garanzie e di favorire la formazione di una classe di imprenditori locali. In base al rapporto Ocse, con un totale di 11,6 miliardi di dollari, l'Italia nel 2016 è stata il terzo maggiore investitore in Africa, alle spalle della Cina con 38,4 miliardi e degli Emirati Arabi con 14,9 miliardi. A fare la parte del leone per l'Italia è stata Eni con 8,1 miliardi di investimenti. «Siamo la più africana delle aziende italiane
COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Carlo Bastasin
Mentre si svolge il Consiglio europeo, dagli Stati Uniti provengono segnali inequivoci sulla determinazione del presidente Trump in materia di commercio. Con la Cina nel mirino, Trump intende limitare le importazioni di acciaio (solo il 30% del totale impiegato negli Usa) per ragioni di “sicurezza nazionale”, una clausola che nei negoziati commerciali viene considerata l'opzione nucleare. Anche gli europei hanno ragione di criticare l’export cinese, ma devono evitare di compiacersi per la piega protezionista che sta prendendo la nuova presidenza americana. Il surplus commerciale cinese è stato molto elevato negli ultimi dieci anni, ma è destinato quasi a sparire nei prossimi cinque anni, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale. Al contrario, resterà molto elevato il surplus di parte corrente europeo. Con un deficit americano che aumenterà, è probabile che nei prossimi anni le ire di Trump si rivolgano dunque verso la sponda europea. Suscitare un problema di sicurezza nazionale nei confronti dell’Europa significherebbe mettere in discussione l’ordine mondiale come lo conosciamo.
INTERNAZIONALE
The New York Times
LONDON — Japanese bank Nomura forecast on Thursday that the Bank of England will raise interest rates for the first time in a decade at its next rate meeting on Aug. 3, far earlier than most economists have previously predicted. Nomura economist George Buckley said BoE chief economist Andy Haldane's call for a rate rise this year in a speech released on Wednesday, combined with a 5-3 vote split among BoE rate-setters last week, made an early rate move likely. "With the Bank growing increasingly intolerant of above-target inflation, it has begun to feel that weaker data would now be needed to prove the case for keeping policy on hold, rather than stronger data being required to justify higher rates," Buckley wrote in a note to clients.
The New York Times
(Reuters) - A committee of large international banks on Thursday voted to adopt an interest rate benchmark from the U.S. Treasuries-backed repurchase agreement market (repo) as an alternative to the use of Libor in around $150 trillion worth of derivatives. The Alternative Reference Rates Committee (ARRC) was tasked with selecting a new rate at the behest of regulators including the Federal Reserve who worried that a decline in short-term bank lending since the 2008 financial crisis undermined faith in Libor, and posed risks to the trillions of dollars of derivatives backed by the rate. The repo rate was selected over the Overnight Bank Funding Rate (OBFR), an unsecured bank lending rate based on transactions in the federal funds and Eurodollar markets. The ARRC said that the repo was considered the most appropriate rate after considering the depth and robustness of the market as well as other factors including regulatory principles.
The New York Times
Once universally dreaded by banks, the Federal Reserve’s annual stress tests are becoming less stressful. The nation’s largest banks breezed through the first phase of their annual tests on Thursday, demonstrating that they have enough capital to withstand the type of financial shock that nearly ruined the industry and the world economy in 2008. The banking system, according to the test results, has an even larger capital cushion than it did going into last year’s exam. That is likely to increase calls from the financial industry and its allies in the Trump administration and Congress to start watering down the regulations. Even the Fed governor overseeing the tests this year has said he wants to pull back some rules.
The New York Times
The authorities and the bank confirmed Edmond de Rothschild had been fined nearly 9 million euros ($10.1 million) for failing to take proper safeguards against money laundering. They did not comment on news reports that the case concerned 1MDB. Paying the fine "marks the end of the proceeding in which it has actively participated", the bank said in a statement, noting the Luxembourg arm had taken measures since the first half of 2016 to strengthen its compliance and risk control procedures.
Marketwatch
This is what happened with the euro. Germany insisted the European Central Bank be located in Frankfurt, like Germany’s central bank, and be structured the same way as the Bundesbank. Other nationals were allowed to be president as long as they toed the orthodox line prescribed by Germany (and now they want Bundesbank President Jens Weidmann to succeed Mario Draghi as ECB president). And without a doubt, a European finance minister would be located, if not exactly in Berlin, close enough for the German government to keep him or her under its thumb, and a common budget would be subject to a national veto Germany would not hesitate to exercise. Merkel’s intimations of EU reform at a business conference this week in Berlin had enough weasel words for Germany to insist on any number of restrictions and controlling mechanisms.
TECNOLOGIA
la Repubblica
FOCUS sbarca anche su Android. Il browser di Firefox lanciato l’anno scorso per iOS, che ruota intorno alla privacy degli utenti, è disponibile gratuitamente anche per gli smartphone equipaggiati con una versione del sistema operativo di Google. Al centro dell’esperienza d’uso del browser rosa e viola, ora disponibile dunque per la stragrande maggioranza degli utenti mobile, c’è il blocco della pubblicità e dei sistemi di tracciamento e di analisi come impostazione predefinita. Funzioni che si possono attivare o disattivare a piacimento con dei bottoni. Firefox Focus rende la navigazione online più protetta: “Il nuovo Firefox Focus blocca automaticamente gli elementi traccianti più diffusi durante la navigazione, dall’istante in cui lo apri a quando lo chiudi – spiegano gli sviluppatori – cancella con facilità cronologia, password e cookie, liberandoti finalmente da elementi traccianti noiosi come gli annunci pubblicitari indesiderati”.
Wired
OnePlus 5 dunque è realtà. Lo smartphone effettivamente vanta il design emerso in rete in questi giorni, anche se quelle foto stampa che lo facevano somigliare paurosamente a un iPhone 7 Plus non gli rendono giustizia; il profilo curvo e gli spigoli affusolati fanno infatti di OnePlus 5 un telefono diverso, probabilmente il più raffinato mai uscito dagli stabilimenti del gruppo cinese. Basato su un telaio metallico spesso appena 7,25 millimetri, OnePlus 5 è un telefono dal quale trasuda una cura per i dettagli estetici inedita per il gruppo cinese. (Fotogalleria)
la Repubblica
La prerogativa, come si intuisce fin dal nome, sarà concessa solo ai clienti Prime, un programma in abbonamento (99 dollari l'anno, o 10 al mese) che dà agli habitué di Amazon una serie di vantaggi. Per la compagnia si tratta di un ulteriore "tocco fashion", dopo la presentazione - ad aprile scorso - di Echo Look: un dispositivo che si presenta come una sorta di consulente di moda. "È difficile prevedere che impatto avrà questo nuovo servizio sulle vendite di vestiti della compagnia", commenta Nick Wingfield, giornalista del New York Times. "Ma la decisione è conforme alla scelta di Amazon di eliminare i cosiddetti punti di frizione per lo shopping online che hanno reso l'azienda sorprendentemente di successo nel settore dell'abbigliamento". Di certo, non sarebbe la prima a garantire ai propri clienti un'offerta del genere. Le canadesi Try.com e BlackCart mettono a disposizione servizi similari. Mentre le startup Stitch Fix e Le Tote scelgono per gli utenti dei vestiti ad hoc che si possono provare e restituire. Con una differenza: Amazon ha dalla sua il potere dei grandi numeri per imporre, definitivamente, un cambio di paradigma.
La Stampa
Oltre al firmware, Google ha aggiornato anche MyGlass, l’applicazione per Android con cui si possono impostare alcune funzionalità del dispositivo. L’ultima versione disponibile sul Play Store era compatibile con Android 4.2, ora la minima compatibilità è con Android 5.1 ed è stata implementata la sincronizzazione delle notifiche tra lo smartphone e gli occhiali. Se da una parte i due aggiornamenti indicano che qualcuno, da qualche parte nel Google Campus, sta ancora lavorando al progetto Glass, dall’altra confermano che negli ultimi tre anni il disinteresse verso il progetto è stato quasi totale, poiché gran parte del firmware e della base di codice dell’applicazione per Android sono ancora le stesse del 2014.
Il Corriere della Sera
Gli utenti attivi dell’app sono 136 mila. Compiono 6 transazioni e mezzo al mese. «Con le carte la media è di 2,8», sottolinea Dalmasso, ancora orgoglioso e ancora toccandosi la barba. «Non siamo stati travolti da quello che ci sta succedendo, siamo partiti per arrivare qui, non pensavamo di fare un giochino. Adesso però è cambiato il livello di responsabilità, è tutto più complesso. Abbiamo 55 dipendenti e tanti investitori cui rendere conto», riflette. La posta in gioco, anche economica, è alta: in agosto si chiuderà un aumento di capitale vicino ai 20 milioni di euro. Il 2018 dovrebbe essere l’anno dell’espansione internazionale, «partendo da Paesi come la Germania, con un uso del contante simile al nostro». Aiuterà la sede londinese, che fa capo a un’omonima società di proprietà di quella italiana, aperta in febbraio per portare il servizio anche agli stranieri. «È una scelta obbligata: se l’intermediario finanziario fosse in Italia saremmo costretti a chiedere il codice fiscale italiano a chiunque».
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