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USCITA DI MERCOLEDì 27 LUGLIO 2016
COVER STORY
Il Sole 24 Ore
Vivendi fa dietrofront sull’acquisto di Premium, la pay tv di Mediaset, e il gruppo italiano dissotterra l’ascia di guerra valutando vie legali per una somma superiore a 1 miliardo e mezzo di euro. Un passo indietro che ha lasciato di stucco il mercato, tanto che sono cominciate a circolare congetture sulla motivazione del gesto transalpino: per alcuni addetti ai lavori Vivendi punterebbe all’ammiraglia del gruppo, cioè Mediaset, e Premium era quindi soltanto un pretesto. Così se da una parte la media company francese, con il suo ad Arnaud de Puyfontaine, sembra gettare acqua sul fuoco insistendo sulla volontà «di costruire una grande alleanza strategica con Mediaset», dall’altra il gruppo di Cologno accusa la controparte di «una palese contraddizione con gli impegni assunti mediante il contratto firmato lʼ8 aprile scorso», un voluminoso documento che era stato redatto dai team di legali di Chiomenti (guidati dall’avvocato Luca Fossati) e di Carnelutti (sotto la guida di Nicolò Bastianini). E Fininvest, cui fa capo il 34,738% di Mediaset denuncia con durezza «l’eccezionale gravità e l’assoluta scorrettezza del comportamento di Vivendi»
Il Sole 24 Ore
La retromarcia di Vincent Bollorè sul progetto Vivendì Mediaset (niente più la pay-tv, ma un nuovo obiettivo rappresentato da un pacchetto del 15% della società di Cologno Monzese) sconvolge tutta la galassia Fininvest. E mette alla prova strategia ed equilibri interni alla dinastia di Arcore. Con conseguenze ancora da decifrare. Se dovesse saltare l’operazione Vivendi, per la Fininvest verrebbe meno uno dei due pilastri dell’architettura immaginata per il futuro dell’impero della famiglia Berlusconi. Ma anche nello scenario in cui la controllata di Fininvest dovesse cedere alla richiesta di Bolloré, amico personale di Silvio Berlusconi, Vivendi avrebbe una quota tale nel gruppo televisivo (che ha un flottante molto alto, pari al 50%) tale da condizionare le strategie dell’azienda.
Il Sole 24 Ore
Senza l’inaspettato e quanto mai opaco dietro-front di Bollorè, Mediaset avrebbe fatto con la vendita della sua Pay-tv l’affare della vita. Riuscire a farsi valorizzare una cifra vicina agli 800 milioni, un’asset che dall’inizio della sua vita non ha mai chiuso in utile e che dal 2008 al 2015 ha cumulato, solo a livello di reddito operativo, ben 350 milioni di perdite sa di grande fiuto per gli affari per gli uomini di Cologno Monzese. Ora quel successo può venire vanificato. La pay-tv del biscione non è mai stata ( e non sarà per i prossimi tre anni) un business vincente. Anzi si era trasformata in una zavorra per l’intero gruppo. Prima la strategia (persa nei fatti) di attacco sui prezzi al first mover Sky. Strategia che mirava con un’offerta a meno di metà prezzo di strappare quote di clienti al gigante britannico. Strategia fallita. Troppi costi a fronte di ricavi non così consistenti da coprirli. E da lì la lunga serie di chiusure in rosso. Poi la nuova Premium. Forti investimenti e la conquista a caro prezzo dei diritti della Champions League per battere Sky sull’esclusività. Certo gli utenti sono saliti sopra i 2 milioni e con essi i ricavi chiusi a 646 milioni l’anno scorso
Corriere della Sera
«No, non ci sono alternative». Scandisce. Le parole risuonano nella stanza prenotata per l’occasione nel palazzo Parigi a Milano. L’incontro con la stampa, inizialmente a scopo conoscitivo, diventa il proscenio per discutere di una notizia che ha colto tutti di sorpresa: Vivendi non vuole più tutta Mediaset Premium, come inizialmente previsto, ma vuole salire a monte della galassia del Biscione rinegoziando la quota della pay-tv (scendendo al 20%) comprata per circa 750 milioni ad aprile. Vuole invece il 15% di Mediaset tramite l’emissione di un’obbligazione convertibile. Arnaud De Puyfontaine ha il piglio deciso. È l’uomo di fiducia di Vincent Bolloré, è l’amministratore delegato di Vivendi, una media company che spazia dall’intrattenimento alla pubblicità con il colosso Havas. È vicepresidente del consiglio di amministrazione di Telecom Italia, di cui Vivendi è primo socio poco sotto la soglia di Opa (24,9%). Una cronista gli chiede se si può trattare su questa proposta, alternativa, riservata al Biscione. Lui la esclude, perché sono cambiate le valutazioni sulla pay tv di Mediaset, che doveva finire al 100% in pancia al colosso francese nello scambio di quote del 3,5% tra Mediaset e Vivendi stabilito nell’accordo.
la Repubblica — Giovanni Pons
E veniamo ora alle reazioni dei francesi. Vivendi aveva bene in mente questi dati o è rimasta sorpresa anche lei della pesantezza dei conti presentati da Pier Silvio Berlusconi? Anche in questo caso è difficile fare delle affermazioni sicure, si può soltanto trarre qualche deduzione dalle parole pronunciate da Arnaud de Puyfontaine nella conference call con gli analisti di qualche giorno fa. Innanzitutto l'ad di Vivendi fa sapere che su Premium è in corso la due diligence e che non è possibile al momento prevedere la data del closing dell'operazione in quanto dipende dall'iter autorizzativo presso l'Antitrust. A questo riguardo, sempre dalla trimestrale Mediaset, apprendiamo che l'accordo "prevede clausole di conguaglio e/o aggiustamento del numero di azioni Vivendi e Mediaset oggetto dello scambio qualora, nel periodo tra la data della firma dell'accordo e la data del closing prebista entro il 30 settembre 2016, abbiano luogo operazioni straordinarie; e clausole di risoluzione e/od obblighi di indennizzo in caso di non veridicità di dichiarazioni e garanzie contenute nell'accordo". Visto l'andamento non certo esaltante di Premium è quindi molto probabile che l'operazione possa essere chiusa tra giugno e settembre, in assenza di sorprese derivanti dalla due diligence. E ciò vorrebbe dire che almeno il secondo trimestre sarà ancora a carico di Mediaset con la sua cinquantina di milioni di perdite che allungano a 270 milioni il costo sopportato dal Biscione per liberarsi una volta per tutte della pay tv fortemente voluta da Pier Silvio Berlusconi (blog)
Il Sole 24 Ore
La sua Vivendì è diventata il primo socio di Telecom Italia con un investimento di oltre due miliardi. Alla mossa azionaria ha fatto seguito l’ingresso con i rappresentanti del top management nel consiglio di amministrazione della società tlc e, soprattutto, la scelta di un nuovo amministratore delegato, l'attuale numero uno Flavio Cattaneo. Il capitolo Mediaset si è aperto quasi in contemporanea: prima Vivendì ha concordato uno scambio azionario del 3,5%, con reciproca presenza nei cda, e ha trattato per rilevare la pay tv del Biscione Mediaset Premium pagando con le azioni. Ma oggi chiede di più: non il 3,5%, ma il 15% della società del Biscione con un impegno di appena il 20% in Mediaset Premium Le due storie sono differenti, ma evidenziano una analogia di fondo: Bolloré sembra deciso a voler contare di più e, rispetto al passato, sembra muoversi con più autonomia. Ma soprattutto, come è nel suo stile, non sembra intenzionato a perderci un euro, anche a costo di incrinare legami consolidati come quello con Silvio Berlusconi, primo socio di Mediaset e amico personale del finanziere.
il Fatto Quotidiano
Doppio colpo per Vincent Bolloré. A una manciata di ore dall’annuncio che Vivendi non rispetterà i patti con Mediaset, Telecom Italia svela un accordo con Fastweb da 1,2 miliardi per lo sviluppo della rete in fibra in 29 città italiane. “Non hanno voluto fare l’accordo con Metroweb – ha commentato il consigliere Telecom Tarak Ben Ammar, uomo di fiducia di Bolloré – Abbiamo fatto un’intesa con Fastweb. Vincono i più bravi”. Il messaggio al governo Renzi è insomma chiaro: se Telecom non può avere il 100% di Metroweb, allora sarà guerra aperta fra l’ex monopolista, controllato dalla Vivendi di Bolloré, e Enel Open Fiber, la società dell’Enel che ha stretto un asse di ferro con Wind e Vodafone per portare la fibra nelle case degli italiani. Ma in che cosa consiste esattamente l’accordo fra Telecom e Fastweb? “La partnership prevede la costituzione di una società congiunta con l’80% del capitale detenuto da Tim e il 20% da Fastweb”, spiega una nota diffusa dall’ex monopolista delle telecomunicazioni
la Repubblica
Ci sono 1,4 milioni di italiani che rischiano di non avere la banda ultra larga nemmeno nel 2020. Molte aziende invece corrono adesso un rischio diverso: di non avere la banda ultra larga migliore, basata su fibra ottica fino all'edificio. Equivale al pericolo di avere negato il passaporto per il futuro, come cittadini o imprese. Emergono questi due limiti negli attuali piani del Governo, nella fase in cui si entra nel vivo dei giochi. Sono scaduti la scorsa settimana infatti i termini, per gli operatori, per partecipare ai primi bandi di gara con 1,4 miliardi di euro pubblici, prima tranche del piano banda ultra larga governativo 2020 che in tutto prevede circa 7 miliardi (di cui 3 già disponibili). Il prossimo passo sarà l'avvio dei bandi veri e propri, secondo il piano del Governo, che mira a coprire tutti i cittadini e tutte le imprese al 2020 con banda ultra larga di un qualche tipo. Ne nascerà una rete pubblica laddove gli operatori telefonici non vogliono investire. Il primo limite riguarda le "case sparse" (definizione Istat, ripresa dal piano governativo). Sono 1,2 milioni
Financial Times
Vivendi is seeking to back out of an agreement with Mediaset to acquire its pay-TV unit, sparking a brutal sell-off of shares in the Italian broadcaster controlled by the family of Silvio Berlusconi, Italy’s former prime minister. Mediaset said Vivendi had sent a letter on Monday stating its decision to no longer acquire Mediaset Premium. Instead, Vivendi wants to buy only 20 per cent of Mediaset Premium’s share capital, then an additional 15 per cent of Mediaset’s share capital through a mandatory convertible bond in three years’ time. The sale of the pay-TV unit was part of a wider agreement between the two groups in April that still stands for each to take a 3.5 per cent stake in the other’s share capital. Mediaset warned the change of plan would “significantly impact” on its capital structure. Shares in Mediaset plummeted more than 13 per cent before recovering slightly in morning trading. Mediaset, founded by Mr Berlusconi, described the Paris-based media and content group’s change of heart as “absolutely out of the blue” and “not agreed in any way”. In a response to Vivendi’s statements on the deal, Mediaset said that there were no ongoing negotiations.
ECONOMIA & FINANZA
la Repubblica
Jean Pierre Mustier avanza con la sua rivoluzione in UniCredit nominando la nuova squadra di top manager. La banca, informa una nota, "ha definito una nuova struttura organizzativa, con l'obiettivo di semplificare il gruppo, rendere più efficiente l'assetto operativo, identificare in modo più netto ruoli e competenze senior management, rafforzare la capacità di individuazione delle responsabilità grazie a linee decisionali e di riporto più corte". L'alfiere scelto dal nuovo capo azienda francese è Gianni Franco Papa, attuale vice direttore generale del gruppo e responsabile del Cib, che diventa direttore generale "con deleghe ampie e rafforzate". Dal primo settembre "tutte le attività di business saranno sotto la sua responsabilità". Nomi forti in uscita: "Con la nuova organizzazione manageriale, il vice direttore generale e COO, Paolo Fiorentino, lascerà il gruppo così come l'attuale direttore finanziario, Bernardo Mingrone". Gabriele Piccini invece "lascerà il proprio incarico di capo delle attività in Italia e assumerà un'altra posizione all'interno del gruppo".
Corriere della Sera
La vendita di crediti problematici (Npl) per un controvalore netto di quasi 10 miliardi di euro e un conseguente, ravvicinato, aumento di capitale da 5 miliardi. La salvezza del Monte dei Paschi di Siena passa attraverso la soddisfazione di questi due requisiti. Un’operazione monstre che è stata presentata martedì 26 luglio alla Bce, ma finalmente un piano chiaro, incisivo, in grado di portare in sicurezza la più antica banca al mondo. Il dettaglio è stato presentato a Francoforte, che dovrà accendere il semaforo verde prima del consiglio di amministrazione di Mps che venerdì approverà i conti della semestrale e, nel caso, l’intera operazione. In ballo la vendita di 9,6 miliardi di sofferenze nette — circa 27 miliardi lordi su 47 totali — da cedere con una cartolarizzazione al fondo Atlante, prima di dare vita a un aumento che rappresenta circa sei volte l’attuale valore di Borsa del Monte (837 milioni).
Milano Finanza
Banca Generali conferma l'andamento dei conti del primo trimestre, appesantito dal calo delle commissioni di performance, e chiude il semestre con un utile di 67,3 milioni di euro contro i 140,1 milioni dell'anno scorso. Da rilevare che i profitti del secondo trimestre dell'anno sono saliti del 29%, a 37,9 milioni, rispetto al primo. La raccolta resta, comunque, a livelli record. Nonostante il contesto di mercato sia risultato più critico e complesso rispetto a quello del corrispondente periodo 2015, la banca del gruppo Generali ha messo a segno i risultati migliori di sempre sul fronte commerciale (+30% la raccolta a 2,9 miliardi) e nella crescita delle masse gestite e amministrate (+9% rispetto a giugno 2015 e +5% da inizio anno a 43,6 miliardi).
Milano Finanza
Commerzbank, la seconda banca tedesca, ha annunciato che il suo utile netto è sceso di un terzo a 209 milioni di euro e che il suo capital ratio è calato. A pesare, le pensioni e i cambiamenti normativi. Intanto il titolo ha aperto in rosso per il 3,92% a Francoforte, a quota 5,58 euro. Alle ore 10.20 il titolo stava perdendo quota e lasciava sul terreno il 6,1%. Il risultato netto corrente è inferiore a 307 milioni di euro registrati del secondo trimestre dello scorso anno, ma in linea con quello che gli analisti si aspettavano. Sono stati rilasciati solo alcuni dati, la pubblicazione integrale relativa al periodo marzo-giugno è attesa invece per martedì 2 agosto.
Il Sole 24 Ore
Exor, la holding a capo di Fca, Ferrari, Cnh e Partner Re, insieme ad altre attività, e la Giovanni Agnelli e C. Sapaz, cassaforte della dinastia torinese e detentrice del 52,99% della finanziaria, trasferisce la propria sede in Olanda. Entro l’anno, infatti, Exor seguirà la strada già percorsa da Fca, Cnh Industrial e Ferrari. Exor porta in Olanda sia la sede fiscale sia la sede legale, ma mantiene la quotazione esclusivamente a Piazza Affari. L’attribuzione dei diritti di voto ai soci fedeli sarà diversa dalle precedenti: cinque diritti di voto per ogni azione posseduta ininterrottamente per cinque anni e altrettanti se il periodo copre l’arco di dieci anni
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
A Piazza Affari contrastate le banche, mosse dalle notizie sui movimenti in atto per una ricapitalizzazione del fondo Atlante, operazioni avallate oggi dal ceo di Hsbc Italy, Marzio Perrelli, che ha confermato come il suo istituto, così come altri intermediari stranieri, siano stati contattati per saggiare la disponibilità a un'eventuale partecipazione. Tra i titoli, hanno registrato apprezzamenti BpM (+3,56%), il Banco Popolare (+2,51%), Bper (+0,47%) e Intesa Sanpaolo (+0,42%), mentre hanno riportato perdite Ubi Banca (-0,65%), Unicredit (-2,27%) e MpS (-1,23%). Vendite anche su Banca Generali (-1,98%), con l’istituto che oggi ha reso noti i risultati relativi al secondo trimestre di esercizio, valori che hanno evidenziato la conferma dell'andamento dei conti del primo trimestre. Il dato cumulativo, quindi, ha visto la banca chiudere i sei mesi con un utile di 67,3 milioni di euro, contro i 140,1 milioni dello scorso anno, mentre è stata forte la performance sul fronte commerciale: raccolta +30% a 2,9 miliardi e masse gestite e amministrate a +9% a 43,6 miliardi. Proseguendo tra i titoli finanziari, seduta al ribasso per Anima (-2,69%), Azimut (-1,59%) e Unipol (-0,41%). Balzo invece per Exor (+1,34%), che ha comunicato ieri la fusione in una nuova società con sede legale e fiscale in Olanda, e UnipolSai (+0,54%).
Il Sole 24 Ore
Wall Street, nelle ultime sedute, ha un po’ rallentato. Ciononostante l’S&P500 resiste sopra quota 2.160 punti. Il 22 luglio scorso ha archiviato le contrattazioni con la chiusura più alta di sempre: ben 2.175,03 punti. Insomma: il rally è notevole e prosegue da diverso tempo. Certo, una cesura c'è stata tra febbraio e marzo del 2016. E tuttavia, analizzando un arco di tempo più ampio, l’impostazione al rialzo del paniere delle 500 maggiori capitalizzazioni Usa è lampante. Per trovare un vero e proprio crollo bisogna infatti tornare ai mesi successivi il crack Lehman (formalmente riconosciuto il 15 settembre 2008). I multipli tradizionali A fronte di questo scenario il signor Rossi domanda: la situazione implica il rischio della bolla finanziaria? Una prima risposta può conseguire dall’utilizzo di alcuni tradizionali indicatori. Così, ad esempio, è il rapporto tra prezzo e utili. Così, secondo il terminale Bloomberg, il «semplice» P/e stimato sul 2016 è 18,39. Cioè il valore più alto degli ultimi otto anni ad eccezione del 2009 (19,18) e del 2015 (18,65). Il multiplo così definito, però, non soddisfa tutti gli esperti. In molti preferiscono usarne una versione più elaborata
la Repubblica — Marcello Esposito
In tempi di bail-in e tassi negativi abbondano in Europa le dissertazioni su ciò che distingue il risparmiatore, soggetto da tutelare a qualunque costo, e l'investitore, i cui diritti possono essere invece abbandonati al principio celtico del vae victis . Dissertazioni sicuramente interessanti da un punto di vista linguistico o giuridico, ma di valore nullo per chi nella vita di tutti i giorni risparmia e con i propri risparmi deve risolvere un problema di pianificazione finanziaria e, quindi, investire. Nella dimensione reale non esistono sdoppiamenti di personalità. Risparmiare e investire sono due momenti della stessa azione. Un'azione complessa. Che si vogliano fronteggiare spese impreviste o pianificare un lascito per i propri nipoti, la ricerca della soluzione ottimale presuppone la conoscenza delle caratteristiche di rischio e di rendimento degli strumenti a disposizione. Possiamo cullarci nell'illusione che un tempo la risposta fosse più semplice di quanto non lo sia oggi. Che sia esistita una sorta di Arcadia del risparmio, popolata di strumenti finanziari che offrivano un buon rendimento a rischio nullo o quasi. Come il buono postale dell'Italia del boom economico. O il conto corrente, la cui apparente solidità ci ha accompagnato dalle nazionalizzazioni degli anni '30 fino allo scorso novembre, quando la risoluzione delle quattro banche ha catapultato i risparmiatori italiani nell'era del bail-in. Ma, in realtà, l'Arcadia del risparmio è poco più di un topos letterario.
Morningstar
Tempo di pulizie nel Wide Moat Focus Index. Nel paniere elaborato da Morningstar (nato nel 2007 come una vera e propria strategia di investimento, ma poi utilizzato da molti come un elenco di titoli da tenere d’occhio) vengono raccolte le azioni che, secondo gli analisti, avranno un vantaggio competitivo (o Economic moat) Ampio per almeno 20 anni e che hanno un prezzo al di sotto del fair value stimato. Nell’ultimo decennio il benchmark ha avuto un rendimento dell’11,4% all'anno, inclusi i dividendi, a fronte di un +7,4% fatto segnare dall’S&P500. Nel breve termine i risultati sono stati anche migliori: l'indice di Morningstar ha sovraperformato di più di 160 punti base il paniere principale di Wall Street in cinque anni e di 50 punti base in tre anni. L’indice è costituito da due sotto panieri che vengono ri-bilanciati con scadenza semestrale. In sostanza, una parte del portafoglio viene controllato a marzo e settembre, mentre l’altra a giugno e dicembre. Il numero di società presenti va da un minimo di 20 a un massimo di 80
Morningstar
Doppia promozione per i tecnologici. Gli analisti di Morningstar hanno alzato il fair value dei titoli e sul mercato le stock del comparto hanno visto salire le loro quotazioni sulla scia della bolla Pokemon Go, che ha fatto schizzare il prezzo delle azioni Nintendo. La performance dell’indice DJ Global Technology nell’ultima ottava è stata del 3% (rendimenti in euro) e questo ha spinto il valore medio del rapporto Prezzo/Fair value dell’industria a quota 1,03. Microsoft stenta ancora sui margini di profitto Il prezzo obiettivo di Microsoft è salito da 61 a 62 dollari (il report è stato pubblicato in data 19 luglio 2016) in seguito all’aggiornamento delle previsioni degli analisti dopo i risultati del quarto trimestre. “Ci aspettiamo, anche grazie al contributo offerto dell’acquisizione di LinkedIn, prevista entro il 2016, una crescita del fatturato attorno al 3% per i prossimi cinque anni”, dice Rodney Nelson analista azionario di Morningstar.
Morningstar
Finanziari più pesanti nell’indice Morningstar Wide Moat. Nell’ultimo aggiornamento del paniere composto dalle stock con ampio vantaggio competitivo e valutazioni convenienti, gli analisti hanno aggiunto Berkshire Hathaway, The Western Union, Wells Fargo e American Express (già presenti erano State Street, MasterCard, Visa, US Bancorp e Bank of New York Mellon), facendo salire il peso del comparto al 21%, in linea con quello del settore healthcare e Consumer Cyclical. Le promozioni, comunque, non sono frutto di meriti propri. Alcuni declassamenti nel Moat subiti da altre società e la risalita del prezzo degli energetici hanno difatti permesso ai titoli finanziari di scalare le posizioni all’interno del gruppo delle Wide Moat Stock. Brilla l'industria delle carte di credito Quello che però non passa inosservato è la presenza dei tre maggiori gruppi nel settore delle carte di credito, per le quali il vantaggio competitivo è il risultato dell’effetto network che si viene a creare tra i detentori di tali strumenti e gli esercizi commerciali. Visa, MasterCard e American Express sono strumenti di pagamento accettati in tutto il mondo e questo li rende appetibili da tutti i risparmiatori in cerca di una carta di credito
Il Sole 24 Ore
La redditività ai raggi X. Guardando al grafico, I QUADRANTE: BEST PERFORMER (evidenziano una crescita dei ricavi superiore alla mediana del mercato AIM (11%) e un Ebitda margin superiore alla media (13%)), emerge che 1) Il 42% delle aziende con performance positiva da IPO sono appartenenti a questo quadrante che ne contiene 21 2) Il 24% delle Best Performer non ha rispettato i piani di IPO e presenta una performance negativa da IPO 3) Il 29% ha una limitata trasparenza e comunicazione finanziaria 4) Il 50% delle Best Performer appartengono al settore Digital Merita di essere segnalato anche il QUADRANTE: HIGH MARGINALITY, ovvero il caso di Modelleria Brambilla unica azienda delle HM che ha una performance da IPO positiva
INCHIESTE
la Repubblica
Altro che autostoppisti 2.0 e nomadi digitali a caccia di passaggi low cost. Adesso a chiedere uno strappo alle app dell'economia collaborativa ci sono quei big dell'industria che fino a ieri sudavano freddo solo a sentire parlare di shared mobility. E ora tocca sgomitare pur di salire a bordo della mobilità condivisa e così guadagnare un posto a sedere in quel mercato del trasporto privato che, secondo McKinsey, nel giro di 15 anni, sarà composto per il 30% del fatturato da piattaforme di condivisione dei servizi. In pista ci sono le case automobilistiche (Fca, Daimler, Gm, Bmw, Vw) e le assicurazioni (Axa, Unipol, Allianz), ma anche le società di autobus di linea (gruppo Arriva-Deutsche Bahn) e di trasporto su rotaia (Ntv e Trenitalia), quelle di noleggio vetture (Europcar) e le flotte aziendali (da Luxottica a Yoox). Ma si sta muovendo la grande distribuzione organizzata (Rinascente) e operatori della logistica (Dhl), e perfino i professionisti delle corporazioni come gli "irriducibili" tassisti con licenza (My Taxi).
Corriere della Sera
Oltre 200 miliardi di dollari di introiti annuali sono a rischio per le banche europee e americane. Sono il 17% del fatturato generato dai rapporti con individui o piccoli imprenditori, cioè i clienti che rappresentano quasi la metà dei profitti bancari. Ma quel business di oltre 200 miliardi sarà conquistato entro sette anni — secondo le stime di Citigroup — dai nuovi temibili concorrenti del sistema bancario: le società Fintech, che applicano le più sofisticate tecnologie digitali e mobili a tutte le transazioni finanziarie. La guerra fra vecchio e nuovo è particolarmente intensa nel campo dei sistemi di pagamento, la funzione bancaria più usata dal tutti i consumatori. I quali, soprattutto se giovani, per pagare un acquisto o trasferire soldi sempre più spesso usano canali alternativi. Le reazioni Gli istituti di credito tradizionali stanno reagendo, ma ancora troppo lentamente, soprattutto in Italia, che è al 23esimo posto in Europa nell’utilizzo dell’ebanking. L’ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco la settimana scorsa, invitando i banchieri italiani a rendersi conto che o sfruttano le nuove tecnologie per tagliare i costi e rendere più efficienti i servizi, o saranno scavalcati dagli operatori alternativi più intraprendenti.
la Repubblica
M ai più senza Millennials. Il nostro futuro è nelle loro mani. Perché la generazione del nuovo millennio, la fascia di giovani tra i 18 e i 30 anni, ha quella marcia in più che serve a costruire il progresso di un paese. Li abbiamo considerati superficiali e privi di interessi, così persi nei loro tablet, smartphone, ossessionati dal comunicare tutto via social, Facebook, Linkendin, Twitter. Sbagliavamo. Le aziende, almeno quelle che vogliono crescere, proprio per questo se li contendono, li vanno a cercare nelle università, li mettono subito all’opera e non vorrebbero mai vederli andare via. E sono pochi, l’Italia in questo è fanalino di coda. Trentenni che sono lì ma anche nel mondo, componenti di una community internazionale dove le competenze si allargano e si consolidano, le esperienze si mescolano. Indispensabili. Hanno caratteristiche racchiuse in una parola, ‘stile’, acronimo di socialità, trasparenza, immediatezza, libertà, esperienza coniato da uno studioso, Federico Capeci, che sul fenomeno dei Millennials ha scritto un libro: Generazione 2.0. «Ci serve a capirli e a non fraintenderli» dice l’esperto. Una risorsa e anche molto importante. Rappresentano una visione di quel che il mercato vuole. Hanno una straordinaria capacità di selezionare le offerte, dalla vacanza a un prodotto, alle scelte di vita, in modo molto più dettagliato e utilizzando le tecnologie sanno prima e meglio quello che gli interessa e che gli conviene
Corriere della Sera
Distraendo per qualche secondo la vittima, i truffatori (quasi sempre in due o in tre) riescono a rubare il pin (che viene visto e memorizzato) e a sostituire con una identica falsa la tessera bancomat vera con la quale il cliente si presenta al Bancomat. Lui dopo aver prelevato se ne va con la tessera falsa, loro per giorni continuano a prelevare con quella vera. La clip che documenta la tecnica di raggiro è stata pubblicata da una banca britannica (video e testo)
COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Donato Masciandaro
L’intreccio perverso tra volatilità dei mercati finanziari e valore delle banche - l’una che sale, l’altro che scende – è una tossina pericolosa per la salute dell’economia europea. Un antidoto? Un’efficace politica di vigilanza. Daniéle Nouy, presidentessa dell’Ufficio di Vigilanza Bancaria della Banca Centrale Europea (BCE) è senz’altro consapevole che il rapporto tra volatilità, banche e vigilanza può costituire un circolo virtuoso in questo delicato momento congiunturale. Una buona politica di vigilanza può contribuire a risolvere contemporaneamente sia il problema immediato di un eccesso di deprezzamento del valore dei titoli bancari, che quello prospettico, ma non meno rilevante, di una caduta della redditività bancaria. Occorre però decisamente invertire la tendenza rispetto a quello che spesso è accaduto nelle scorse settimane e mesi, dove azioni inefficaci della vigilanza europea sono diventate la miccia per accendere la speculazione al ribasso sul valore delle banche europee, italiane in testa. La vigilanza può avere due facce: è fondamentale che la BCE mostri nei prossimi giorni il suo volto migliore
la Repubblica — Fabio Bogo
Le Ferrovie italiane che comprano quelle greche, con un investimento di 45 milioni di euro. L'Anas, per anni considerato uno dei più disastrati enti di proprietà dello Stato, che vince in Iran una gara per costruire 1.200 chilometri di autostrade del valore di 3,6 miliardi. E ancora: l'Alitalia che riapre il volo diretto da Roma a Pechino, in concomitanza con l'esordio di un ufficio di rappresentanza dell'audiovisivo che vuole allargare il canale del mercato cinematografico tra Roma e la Cina. E nelle settimane precedenti Finmeccanica e Fincantieri che vincono mega-commesse militari per fornire aerei e navi a Kuwait e Qatar, mentre in Cile l'Enel realizza il più grande impianto solare del paese e Astaldi è impegnata nella realizzazione di un maxi-telescopio dei record. Lentamente le aziende italiane recuperano terreno all'estero e finalmente dopo anni di corse solitarie sembra di intravvedere qualcosa che assomiglia ad un sistema-Paese, dove la politica fa da apripista e le imprese arrivano al seguito. L'appalto dell'Anas in Iran giunge infatti dopo una serie di incontri e missioni ufficiali di Stato. L'accordo apre a sua volta le porte ad una prossima intesa che potrebbe riguardare i treni: una linea ad alta velocità tra Qom e Arak e una seconda tratta tra Teheran e Hamadan, entrambe nell'orbita delle Ferrovie. Anche le commesse in Medio Oriente e i voli intercontinentali che Alitalia ha riaperto dopo anni di autarchia sono ugualmente frutto di recenti missioni politiche ed economiche
La Voce — Francesco Daveri
In attesa di conoscere la stima del Pil del secondo trimestre, si accumulano segnali di rallentamento dell’economia italiana, soprattutto sul fronte dei consumi. Nei primi cinque mesi dell’anno le vendite al dettaglio sono cresciute solo dello 0,3 per cento in valore e sono scese dello 0,2 per cento in volume rispetto al 2015. Poiché lo stesso dato era un +0,7 per cento in valore e in volume nei primi tre mesi dell’anno, se ne deduce che in aprile e maggio è arrivata una gelata dei consumi. L’andamento deludente dei consumi ha una spiegazione immediata: si chiama perdita di fiducia. Dopo aver raggiunto un valore massimo a fine 2015, l’indice di fiducia dei consumatori è crollato nei primi sei mesi del 2016, rimangiandosi tutto l’aumento dell’ultimo anno. Il calo ha controbilanciato in negativo la crescita del reddito disponibile dei primi mesi del 2016. Come mostra il grafico, la discesa della fiducia è avvenuta più o meno quando le borse mondiali sono cadute e l’entrata in vigore bail-in ha scoperchiato i problemi nascosti sotto il tappeto di grandi e piccole banche italiane. Ben prima che i sostenitori del “Leave” prevalessero nel referendum britannico di giugno
VIAGGI E DENARI
OfTravel
Mangiare in ristoranti famosi con menù a prezzo fisso scontati a New York, durante l’appuntamento gastronomico NYC Restaurant Week. Ammirare un “campo di luce” sotto l’Ayers Rock, uno dei simboli dell’Australia. Prendere una lezione di tango a Buenos Aires o mostrare la propria arte al Fringe Festival di Edimburgo oppure all’eclettico Burning Man nel deserto del Nevada. Passando per Bangkok, che festeggia il compleanno della Regina e la Festa della Mamma e lo Sri Lanka per vedere una parata di elefanti decorati e illuminati per festeggiare una reliquia del Buddha. Alcuni dei luoghi più belli del mondo offrono ai visitatori, per il mese di agosto, eventi imperdibili e unici nel loro genere. Per questi fortunati viaggiatori, ecco quando e come partecipare a 10 festival e manifestazioni, in altrettante località del mondo, che renderanno il viaggio ancora più indimenticabile. E come organizzarlo, dalla scelta del volo a quella dell’hotel.
OfTravel
La Toscana, una delle mete preferite dai turisti che scelgono di trascorrere le vacanze estive in Italia, ha tanto da offrire. Dai suggestivi paesaggi collinari, in cui si alternano filari di ulivi e vigneti, alle spiagge bianche sulla costa alternate da scogliere a picco sul mare. Nell’entroterra i piccoli centri di origine medievale conservano intatto il loro fascino originario. Mentre nelle aziende agricole disseminate lungo l’antica Via Aurelia si possono gustare i prodotti tipici locali che più di ogni altra cosa caratterizzano la regione. Ma la Toscana non è solo questo. E’ anche arte, cultura e folklore. E’ un teatro a cielo aperto per le più importanti opere liriche, sullo sfondo di maestosi monumenti risalenti all’epoca medievale. E’ un mix di fiere gastronomiche che celebrano l’arte della buona tavola e del buon vino e di rievocazioni storiche che fondono passato e presente per celebrare un ritorno alle origini mai dimenticate del tutto. Durante i mesi estivi, nelle calde serate di agosto, le piazze e i vicoli dei borghi toscani si animano e si vestono a festa. Ecco cosa di meglio ha da offrire la regione per chi ha in programma di trascorrere le vacanze estive, o anche solo un weekend da queste parti.
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Il National Geographic l’ha appena eletta la regione più bella del mondo. Perché il tacco d’Italia, la Puglia, ha uno spirito “indomito”. Ha bellezze artistiche e architettoniche di incomparabile valore culturale che richiamano i fasti di un passato contraddistinto da diverse dominazioni straniere. Paesaggi mozzafiato, con lunghe spiagge bianche e minuscole calette ghiaiose che si affacciano su acque cristalline. Paesini arroccati sulle colline, attraversati da stretti vicoli bianchi. Monasteri del 1500 perfettamente conservati. E ancora, la buona tavola, i rinomati vini e le classiche orecchiette. Per non dimenticare il folklore, le tradizioni, i ritmi di vita. Durante l’estate, poi, tutta la regione si accende, anche per i turisti, e celebra le sue specificità con sagre enogastronomiche a cielo aperto, rievocazioni medievali in grande stile e concerti in alcune delle piazze più belle delle principali città. Per chi ha in programma un viaggio durante il mese di agosto, ecco una selezione di eventi da non perdersi assolutamente.
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Mare cristallino da far invidia a quello dei Caraibi o delle Maldive. Città barocche dalla bellezza disarmante. Mix di culture che si ritrovano non solo nelle strade delle località più conosciute ma anche nei piatti della tradizione. La Sicilia ha tantissimo da offrire sia dal punto di vista delle bellezze naturalistiche e architettoniche sia da quello di eventi e iniziative, che animano non solo le località più turistiche – Taormina, Palermo, Siracusa e Noto solo per fare alcuni esempi – ma anche paesi più piccoli, ognuno caratterizzato da manifestazioni folkloristiche e culturali che rendono questa regione una delle più ricche di cose da fare. Ovunque in Sicilia si possono trovare quindi sagre di prodotti tipici, feste religiose, concerti e fiere. E ad agosto, in pieno clima vacanze, il numero aumenta ancora di più. Of Travel ha selezionato 9 degli eventi siciliani più importanti. Accompagnati, come sempre, da consigli su dove soggiornare nelle vicinanze (prenotando tramite Booking).
INTERNAZIONALE
The Wall Street Journal
CEO Jean Pierre Mustier aims to reduce costs and simplify procedures ROME— UniCredit SpA announced a management shuffle and a new structure aimed at cutting costs and improving decision making at Italy’s largest lender, one of the first major moves by its new chief executive, Jean Pierre Mustier. Under the shake-up, Chief Financial Officer Bernardo Mingrone will leave the bank and be succeeded by Mirko Bianchi, currently finance director of UniCredit’s Austrian unit. Chief Operating Officer Paolo Fiorentino also will leave the company. Two new co-chief operating officers, Ranieri de Marchis, currently head of internal audit, and Francesco Giordano, finance chief of German subsidiary HVB, will take his place. UniCredit also appointed Gianni Franco Papa as general manager; he is currently deputy general manager and head of the bank’s corporate- and investment-banking division. In the newly expanded role, Mr. Papa will focus on developing the bank’s client offerings and maximizing cross-selling and value creation throughout UniCredit’s divisions, the bank said.
The Wall Street Journal
ZURICH—Switzerland’s biggest banks—UBS Group AG and Credit Suisse Group AG—are expected to post downbeat quarterly results later this week, as each struggle amid turbulent markets and increasingly strict regulation. Among the newest challenges: a tightening squeeze due to the country’s negative interest rate policy. Negative rates aren’t new in Switzerland. The Swiss National Bank started the policy in December 2014, and in January of last year it reduced the rate on bank deposits stored at the SNB to -0.75%, where it has stayed since. Central banks in Japan, Denmark, Sweden and the eurozone have also used negative rates, which may boost growth and inflation by weakening demand for their currencies.
The Wall Street Journal
Deutsche Bank AG said Wednesday that its second-quarter net income fell 98% to €20 million ($21.99 million). The German lender said second-quarter net revenue was €7.4 billion, a 20% decline from the same period a year earlier. Deutsche Bank’s shares have fallen 43% this year, compared with the 27% decline of the Stoxx Europe 600 banks index. Investors have sold European bank shares since the U.K. voted June 23 to leave the European Union. Deutsche Bank has been hit harder than most. The Frankfurt-based bank is cutting costs and clients and trying to satisfy new, more-stringent capital requirements over the next three years. Its turnaround strategy has eaten into trading and investment-banking revenue, and investors’ concerns about the adequacy of its capital cushion have persisted. The bank also has been trying to settle regulatory investigations expected to result in big fines, another uncertainty for investors
The Wall Street Journal
The Dow Jones Industrial Average slipped Tuesday after a handful of disappointing earnings reports. The moves added to Monday’s declines, pulling the index further away from recent record highs. The Dow industrials fell 19 points, or 0.1%, to 18474 and the S&P 500 was little changed. The Nasdaq Composite Index rose 0.2% as technology shares gained.
TECNOLOGIA
la Repubblica
Invia per email Stampa 25 luglio 2016 29 LE IMPRONTE DIGITALI per sbloccare uno smartphone non sono la soluzione più sicura: meglio il più classico pin. Ma per la polizia statunitense la diffusione di cellulare che usano questo sistema biometrico è una buona notizia. Le polizie Usa stanno studiando una soluzione alternativa per poter accedere ai contenuti senza ricorrere all'aiuto delle case produttrici che finora si sono sempre rifiutate di collaborare per una questione di policy, anche in caso di gravi crimini in cui sono coinvolti i possessori dei loro apparecchi. Emblematico lo scontro sul'iPhone del killer di San Bernardino, atto terroristico che ha causato 14 vittime. E la polizia sta sfruttando una 'debolezza' che era già nota da anni ai produttori di impronte digitali, e su cui alcune aziende (come la Qualcomm o la cinese Vkansee, di cui parlavamo già un anno fa nel video qui sotto) stanno investendo molto. Si può infatti fare un calco dell'impronta o con metodi semplici o anche leggermente più avanzati e precisi, come con una stampante 3D. Ed è questa la strada intrapresa dalle autorità statunitensi.
la Repubblica
ERA solo questione di tempo. Si chiama PokeMatch ed è un'applicazione di appuntamenti nata sulla scia del successo del videogioco del momento. Permette di dare la caccia ai Pokémon e all'anima gemella contemporaneamento. Il funzionamento è simile a quello delle altre applicazioni di "dating": si guardano i profili delle persone che sono nelle vicinanze e si dice sì o no. Se il sì è reciproco, allora si può chattare e mettersi d'accordo per un incontro, magari una battuta di caccia ai mostri in coppia per allentare l'imbarazzo del primo appuntamento. Poi se deve nascere qualcosa tra i due, nascerà.
La Stampa
Apple ha pubblicato ieri sera i dati della terza trimestrale dell’anno fiscale 2016, relativi al periodo aprile-giugno. L’azienda ha fatturato 42,4 miliardi di dollari e generato profitti per 7,8 miliardi (1,42$ per azione). Sempre rilevanti le vendite sui mercati internazionali, che contano per il 63% del fatturato. Numeri in linea con le stime che l’azienda aveva ufficializzato ad aprile, ma che non reggono il confronto con il terzo trimestre più ricco di sempre, ovvero quello del 2015. Un anno fa Apple fatturò 49,6 miliardi, con 10,7 miliardi di profitto.
Il Corriere della Sera
La partnership Il colosso dell’e-commerce, che aveva già annunciato che avrebbe cominciato a usarli entro il 2017, mantiene le promesse: la partnership stretta tra Amazon e la Civil Aviation Authority inglese (l’equivalente britannica dell’Enac) permetterà di allargare la sperimentazione dell’utilizzo dei droni con voli fuori dalla portata di vista dei piloti offrendo, grazie all’opportunità di migliorare l’utilizzo dei sensori per il rilevamento degli ostacoli. Un passo in più verso il volo semi autonomo dei droni che prima o poi consegneranno gli ordini davanti a casa del cliente.
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