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USCITA DI MARTEDì 31 MAGGIO 2016
COVER STORY
The Wall Street Journal
A series exploring the existential crisis facing banks in 2016 The question is so simple it seems silly: What is a bank? Of course you know the answer. A bank pools savings and then allocates that capital. Simple, right? But that’s just the start. In 2016 a big bank also doubles as an enterprise software company and a mobile-apps developer. It is a customer-service organization to big companies and individuals alike. It is a tool of government-mandated social policy. A shareholder-return engine. An international intermediary. A seller and trader of securities. A policeman of criminals. A policeman of itself. And, of late, a public vessel, dirtied by political feeling about everything from inequality to race to Congress to the U.S. Constitution itself. In a series of stories over the coming week, The Wall Street Journal will explore the simple, if beguiling, conundrum about banks today: What are they now? And what will they become?
The Wall Street Journal
The global financial supermarket is out of fashion, as CEOs jettison businesses and exit countries Eighteen years ago, Sanford Weill declared the dawn of a new era in banking. Mr. Weill, then chief executive of Travelers Group Inc., had agreed to merge with John Reed’s Citicorp, forging what would become the first financial supermarket to the world. “Our company will be so diversified and in so many different areas that we will be able to withstand” the inevitable downturns to come, Mr. Weill said in April 1998. Citigroup Inc., as it was christened, is still intact. But confidence in the model Messrs. Weill and Reed espoused is in decline. After nearly two decades of breakneck expansion into ever more countries and ever more businesses, global banks are in retreat. For most of them, it is no longer a viable strategy to try to be all things to all customers around the world.
ECONOMIA & FINANZA
la Repubblica
C i vorrà ancora un mese circa perché Unicredit nomini il nuovo amministratore delegato, che come un luminare al capezzale di un malato dovrà attentamente dosare i principi attivi (e passivi, nel caso in questione) per rilanciare la redditività e la quotazione nel medio termine. Ma la sua agenda dei prossimi sei mesi, è come se fosse già scritta. D ovrà rafforzare il patrimonio di circa 7 miliardi di euro e puntare sui business più redditizi, come il risparmio gestito e il corporate & investment banking, mentre dovrà aggredire il mare magno della banca commerciale, specie all’estero, con più multicanalità e meno filiali. E’ più facile parlare che agire, ma nessuno tra soci stabili, colleghi banchieri e addetti ai lavori oggi prevede ricette dissimili. Quel che potrà cambiare, secondo l’estro del successore, sarà il dosaggio, molto attento, degli ingredienti del rilancio: quanto capitale chiedere ai soci, quali attività (e utili futuri) vendere, quanto ridurre i costi e gli altri attivi inerti che zavorrano il bilancio da 900 miliardi. Un sapiente mix potrebbe fare la differenza tra successo o fallimento delle soluzioni tentate; e cambierà - fatalmente - pelle una banca che forse non ce l’ha ancora, perché la sommatoria di geografie conquistate da Profumo & C non è mai diventata un gruppo che marcia unito
la Repubblica
Il metodo è noto: qualcuno sceglie il candidato e poi i vari comitati si riuniscono e scelgono gli head hunter per dare una patina di correttezza procedurale ad una decisione già presa. Non ci sono conferme, ma l’impressione è che la Bce ne sia stata un po’ disturbata. Di fronte alla necessità di trovare una nuova guida per una delle principali banche dell’Unione Monetaria, preferirebbe maggior rigore e qualità. Non a caso l’ipotesi di una definizione del nuovo vertice nel consiglio di Unicredit convocato per il 9 giugno sembra essere tramontata e ora si parla di un mese, ovvero dei tempi necessari per una selezione vera e non preordinata. La confusione delle ultime settimane è lo specchio delle difficoltà di Unicredit, che ha nella governance, prima ancora che nei conti e nella complessa geografia, il suo punto più debole. Il vizio d’origine della crisi attuale sta infatti nelle scelte fatte cinque anni fa, al momento dell’uscita di Alessandro Profumo. Il consiglio allora creò una sorta di triarchia, individuando in Federico Ghizzoni (per la posizione di capo azienda), Roberto Nicastro (che successivamente ha lasciato il gruppo) e Paolo Fiorentino gli uomini ai quali affidare la gestione del gruppo. Quella scelta era dettata, come spesso accade dopo averne avuto uno, dal desiderio di non avere più un un uomo forte al comando. Così Unicredit, bruppo bancario internazionale di rilevanza sistemica, si è trovato con un vertice senza una vera leadership, nè nella figura del presidente, nè nell’amministratore delegato, che peraltro è un ottimo banchiere, stimato a Roma e a Francoforte, mentre il gruppo di una leadership forte avrebbe avuto bisogno a fronte di un consiglio frammentato e disomogeneo
Il Sole 24 Ore
Prezzo da zero virgola, azzeramento dei soci attuali che non seguiranno l’operazione, multipli comunque più alti della media e quindi alta probabilità di intervento da parte del Fondo Atlante, che oggi si è vincolato alla subgaranzia. Come ampiamente previsto, l’aumento di capitale da un miliardo di Veneto Banca seguirà un copione molto simile a quello che - un mese e mezzo fa - aveva messo in scena la Popolare di Vicenza. Con una sola differenza, che è formale ma potrebbe diventare di sostanza: in questo caso si tratta di un aumento con diritto d’opzione, dunque prima di attivare Atlante - che oggi ha sottoscritto un accordo con il consorzio di garanzia guidato da Banca Imi (Intesa Sanpaolo) - ci sarà da sottoporre l’inoptato agli azionisti della banca: un gruppo, pari almeno al 15-20% del capitale, pare intenzionato a fare la sua parte, dunque l’epilogo non è scontato. Compresa la quotazione, visto che per debuttare a Piazza affari è necessario un flottante minimo (derogabile) pari al 25%. I dettagli dell’operazione sono stati definiti oggi pomeriggio dal cda della ex popolare
Corriere della Sera
Il fondo Atlante fa il bis: dopo Popolare di Vicenza il cosiddetto «fondo salva-banche» si prepara a prendere il controllo anche di Veneto Banca, il secondo istituto ex popolare del Nord-Est travolto dalla crisi. La banca presieduta da Stefano Ambrosini e guidata da Cristiano Carrus rischia di non raccogliere presso il mercato un consenso tale da consentire che l’operazione di aumento di capitale da 1 miliardo con il conseguente sbarco in Borsa possa avere successo. Da qui la preparazione dell’intervento del fondo gestito dalla Quaestio sgr di Alessandro Penati, che replicherà quanto fatto con Popolare di Vicenza.
Corriere delle Alpi
La storia è purtroppo appena agli inizi. Gli effetti del tracollo di Veneto Banca e di Banca popolare di Vicenza li dobbiamo ancora vedere nella loro interezza. Ma sappiamo che 10-11 miliardi di valore perduto sono una enormità, tanto più perché questa ricchezza bruciata è in larga misura concentrata nella nostra regione. Decine di migliaia di famiglie venete sono alle prese con investimenti svaniti, inceneriti. E migliaia di aziende sono alle prese con partecipazioni iscritte a bilancio che andranno quotate a zero. Zero. Se non saremo vigili, rischiamo di vedere pure tendere a zero la capacità di erogare credito da parte delle due banche popolari venete, perché esploderanno i contenziosi e gli aumenti di capitale in corso potrebbero finire pur essi nel gigantesco falò. E sarà da vedere in che misura il credito negato da Vicenza e Montebelluna sarà sostituito da altri istituti bancari, tenendo conto della fragilità di parte cospicua del comparto. Occorre il massimo della capacità di reazione
Il Sole 24 Ore
Banca Carige sotto la lente a Piazza Affari (segui l'andamento degli indici), nel giorno in cui si riunisce il consiglio di amministrazione chiamato ad analizzare nodi importanti per l’istituto. Il board dell’istituto ligure deve infatti varare le linee guida del nuovo piano industriale che sarà poi inviato alla Banca centrale europea. L’istituto guidato da Mario Draghi ha concesso a Carige di posticipare di un mese, al prossimo 30 giugno, la consegna del piano nella sua interezza, ma solamente a patto che domani sia presentato lo schema generale. Oggi, inoltre, il board dovrà affrontare anche il grosso tema delle sofferenze, delle quali è appesantita la banca. Sofferenze per le quali Carige deve ancora trovare una soluzione, dopo aver rifiutato nei mesi scorsi l’offerta del fondo Apollo (l’acquisizione, con 695 milioni, di 3,5 miliardi di NPL Carige e la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato al fondo per 500 milioni).
Milano Finanza
Standard Ethics ha alzato lo Standard Ethics Rating su Banca Monte dei Paschi di Siena da EE- a EE, specificando che nel caso in cui ci fosse un aumento della quota detenuta dal Ministero del Tesoro, questo non avrebbe alcun impatto negativo sulla valutazione. L'agenzia di rating indipendente ha infatti spiegato che, nonostante le strategie di sostenibilità di lungo termine dell'istituto possano essere migliorate, "l'attuale struttura azionaria della banca, basata su un modello di public company e un'adeguata composizione dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo del consiglio di amministrazione, in linea con le indicazioni promosse da Unione Europea e Ocse, danno alla banca una struttura organizzativa migliore, una maggior sostenibilità e un sistema di controllo più efficiente rispetto al passato"
la Repubblica
L’ esistenza di Atlante, non solo nella mitologia greca ma più prosaicamente nel mondo dei Non performing loans italiani, dovrebbe agire da volano, per creare un mercato dei prestiti in sofferenza. L’interesse c’è, come è noto, ma finora le operazioni si sono arenate sullo scoglio del prezzo, troppo distante tra le offerte degli operatori professionali e le aspettative delle banche (che vorrebbero cederli senza mettere troppe perdite a bilancio). Fortunatamente, la “cassetta degli attrezzi” a disposizione per affrontare il problema comincia ad essere ampia. A partire dalle norme sullo snellimento dei tempi delle procedure fallimentari (insieme a una maggiore efficacia nel recupero del credito): un effetto che, secondo i calcoli del Cerved, dovrebbe portare ad accorciare le procedure da 7,3 anni ad una media di 6 (Bankitalia è anche più ottimista). L’impatto, secondo il gruppo (che si occupa tra l’altro del re-marketing dei beni pignorati, nonché del recupero extra giudiziario degli Npl bancari e di servizi legali) è sensibile sui prezzi di cessione dei crediti in difficoltà. «La parte della gestione di non performing loans, che rappresenta circa un quarto dell’attività di Cerved, è proprio quella che sta crescendo di più tra le nostre aree di business. E non c’è dubbio che tutte le misure prese dal governo vanno nella direzione giusta», conferma Marco Nespolo, neo amministratore delegato di Cerved
Corriere della Sera
Al momento è una possibilità, non una realtà consolidata. Fedele Pascuzzi, partner di Pwc, ricorda che per molte banche il problema di fondo resta vendere i crediti agli attuali prezzi di mercato: questi infatti restano molto sotto ai valori messi a bilancio per i prestiti più difficili, dunque gli istituti andrebbero incontro a forti perdite con le cessioni. Il rischio non è però uguale per tutti, calcola Pwc. La grande malata Monte dei Paschi, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnl, Mediobanca hanno un grado di copertura dei loro crediti deteriorati decisamente più alto della media delle grandi banche italiani (vedi grafico). Ciò significa che detengono in garanzia immobili migliori oppure che hanno accantonato più riserve a compensazione delle potenziali perdite. Devono temere meno di altri l’impatto di nuove svalutazioni, dunque oggi sono in posizione favorita per vendere i loro crediti in default e alleggerire il bilancio. Secondo Pwc coperture al di sotto della media si riscontrano per Ubi (ma anche con crediti «cattivi» ben sotto le medie) e per Banco Popolare; quest’ultimo stima di avere dati migliori di quelli forniti da Pwc e comunque dovrebbe risalire nettamente con l’aumento di capitale messo in cantiere per un miliardo, sul quale hanno già manifestato interesse dodici banche estere (due per oltre duecento milioni ciascuna).
Il Sole 24 Ore
L’ispezione, stando a quanto è stato possibile ricostruire, è durata qualche giorno e rientra nell’ambito degli accertamenti scattati sulla vicenda Rcs il 16 maggio scorso, giorno in cui la cordata composta da Piazzetta Cuccia ha lanciato la propria controfferta (Opa) cash a 0,7 euro sul gruppo editoriale di Via Solferino. Nel dettaglio, la Commissione vorrebbe fare chiarezza sul flusso informativo registrato nei giorni immediatamente precedenti l’Opa stanti le comunicazioni effettuate da Mediobanca e dal suo amministratore delegato, Alberto Nagel, rispetto a un coinvolgimento diretto della banca nella partita
la Repubblica
N el passo del gambero del nuovo vertice di Telecom Italia, dopo il dietro front, vano e tardivo, su Metroweb, ora è forse il momento della retromarcia sulla scorporo della rete. Temi spinosi e collegati. Su Metroweb aveva premuto senza successo l’ad Marco Patuano fino al punto delle dimissioni. Sullo scorporo, tre anni fa, si infranse definitivamente il mandato di Franco Bernabè. E già sette anni fa era stato all’origine dell’uscita dal gruppo telefonico di Stefano Pileri, capo della rete, che di scorporo aveva iniziato a parlare quando il tema era considerato un tabù indicibile. Oggi lo scorporo potrebbe essere l’ultima chance di Telecom per uscire dall’impasse in cui l’ha gettata oltre un anno di attendismo passivo del suo socio forte francese. La sconfitta nell’affare Metroweb è infatti un segnale
la Repubblica
O rmai è battaglia a viso aperto, nononostante alcune frasi di circostanza. Da quando Enel ha deciso di invadere il campo di Telecom Italia andando a costruire da zero una nuova rete in fibra ottica per l’accesso internet ad alta velocità, nella società di tlc ora guidata da Flavio Cattaneo si stanno studiando le contromisure. Nella consapevolezza, comunque, che il governo Renzi ha fornito un endorsement fondamentale alla decisione dell’Enel reso evidente dalla presentazione a Palazzo Chigi del piano banda ultra larga e poi anche con la moral suasion sulla Cdp per far confluire Metroweb nel polo di Enel Open Fiber. Cattaneo su input dei suoi azionisti francesi ha provato a recuperare questo svantaggio mettendo sul piatto una cifra molto alta per Metroweb e cercando di allettare la Cdp con uno scambio di asset, tra cui anche Telecom Italia Sparkle la cui italianità, come noto, sta molto a cuore al governo. Ma tutto ciò non è bastato a ribaltare la partita anche perchè sia il governo che i vertici della Cdp non hanno dimenticato che per oltre un anno il cda di Telecom, e in particolare Cattaneo, hanno di fatto impedito a Marco Patuano (ex ad) di acquistare Metroweb per una cifra di molto inferiore
la Repubblica
S ulla scrivania di Gianni Armani, nell’ufficio di presidenza dell’Anas, giacciono decine di dossier e una pila di 10 faldoni. «Sono le pratiche alla mia firma arrivate questa mattina. Questo è il lato oscuro della pubblica amministrazione, la burocrazia e l’effetto-cascata del carico di responsabilità. Spero che presto, nell’interesse del paese, l’Anas esca dalla Pubblica amministrazione. Abbiamo entrambi bisogno di crescere». L’uscita è già programmata. Avverrà con il conferimento delle azioni Anas alle Ferrovie. L e Ferrovie dello Stato sono già fuori dal perimetro della pubblica amministrazione e quindi possono muoversi con regole e logiche di mercato, raccogliere capitali e remunerare eventuali investitori futuri. L’operazione dovrebbe completarsi entro dicembre, dopo che in autunno avrà avuto via libera la scelta di un regime tariffario, per dotare la società di risorse raccolte in proprio, e risolto il nodo dei 9 miliardi di contenziosi che gravano sul bilancio. Presidente Armani, l’asfalto delle strade si unisce al ferro delle rotaie. Come è nata l’idea delle nozze tra Ferrovie e Anas? «È nata di ritorno dall’ Iran, dopo un viaggio compiuto con una delegazione italiana che cercava accordi commerciali con Teheran, in vista della fine delle sanzioni e dell’embargo
Il Sole 24 Ore
Ferrovie dello Stato è al lavoro sul nuovo piano industriale che vedrà la luce per fine settembre e che dovrà tratteggiare nel dettaglio il futuro del gruppo guidato da Renato Mazzoncini e tutto giocato sul mix tra trasporti - con un occhio di riguardo alle potenzialità del trasporto su gomma -, e infrastrutture dove si prepara l'integrazione con Anas. E Fs, impegnata da oggi al 2 giugno a Milano, nel “World Congress on Railway Research 2016”, organizzato dallo stesso gruppo e da Trenitalia, che riunisce mille partecipanti, tra ricercatori, ingegneri e tecnici provenienti da tutto il mondo, è già pronta a recuperare sul mercato nuova provvista per le sue esigenze di sviluppo.
il Fatto Quotidiano
A due giorni dal ritorno in Italia del marò Salvatore Girone, l’India ha deciso di cancellare tutti i bandi di gara vinti da Finmeccanica, oggi Finmeccanica-Leonardo, per equipaggiamenti destinati alla Difesa. Questo perché il gruppo italiano guidato da Mauro Moretti finirà a breve nella black list di New Delhi. Il motivo ufficiale sono le indagini per le presunte tangenti relative a un appalto da 560 milioni di euro per la fornitura di 12 elicotteri Agusta Westland. Nelle ore successive alla decisione della Corte Suprema di rimpatriare il fuciliere di Marina, il ministero della Difesa di Nuova Delhi aveva annullato un mega-contratto da 300 milioni di dollari con l’azienda per la fornitura di siluri per i sottomarini indiani. “Il processo per la blacklist è già iniziato”, ha detto il ministro indiano della Difesa, Manohar Parrikar, in un’intervista all’agenzia stampa nazionale Pti. Aggiungendo che non vi saranno più nuove transazioni con Finmeccanica e sue sussidiarie fino a quando resterà nella lista nera
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
Generalmente positivo il comparto dei bancari, guidato da Mps a +2%, B. Carige a +1,64% e Bper a +1%, mentre hanno viaggiato in territorio negativo Mediobanca a -0,3% e Ubi Banca a -0,6%. Per quanto riguarda il settore finanziario, bene anche Anima H. a +1,8%, Azimut H. a +2% e Prelios a +1,9%. Tra i migliori titoli A2A (+2,5% a 1,281 euro), con gli analisti di Icbpi che hanno confermato il rating buy e il target price a 1,66 euro dopo la notizia dell'estensione di 50 giorni dei term
Milano Finanza
Dopo l’annuncio dei risultati del primo trimestre, gli analisti di RBC Capital Markets hanno selezionato i titoli assicurativi più promettenti 1) Allianz . Il rating è outperform (performance superiore al mercato) con prezzo obiettivo 180 euro. Il business P&C sta mantenendo la crescita dei volumi e dei prezzi, mentre l'approccio differenziato nei rami vita permette di sfruttare un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. 2) AXA . Il giudizio è outperform (performance superiore al mercato) con target price 26 euro. AXA ha un vantaggio rispetto ai concorrenti nel ripensare la propria attività nel ramo vita e ha la più grande esposizione verso le riserve unit-linked. Nel primo trimestre i risultati sono stati influenzati dalla volatilità dei mercati, ma un cambiamento a lungo termine è inevitabile. Il gruppo ha anche una forte strategia di crescita dei mercati emergenti in tutte le linee di business. Il nuovo piano quinquennale sarà svelato il 21 giugno.
Morningstar
E’ ancora record di volumi nel primo trimestre per il segmento ETFPlus di Borsa italiana. Sono stati conclusi 1.446.529 contratti (+5,08% rispetto allo stesso periodo del 2015) per un controvalore di 29,04 miliardi di euro (+5,83%). A fine marzo, il patrimonio totale degli Exchange traded product (Etp) ha toccato i 48,51 miliardi, in crescita di quasi il 7% rispetto a dodici mesi prima. I flussi netti sono stati pari a 2,86 miliardi. I debutti. Nei primi tre mesi dell’anno, sono stati quotati 51 nuovi prodotti indicizzati, portando il numero totale di Etf (fondi passivi quotati) a 739 e di Etc/Etn (strumenti su materie prime, valute, ecc.) a 301. Nei debutti hanno prevalso i cosiddetti strategic beta, che hanno l’obiettivo di ottenere performance migliori o un diverso profilo di rischio rispetto ai benchmark a capitalizzazione, e gli strumenti di trading (a leva e short). Tra gli emittenti più attivi figurano Lyxor, DB X-trackers, State Street Global Advisor SPDR e UBS
INCHIESTE
Corriere della Sera
Il trattato disciplinerà un’area commerciale che vale quasi la metà del Prodotto interno lordo mondiale e circa un terzo degli scambi globali. Il valore dell’interscambio tra nord America e Europa sfiora i due miliardi di euro giornalieri. L’accordo agevolerà l’acquisto di beni e servizi, eliminando i dazi e le barriere non tariffarie che gravano sui prodotti, fattori che oggi ne aumentano i prezzi finali rendendoli così meno competitivi ed esportabili. Però il timore diffuso nel settore agricolo è di assistere a una gara impari, laddove i colossi agroalimentari statunitensi sbarcano in massa con i loro prodotti. I produttori di beni come frutta, latticini e carni prevedono più che altro un aumento delle esportazioni americane e nulla più.
la Repubblica
I l margine d’interesse che finalmente cresce, seppur di poco, dopo il meno 6,5 per cento del 2015. Più credito a famiglie e imprese. Più raccolta diretta (ma sostituendo le obbligazioni con i depositi). Utile di bilancio che risale dopo il meno 49 per cento del 2015. Non è ancora festa ma i primi segnali che arrivano dal 2016 sono incoraggianti e dicono che il sistema bancario prova a consolidare i segnali di ripresa. Dall’analisi condotta dalla società di consulenza Prometeia su 11 gruppi quotati in relazione ai dati di bilancio del I trimestre, i valori in crescita di attivi finanziari, crediti alla clientela e raccolta da clientela confermano, pur con differenze all’interno del campione, il lento ma effettivo miglioramento dei conti. Miglioramento che dal terzo trimestre sarà supportato anche dal Tltro 2, il programma che permette agli istituti di credito di finanziarsi a tasso zero presso la Banca centrale europea, con un premio dello 0,40 per cento, se la crescita degli impieghi tra due anni sarà superiore del 2,5%. Questo elemento, in particolare, consentirà alle banche di prendere fiato, riuscendo a contrastare la caduta del margine di interesse. La ricerca, inedita, di Prometeia mostra che la dinamica dell’utile è negativa rispetto ad un anno fa (-49 per cento, a 1,1 miliardi) ma positiva rispetto al quarto trimestre del 2015
Corriere della Sera
TTIP è l’acronimo di «Transatlantic trade and investment partnership», cioè l’accordo transaltantico sul commercio e gli investimenti. Prevede 24 capitoli, suddivisi in tre pilastri: 1) l’accesso al mercato, 2) la cooperazione normativa e 3) le nuove regole. Nel 2013 i governi europei hanno affidato alla Commissione il mandato per negoziare il Ttip. Quando i negoziatori della delegazione europea e di quella americana avranno raggiunto un accordo su un documento finale, il Trattato dovrà essere approvato dal Consiglio europeo e poi sottoposto al voto dei Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri della Ue
Corriere della Sera
Nelle città del 2030 gli edifici saranno delle centrali di energia. Autonomi nell’approvvigionamento e perfettamente sostenibili. Pieni di verde sulle facciate (vedi il Bosco Verticale a Milano progettato da Stefano Boeri). Nel 2030 stamperemo organi in 3D. La genetica sarà (talmente) predittiva che il nostro medico ci dirà le patologie cui andiamo incontro. Tentando di evitarle. Tra quindici anni la rivoluzione fintech nelle banche avrà avuto un effetto “disruptive” (distruttivo). Rimarranno poche filiali fisiche. L’home banking ci dirà come investire i risparmi monitorando i nostri bonifici sfruttando le potenzialità dei Big Data. Un’applicazione controllerà — tramite il Qr Code — tutta la filiera del miele che abbiamo messo nel carrello. Prima, tra qualche anno al massimo, prenoteremo il parcheggio (non a pagamento) opzionandolo (pagando) tramite geolocalizzazione. Ma brameremo (famelici) anche le zone di disconnessione. Punti “ristoro” dove la banda ultra-larga (saremo nell’epoca del 7G?) s’interrompe portando il nostro smartphone fuori da qualunque tipo di copertura. Saremo off-line. Finalmente
Il Sole 24 Ore
Salvare i portafogli gonfi di non performing loans, con un unico obiettivo: ridurre le perdite. In un sistema zavorrato da 200 miliardi di sofferenze bancarie, si stanno facendo strada gli asset manager dei crediti deteriorati: figure specializzate nella gestione dei portafogli Npl, alla prese con la valorizzazione dei crediti affidati da banche e investitori. Le funzioni vanno dall'analisi delle posizioni in gestione alle strategie di recupero, dal coordinamento dei legali esterni all'attività di reporting. «È un mestiere che si apprende, tutto sommato si parla di meccanismi abbastanza fissi. Certo, bisogna avere un mix di competenze che va dal diritto, all'immobiliare, alla matematica finanziaria» spiega Carlo Vernuccio, direttore generale di Italfondiario.
il Fatto Quotidiano
Ancora un suicidio, il secondo in tre anni, ai vertici del gruppo assicurativo Zurich. Si è tolto la vita Martin Senn, amministratore delegato della società dal 2009 al 2015. L’incarico si è interrotto lo scorso 1 dicembre, quando fu estromesso dalla direzione operativa del gruppo a seguito di un’opa fallita per la britannica Rsa e dopo essere stato al centro di critiche per la performance della compagnia. Stando alla testata di Zurigo Blick, si è ucciso con un’arma da fuoco. Nel 2013 si era tolto la vita anche l’allora capo della finanza di Zurich Insurance Group, Pierre Wauthier: nella lettera d’addio ritrovata dopo la sua morte, il manager faceva riferimento al suo superiore che da tempo faceva pressioni perché il titolo della compagnia era sceso troppo. Senn, classe 1957, è stato trovato nella sua casa di vacanza a Klosters, in Svizzera nel cantone dei Grigioni, venerdì 27 maggio. Solo il 30 maggio l’annuncio di Zurich: “Perdiamo non solo un ex amministratore delegato encomiabile e un collega molto apprezzato, ma anche un caro amico
COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Barry Eichengreen
Due dati sull’economia cinese sembrano trovare ampio consenso: il primo è che la fase di rallentamento è finita e la crescita è in ripresa; il secondo è che non va tutto bene sul piano finanziario. Dove non c’è accordo, è su ciò che accadrà da qui in avanti. La buona notizia è che la domanda interna continua a crescere. Lo scorso marzo le vendite di automobili sono cresciute di quasi il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E nel primo trimestre di quest’anno, la spesa al dettaglio è aumentata in poco tempo del 10% annuo.
INTERNAZIONALE
The New York Times
First, the economy in the 19 countries that share the euro currency is finally showing signs of a somewhat more robust and lasting recovery after a miserable six years in which it was battered by global and local crises. The eurozone grew 0.5 percent in the first quarter from the quarter before. It finally regained the level of output it had in the first quarter of 2008, before the global financial crisis associated with the collapse of U.S. investment bank Lehman Brothers, and before a crisis over high debt in some countries that almost broke up the currency union. Figures published Monday showed that business and consumer optimism rose to a four-month high in May, while inflation expectations picked up across a range of businesses. Auto sales have risen for 32 straight months. Second, oil prices have crept up, edging over $50 per barrel last week for the first time since July 2015. That should give the ECB a tiny bit of help by raising inflation. Economist Carsten Brzeski at ING-DiBa wrote in an email that "higher oil prices should lead to the first upward revision of the ECB's staff inflation forecasts since... early 2015." That was when the bank launched a major stimulus effort through bond purchases with newly printed money dubbed quantitative easing, or QE.
Financial Times
The Bank of Japan has now been conducting quantitative easing — the buying of financial assets by a central bank — for just over three years, while the European Central Bank has been doing QE for a little more than a year. In neither case have the results been satisfactory — despite interest rates in both Europe and Japan being driven down into negative territory. Why have these two central banks achieved far less success than either the US Federal Reserve or the Bank of England? Fundamentally, the reason is that interest rates are not a solution to the problems of the Japanese and eurozone economies.
The Wall Street Journal
Dana Deasy discusses the bank’s strategy since the 2014 breach, as well as working with fintech partners The amount of money most large banks spend on technology unrelated to cybersecurity is shrinking. Not so at J.P. Morgan Chase & Co., the nation’s largest bank by assets. Facing fierce competition from upstarts in the financial technology, or “fintech,” space, along with constant cybersecurity threats, J.P. Morgan is betting that tech will be an industry game-changer. That’s where Dana Deasy, the bank’s chief information officer, comes in. Mr. Deasy oversees a $9.4 billion technology budget at J.P. Morgan, including about $3 billion in new investments, that is growing—a rarity in size and allocation among large banks. He leads 44,000 technology employees, including more than 18,000 developers.
Forbes
VIENNA – Disruption is all the rage now, with laptop-powered techies – and big Internet corporations – cheerfully savaging the established order. Which is all very well and, often times, even necessary, though certainly uncomfortable for those involved. But what about the building part? You cannot live always in a state of permanent revolution à la Trotsky, after all (or, can you?). When the mist disappears a new order will emerge, with new landlords and new tenants. We are witnessing this shift happening in the music sector, in publishing, in the automotive industry and in other fields, though in many cases it’s still too early to tell winners from losers. In the Fintech space, there are some interesting things going on, with new possible configurations starting to take shape.
TECNOLOGIA
La Stampa
L’Eurostat produce statistiche ufficiali per l’Unione Europea. Ho rimarcato il termine ufficiale perché di statistiche in senso lato, con la “s” minuscola, se ne trovano tante. Il compito che abbiamo noi come Eurostat, così come gli Istituti di statistica a livello nazionale, è quello di produrre un’informazione che abbia dei requisiti di qualità: la trasparenza dei processi, delle metodologie e del trattamento dei dati. Il nostro obbligo è di essere chiari su cosa utilizziamo e come, e segnalare il livello di affidabilità del dato da un punto di vista statistico. Questo è un compito che prendiamo molto seriamente, provando sempre più a fornire i cosiddetti metadati accanto ai dati, cioè le informazioni che consentono la lettura dei dati e anche la capacità critica di capirne i limiti. In un mondo dove la grande quantità di dati a disposizione e la possibilità di linked open data (integrazione tra dati aperti) possono consentire di costruire conoscenza mettendo insieme tutto con tutto, è molto importante che la tracciabilità dei processi sia molto chiara, così come la provenienza e la qualità delle fonti utilizzate. Ai cittadini va fornita la capacità di leggere il dato e di capire cosa c’è dietro i processi di elaborazione statistica.
Il Sole 24 Ore
Lo chiamano shopping event, sarà in streaming sul sito di Tmall, parte in queste ore in Cina per concludersi il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica: è il lancio promozionale del nuovo padiglione online del made in Italy che promuove il meglio dei brand e dei prodotti sulla piattaforma commerciale Alibaba, il maggior marketplace online e mobile al mondo, con la collaborazione di Ice Shanghai. Oltre 60 aziende italiane, 100 marche e oltre 1000 prodotti tra cui pacchetti vacanza in Italia, moda, accessori, bellezza, prodotti enogastronomici, prodotti per la casa e prodotti per bambini.
la Repubblica
ROMA - Il gentil sesso su Facebook è molto più "deciso" della controparte maschile, almeno per ciò che riguarda il linguaggio. Secondo uno studio internazionale, sul social network in blu le donne scrivono in modo molto più assertivo degli uomini, portando avanti con decisione le proprie idee senza necessariamente prevaricare gli altri. Un comportamento che, secondo gli studiosi, differisce da quello adottato dalle donne in altri ambiti. A queste conclusioni arriva una ricerca di psicologi e informatici di cinque università di Stati Uniti, Regno Unito e Australia che hanno analizzato il linguaggio di oltre 15mila utenti di Facebook. "Potrebbe essere un cambiamento storico a cui stiamo assistendo", spiega al Wall Street Journal Margaret Kern, co-autrice dello studio e professoressa dell'Università di Melbourne, "le donne ora ricoprono più ruoli di leadership e di conseguenza il loro linguaggio è cambiato".
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