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USCITA DI VENERDì 29 APRILE 2016
COVER STORY
Corriere della Sera
La responsabilità dei banchieri, l’assoluta indipendenza delle aziende di credito dalla politica, la preoccupazione per la persistenza di rischi sistemici, l’auspicio di un futuro più europeo per Intesa Sanpaolo. Per Giovanni Bazoli, che per 34 anni ha guidato l’istituto e oggi ne è presidente emerito, il commiato in assemblea è stata l’occasione per confermare i principi che hanno contrassegnato il suo lungo operato. Iniziato, per lui avvocato di Brescia, quasi “per caso”. «È come avere davanti agli occhi un film che inizia il 3 agosto del 1982, quando fui designato a presiedere il Nuovo Banco, nato sulle ceneri del Banco Ambrosiano, indotto ad accettare la temeraria sfida da Carlo Azeglio Ciampi (allora Governatore della Banca d’Italia) e Nino Andreatta (ministro del Tesoro), che successivamente rappresentarono per me un fondamentale punto di riferimento in quegli anni difficilissimi, nei quali ho compreso come sia utile e non solo doveroso chiamare bene il bene e male il male, senza opportunistiche mistificazioni». Il commiato Un discorso «alto» (ripreso anche in una sua mail rivolta ai dipendenti dal titolo significativo: «Un momento di grande emozione») nel quale, ammette, non intende cedere alla «forte tentazione di rievocare la storia straordinaria» iniziata in quel weekend d’agosto che ha visto la messa in liquidazione dell’ex Banco di Roberto Calvi e la nascita del Nuovo con la riapertura di 107 filiali.
ECONOMIA & FINANZA
Milano Finanza
La Fondazione Mps non aderirà al fondo Atlante, nato per assicurare il successo degli aumenti di capitale delle banche più fragili e acquistare sofferenze. Lo ha deciso la deputazione amministratrice dell'ente senese. Nelle minute della riunione dello scorso 21 aprile si legge, infatti, che "pur accogliendo l'iniziativa in oggetto, in relazione agli obiettivi strategici che si prefigge e cioè di sostenere il settore bancario nazionale e lo sviluppo economico del sistema-paese, la Fondazione, alla luce delle strategie già implementate, in termini di asset allocation, ha deciso di non aderire all'investimento". In generale, le Fondazioni bancarie hanno aderito al fondo con 500 milioni di euro Invece la Fondazione Mps punta a cedere la partecipazione di maggioranza in Sansedoni Siena, la società immobiliare che lo scorso anno è stata svalutata per oltre 30 milioni di euro nel bilancio dell'ente presieduto da Marcello Clarich
Il Sole 24 Ore
Atlante è pronto a partire. Oggi, in un incontro di presentazione al mercato, si capiranno nel dettaglio i partecipanti al capitale del fondo di stabilizzazione del mercato, che fino ai giorni scorsi aveva raccolto 4,2 miliardi. Tra i sottoscrittori, a quanto risulta al Sole24Ore, ci sarà anche l’Istituto Centrale delle Banche Popolari che dovrebbe impegnare fino a 5 milioni di euro. Ma i vertici del fondo spiegheranno soprattutto le prospettive e le linee guida operative che saranno adottate nell’acquisto degli Npl del settore bancario. La prima urgenza tuttavia rimane quella della messa in sicurezza dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi di Popolare di Vicenza, il cui collocamento si chiuderà proprio in giornata (mentre in serata sono attesi i risultati). La popolare dovrebbe centrare l’obiettivo della quotazione con un flottante inferiore a quello minimo del 25%. L’a.d. Francesco Iorio ieri si è detto «ottimista, anzi sereno» sul buon esito dell’operazione.
Reuters
Il valore di cessione delle quattro banche salvate scende di 400 milioni circa, a poco più di 1,4 miliardi dagli 1,8 miliardi preliminari, per effetto di nuovi oneri di ristrutturazione necessari a garantire una redditività soddisfacente dei nuovi istituti in vendita. Il dato, che è indicato nel rendiconto annuale del Fondo di risoluzione presentato oggi dalla Banca d'Italia, di fatto rappresenta una diminuzione del prezzo a cui Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e Carichieti potranno essere vendute in blocco o separatamente. La metà di questi maggiori oneri futuri, concentrati nei prossimi due anni e che possono riflettere l'emersione di nuove rettifiche di credito e di costi del personale e amministrativi per la ristrutturazione, è attribuibile a Banca Marche, secondo Banca d'Italia
Milano Finanza
L'offerta è stata prolungata di un giorno per raccogliere adesioni dalla rete. Ma la risposta del mercato resta molto tiepida e la costituzione del flottante rimane a rischio I risultati con l'ammontare dell'inoptato dovrebbero essere resi noti nella serata di domani. La Banca popolare di Vicenza sposta in avanti la scadenza del periodo di offerta per l'aumento di capitale di 1,75 miliardi in corso. Confermando i rumor circolati ieri pomeriggio sui mercati, l'istituto guidato dall'amministratore delegato Francesco Iorio ha annunciato in serata che terrà[...]
Venetovox
Veneto Banca, siamo alla resa dei conti (semi) finale. Giovedì 5 maggio al PalaExpo Venice a Marghera, dalle 10 in poi andrà in scena lo scontro frontale fra due gruppi che si contenderanno gli 11 posti del consiglio d’amministrazione della ex popolare trevigiana. Da una parte la lista capitanata da chi é attualmente al comando, il presidente Pierluigi Bolla e l’amministratore delegato Cristiano Carrus (gli altri sono: Maurizio Benvenuto, su cui si sono concentrati gli strali dei piccoli soci, Joice Victoria Bigio e Beniamino Quintieri, tutti e tre del cda uscente, quindi Maria Lucia Candida, Rosa Cipriotti, Carlo Corradini, Paola Muratorio, Elena Nembrini e Claudio Sforza); dall’altra l’alleanza fra le associazioni di piccoli e grandi soci, rispettivamente guidate da Giovanni Schiavon e Matteo Cavalcante e accomunate dall’aver votato a favore della trasformazione in spa e alla ricapitalizzazione in Borsa, sia pur con accenti critici sulle tempistiche. Gli altri candidati consiglieri del blocco Schiavon-Cavalcante sono Stefano Ambrosini (consigliere della Compagnia di San Paolo, primo azionista di Banca Intesa, la cui investment bank, Imi, fa da capo-garante per l’inoptato nell’aumento di capitale), Carlotta De Franceschi (già consulente del governo Renzi proprio sulla riforma-abolizione delle grandi banche popolari), Roberto Nevoni, Dino Crivellari, Maria Cristina Bertellini, Laura Dalla Vecchia, Aldo Locatelli, Dario Cremasco, Massimo Brunelli, Fabio Bassan, Michele Padovani, Franco Puntin e Tarcisio Baggio
Milano Finanza
Ubi ha sottoscritto il contratto per la cessione del 100% di Ubi Banca International S.A. con sede a Lussemburgo a Efg International A.G., quinto polo svizzero specializzato nei servizi di asset management e private banking. La sede è a Zurigo. Efg aveva rilevato lo scorso febbraio banca Bsi a Lugano dai brasiliani di Btg Pactual (in precedenza l'istituto era in mano al gruppo Generali ). Ora Bsi deve fare i conti col fallimento del fondo pubblico malese 1Mbd, suo cliente nella sede di Singapore.
Milano Finanza
Il forte calo delle commissioni di performance quasi dimezza l'utile trimestrale di Banca Mediolanum . La società di risparmio gestito ha infatti chiuso i primi tre mesi dell'anno con un utile netto di 73,2 milioni di euro, in calo del 47% rispetto ai 137 milioni dello stesso periodo dell'anno scorso. Colpa della riduzione delle commissioni di performance, scese a 50,4 milioni da 133 milioni di euro a causa delle condizioni sfavorevoli dei mercati. L'utile è comunque perfettamente in linea con le attese del consenso che si aspettava un drastico calo delle commissioni di performance. Tanto che il titolo Banca Mediolanum si limita a un -0,07% a 7 euro a Piazza Affari.
l'Huffington Post
C’è chi dice che del decreto Indennizzi-banche, atteso venerdì 29 aprile in Consiglio dei ministri alle 18, si siano scritte almeno cinque versioni e quella definitiva sia ancora in limatura. E chi racconta che in queste settimane il testo ha fatto diverse volte la spola tra il ministero dell’Economia, il ministero della Giustizia e palazzo Chigi, più volte ritoccato, rivisto, corretto. Per il timore che, soprattutto sui rimborsi agli obbligazionisti, il ristoro, per forza di cose non per tutti (si parla di 2000 che dovranno passare per l’arbitrato), divenga un boomerang non solo elettorale (in vista delle amministrative) ma anche giuridico, con il rischio di una valanga di ricorsi. Tant’è che quello atteso domani in Cdm, annunciato dallo stesso ministro Pier Carlo Padoan, e su cui i ritocchi sono ancora in corso, più che delle banche sembra essere ad ora il decreto delle incertezze
la Repubblica
L'assemblea di Generali, la prima sotto la guida del ceo Philippe Donnet, ha nominato il nuovo cda che è composto da 13 membri, dei due quali eletti dalle minoranze. La lista di maggioranza presentata da Mediobanca ha ottenuto il 67% dei voti e la lista presentata da assogestioni il 32,17%, come ha comunicato il presidente Gabriele Galateri. Il nuovo cda sarà in carica fino alla chiusura dell'esercizio 2018. Erano presenti a Trieste in proprio soci che detengono il 14,34% del capitale, presente poi un ulteriore 32,185% del capitale per delega, per un capitale rappresentato pari al 46,827%. Il presidente Galateri ha reso noti i nomi dei soci di peso: Mediobanca con il 13,212%, Leonardo Del Vecchio tramite Delfin con il 3,163%, Francesco Gaetano Catagirone con il 3,002%, BlackRock con il 2,824%, People Bank of China con il 2,005%.
la Repubblica
"Un bel parterre internazionale", commenta in apertura di assemblea il presidente Gabriele Galateri. Il gruppo italiano storicamente con la maggior rete di presenza all'estero fin dalle origini, Generali, conferma anche questa volta la forte rappresentanza di investitori internazionali: in assemblea, per approvare il bilancio 2015, c'e' il 19,87% del capitale sociale in mano ai fondi internazionali. L'anno scorso pero' erano di piu', il 20,97% (quando era ancora amministratore delegato Mario Greco). Complessivamente, e' presente il 46,8% del capitale, percentuale non troppo dissimile dal 2015 (46,3%) e dal 2014 (46,11%). Poche le variazioni anche nella compagine estera: i primi due azionisti restano Blackrock, passato dal 2,61 del 2015 al 2,82% presentato in assemblea (ma il fondo si avvale della facolta' per gli investitori internazionali di non comunicare al pubblico le proprie partecipazioni complessive sotto il 5%) seguito dal 2,005% di People bank of China, praticamente la stessa partecipazione dello stesso scorso.
la Repubblica
Via libera dell'assemblea degli azionisti di Finmeccanica al nuovo nome della società, 'Leonardo', proposto dal cda. La nuova denominazione verrà assunta dal primo gennaio 2017: fino ad allora ci sarà un periodo transitorio nel quale la società potrà essere chiamata 'Leonardo-Finmeccanica' oppure brevemente 'Leonardo' o 'Finmeccanica'. Per la società, "il 2015 è stato un anno di svolta con la creazione di una one company, operativa dal primo gennaio 2016" e si è avvertita l'esigenza "di un nuovo nome che la rappresenti". Ad affermarlo il presidente Giovanni De Gennaro, presentando all'assemblea, nella parte straordinaria, la proposta di cambio di nome in Leonardo. Tra i grandi azionisti presenti, il ministero dell'Economia (30,20%), Europacific Growth Fund (2,98%) e Government of Norway (1,82%). A favore del cambio di nome ha votato il 99,74% degli aventi diritto
Il Sole 24 Ore
Nel primo trimestre 2016 Eni ha realizzato un utile operativo adjusted di 470 milioni di euro, in calo del 69% rispetto al primo trimestre 2015 a causa della flessione della E&P (-1 miliardo) “determinata dalla significativa riduzione del prezzo del petrolio (-37%), il cui impatto e' stato attenuato dalla crescita delle produzioni, dalla riduzione dei costi e dai minori ammortamenti”. Lo riferisce una nota. Il risultato netto adjusted e' negativo per 77 milioni rispetto all'utile di 700 milioni del primo trimestre 2015. La riduzione e' dovuta al “calo dell'utile operativo e alla meno che proporzionale riduzione degli oneri tributari attribuibile principalmente al settore E&P a causa della concentrazione dei risultati ante imposte positivi nei contratti di PSA che, piu' resilienti in scenari decrescenti, sono pero' caratterizzati da tax rate mediamente piu' elevati”. I risultati sono sostanzialmente in linea con le previsioni di mercato.
Corriere della Sera
«Questa è la mia offerta: trasparente e non modificabile. Sarà il mercato sovrano a decidere se si tratta di un’offerta congrua e se uno con la mia storia sia adatto a guidare il nuovo gruppo». Non c’è rilancio sull’offerta di scambio annunciata da Urbano Cairo su Rcs e definita dal consiglio di amministrazione di quest’ultima non concordata e «significativamente a sconto». Al termine dell’assemblea degli azionisti riuniti al Circolo della Stampa di Milano, il patron di Cairo Communication conferma che il prospetto dell’operazione che valorizza l’editoriale del Corriere della Sera 0,527 euro per azione viene depositato questa mattina presso al Consob, come da calendario a 20 giorno dall’annuncio dell’8 aprile, «arricchito su alcuni temi, come le motivazioni dell’operazione». I tempi. La Commissione ha un mese di tempo per l’approvazione del documento d’offerta che partirebbe a giugno. Con le banche c’è stato un primo «abboccamento», ora saranno fissati gli incontri. Cairo si è mostrato prudente sulle ipotesi di una fusione, tra il gruppo del Corriere e quello de La7 e ha negato contatti con il governo. «Non ho parlato con nessuno» ha detto l’editore, ribadendo che la mancata informativa ai soci storici «è una questione di correttezza: è così che funziona, tutti devono essere informati nello stesso momento». Diego Della Valle, che ha dichiarato di essere compratore di Rcs, è per Cairo «un amico che se resta mi fa piacere»
Il Sole 24 Ore
Per uno come lui allergico alle perdite e che vive l'equilibrio costi-ricavi delle sue attività con una sorta di certosina ossessione, quella minusvalenza milionaria deve essergli pesata parecchio. È proprio su Rcs, ora diventata una sua potenziale preda, che Urbano Cairo sconta uno dei pochi (per ora) insuccessi della sua carriera. Quell'investimento in titoli dell'editrice del Corriere della Sera è costato finora 31,3 milioni di euro. E ai prezzi toccati prima del lancio della sua Offerta di scambio quel pacchetto di 24 milioni di azioni valeva poco meno di 10 milioni. Con lo strappo all'insù all'indomani della sua offerta la perdita virtuale si è alleggerita a “soli” 16 milioni. Ma sempre perdita è. E forse per un uomo abituato a vincere, detenere una quota di minoranza (il 4,6% del capitale) di una società in crisi da anni e che va rilanciata non era una posizione sostenibile per lungo tempo.
Milano Finanza
Rcs può battere gli obiettivi indicati nel piano industriale. I risultati del primo trimestre del gruppo editoriale dimostrano, infatti, "in modo palese il cambio di passo rispetto all'anno precedente, evidenziando ottime performance nettamente migliori di quelle che avevamo previsto per il primo periodo di esecuzione del piano", ha affermato il presidente Maurizio Costa, nel corso dell'assemblea degli azionisti, chiamata ad approvare il bilancio 2015 e autorizzare il consiglio alla disposizione di azioni proprie che al momento ammontano allo 0,877%. Presente il 41,62% del capitale sociale della società editoriale, dalla lettura del libro soci integrata con le dichiarazioni rese alla Consob, è emerso che il fondo Vanguard ha incrementato la sua partecipazione in Rcs al 2,874% del capitale sociale, rispetto al 2,299% dichiarato in precedenza.
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
Piazza Affari è stata sostenuta dai bancari, con l'indice che ha accelerato ulteriormente a fine seduta. Mps ha chiuso a +2,48%, Bper a +3,91%, Bpm a +3,79%, Banco Popolare a +4,32% e Unicredit a +4,21%. In grande spolvero anche Saipem (+12,20%) sostenuta da risultati trimestrali che hanno evidenziato margini operativi oltre le aspettative del consenso, e Telecom (+2,97%), con Icbpi che conferma il rating buy e il target price a 1,04 euro
la Repubblica
La Banca centrale giapponese non estende il suo supporto all'economia del Sol Levante: la BoJ prefersice adottare una politica attendista e verificare bene quale sia l'impatto dei tassi negativi prima di fare ulteriori passi. Una presa di posizione che fa crollare Tokyo, con le Borse Ue che trattano deboli in scia, salvo un recupero nel finale. Non è arrivato d'altra parte il supporto atteso dai dati Usa: l'economia americana ha anzi rallentato nel primo trimestre del 2016, durante il quale il Pil è cresciuto dello 0,5%. Il dato preliminare è risultato sotto le attese degli analisti, che scommettevano su un +0,7%, e ha frenato dal +1,4% registrato negli ultimi tre mesi dello scorso anno. Se gli investimenti fatti nel settore immobiliare hanno contribuito con una solida crescita alla performance complessiva, la debolezza di quelli delle imprese e l'export - abbattuto dai corsi delle materie energetiche e dalla domanda estera in calo - hanno azzoppato la crescita.
Milano Finanza
Gli analisti della banca d'affari francese hanno selezionato sui listini europei i titoli che meritano il rating buy (comprare), grazie alle potenzialità ancora inespresse anche in uno scenario di deflazione 1) Akzonobel. Target price di 75 euro (total return del 19%) per la multinazionale chimica olandese, che capitalizza 16 miliardi di euro. Il focus è sulla qualità degli utili e sulla ristrutturazione nei mercati emergenti, mentre aumenta l’efficienza grazie al taglio dei costi. Il titolo tratta a 14,6 volte l’utile 2016. Il dividend yield 2016 è 2,7%. 2) Axa . Il prezzo obiettivo del titolo (55 miliardi di capitalizzazione) è 32 euro (total return del 45%). Il gruppo assicurativo francese è uno dei più promettenti del settore, ma le sue potenzialità non sono ancora scontate nelle quotazioni attuali
Morningstar
Nel 2015 il patrimonio europeo dei fondi azionari specializzati in azioni ad alto dividendo ha superato i 105 milioni di euro ed è in larga parte detenuto dai comparti che investono sui mercati globali (74%). Dopo il 2011, le strategie income sull’azionario hanno conosciuto un vero e proprio boom, con flussi netti che nel 2013 hanno superato i 15,4 miliardi. L’anno scorso si è chiuso a +6 miliardi, registrando una crescita organica (flussi in rapporto al patrimonio iniziale) del 28% contro il magro +0,72% dell’equity nel suo complesso. Non è mancato l’interesse neppure nella turbolenta prima parte del 2016: mentre a gennaio hanno subito riscatti superiori alle sottoscrizioni, a febbraio il saldo è stato nuovamente positivo per 273,45 milioni.
Morningstar
La vecchiaia è la più inattesa tra tutte le cose che possono capitare a un uomo, scriveva Lev Tolstoj. Chi si occupa di gestire portafogli finanziari, invece, sembra pensarci con parecchio anticipo. L’invecchiamento della popolazione è infatti un fenomeno globale che si sta trasformando in una grande fonte di opportunità d’investimento. Gli esperti hanno chiamato questa tendenza Silver economy (economia d’argento), cioè l’insieme di quelle attività dedicate all’invecchiamento delle nostre società. Un po’ come la Green economy, i cambiamenti demografici impattano moltissimi settori: l’intrattenimento, i trasporti, il cibo, la sicurezza, la salute, la casa, le assicurazioni, le telecomunicazioni, lo sport. Tutti questi mercati si stanno già adattando attraverso lo sviluppo di segmenti appositamente dedicati a una popolazione che invecchia e che quindi presenta bisogni specifici. “Il fenomeno globale dell’invecchiamento è una reale opportunità, portatrice di crescita economica e occupazione”, ha affermato Vafa Ahmadi, responsabile globale della gestione tematica CPR AM e gestore del comparto CPR Silver Age, durante una conferenza stampa a Parigi. “Negli ultimi 15 anni, le aziende legate a queste tematiche hanno registrato un tasso di crescita del fatturato e dei risultati mediamente superiori al resto dell'economia (tra l’1 e 1,5% più alti) e un minore costo del capitale”
Morningstar
Il Giappone è conveniente? Guardando l’andamento delle categorie Morningstar dedicate al Sol levante dell’ultimo mese qualche dubbio potrebbe venire. In quattro settimane quella dedicata alle large cap è salita (in euro) di quasi il 4% (3,2% in yen), mentre quella riservata alle small e mid cap ha fatto segnare +2,25% (+2,1% in valuta locale). Dai massimi degli ultimi tre anni toccati l’estate dell’anno scorso, tuttavia, le due categorie si sono lasciate alle spalle rispettivamente il 14,6% e il 10% (in moneta unica). Tra le principali ragioni che hanno portato alle vendite ci sono state le turbolenze che hanno coinvolto i mercati finanziari asiatici e il rafforzamento dello yen che ha reso più costose le esportazioni giapponesi. Il crollo dei prezzi è stato particolarmente veloce nelle prime settimane del 2016.
la Repubblica
Caccia ai pesci grossi. La strategia dell'Agenzia delle entrate punta in alto per combattere la piaga dell'evasione. Accantonata la caccia all’errore involontario, abbandonati i recuperi solo formali o per importi esigui che oltre a creare inefficienza danno una percezione errata dell’operato dell’Agenzia, il fisco punta sui grandi contribuenti. Non solo nella veste di persecutore, ma proponendosi anche come parte di un colloquio possibile, perché diventano centrali "il dialogo, la trasparenza e un approccio chiaro, semplice e privo di preconcetti, fondamentali per far percepire la correttezza e la proporzionalità dell’azione di contrasto".
Il Sole 24 Ore
Più confronto preventivo e accesso sul luogo per gli accertamenti su case e immobili. Controlli sui conti correnti solo dopo un’attenta analisi di rischio. Attenzione più focalizzata sulle grandi frodi per evitare verifiche su importi esigui. L’agenzia delle Entrate delinea le strategie per la lotta all’evasione 2016 con lacircolare 16/Eche rappresenta un vero e proprio vademecum agli uffici territoriali su come comportarsi. Case e immobili. Dopo anche le contestazioni raccolte da «Striscia la notizia», le Entrate fissano criteri più “garantisti” per gli accertamenti su case e immobili. Il confronto preventivo «costituisce la modalità istruttoria più valida - precisa la circolare - poiché consente al contribuente di fornire chiarimenti e documentazione utili a inquadrare in modo più realistico la fattispecie oggetto di stima e, nello stesso tempo, permette all'Amministrazione finanziaria di pervenire a valutazioni più trasparenti e sostenibili»
INCHIESTE
Il Sole 24 Ore
“Le startupper sono meno degli uomini, ma è un dato che comunque rispecchia i numeri dell’occupazione femminile rispetto a quella maschile, quindi nulla di sorprendente. Le iniziative delle donne però sono guidate da pragmatismo e concretezza e quasi di default rispondono in maniera soddisfacente a uno dei principali quesiti a cui deve rispondere una startup innovativa di successo. E cioè quale problema risolve?” A parlare è Paola Garibotti, responsabile country development plans UniCredit, 46 anni. “Il mio ruolo – spiega – è individuare in Italia le azioni e i settori più importanti per la crescita del Paese e individuare come la banca può intervenire e supportarla”. Insieme a turismo (con UniCredit for tourism) e agricoltura (UniCredit per l’agricoltura), il Gruppo ha puntato sull’innovazione e ha creato UniCredit Start Lab, una serie di iniziative per il supporto delle startup innovative, che parte dalla valutazione del progetto imprenditoriale e comprende mentoring, training manageriale, business matching con corporate e investitori. Dal lancio a ottobre 2015 il programma ha circa 60 milioni di euro e supportato 142 startup.
il Fatto Quotidiano
Bankitalia versa 3,1 miliardi di euro allo Stato e riserva agli azionisti dividendi per 340 milioni di euro. Questi i numeri presentati dal governatore Ignazio Visco all’annuale assemblea dei partecipanti: la quota riservate alle casse pubbliche è in leggero aumento, pari al 3%, rispetto all’anno scorso, quando si fermava a 3,07 miliardi. Invariata, invece, la cedola staccata per i soci, che anche nel 2015 si attestava a 340 milioni di euro. Entrambi i dati, tuttavia, risultano inferiori ai livelli del 2014, quando alle banche socie erano arrivati 380 milioni di euro e via Nazionale aveva versato 3,5 miliardi allo Stato. A cambiare la distribuzione degli utili in favore delle banche era stato il decreto Imu Bankitalia approvato nel 2014 dal governo Letta, che aveva deciso la rivalutazione del capitale della banca centrale: l’esecutivo aveva così servito il regalo alle banche quintuplicando l’ammontare dei dividendi rispetto all’anno precedente.
il Fatto Quotidiano
Energia, industria, comunicazioni, media, banche, assicurazioni, lusso. Non c’è settore dell’economia e della finanza italiana in cui i francesi non abbiano un ruolo da protagonisti conquistato con perseveranza e determinazione. Per mettere le mani su Edison, ad esempio, il gigante energetico pubblico Électricité de France (Edf) si batté per ben dieci anni: era una gallina dalle uova d’oro per la quale, solo recentemente, Edf ha valutato la cessione. Non senza coinvolgere il premier Matteo Renzi che, alla fine del 2015, fece sapere di essere in contatto direttamente con l’Eliseo per discutere il dossier. L’energia è del resto un tema strategico, ma non è il solo argomento che anima le discussioni fra Roma e Parigi. Non a caso nell’ultimo meeting fra il presidente François Hollande e Renzi si è tornati a parlare di consolidamento industriale europeo finalizzato a competere in un contesto globale. In linea di principio, il discorso non fa una piega, ma si scontra poi con le ambizioni colonizzatrici francesi e con vecchi pregiudizi di un’Europa tutta da costruire: da Parigi raramente l’Italia viene vista come un partner, ma è piuttosto un interessante mercato con pezzi pregiati in vendita a prezzi stracciati
Il Sole 24 Ore
Dopo 4 anni, lo spettro di Lag torna ad agitare le acque, già peraltro molto mosse, di Parmalat. Lactalis, il gigante alimentare europeo padrone del più famoso marchio italiano del latte, si prepara a spegnere 5 candeline in Italia. Ma non è un compleanno sereno, rovinato dagli strascichi di un'operazione molto contestata, e finita anche sotto la lente dei magistrati. Parmalat, nel 2012, ha pagato 900 milioni di dollari (poi scesi a 770) per comprare dalla stessa Lactalis la società americana Lag. Fin dall'annuncio, il mercato si spacca: le minoranze gridano allo scippo del «tesoretto» di Parmalat, 1,4 miliardi di liquidità all'epoca. Da Collecchio hanno sempre difeso la decisione come un'operazione industriale che ha creato valore. Ma oggi, all'assemblea degli azionisti, il collegio sindacale, con un presidente peraltro dimissionario, dovrà raccontare quello che sa su quella che ormai è una telenovela. Il fondo attivista Amber, socio di minoranza che da anni ha ingaggiato una battaglia con Lactalis, è tornata a dichiarare guerra con un nuovo, e più pesante, esposto. DeJaVù si dice in francese, lingua che in Parmalat hanno imparato a parlare
Il Sole 24 Ore
Prima l’immobiliare, poi le azioni e adesso le materie prime. In Cina si è sviluppata una nuova bolla, che sta già provocando ripercussioni a vasto raggio, ma che potrebbe diventare davvero pericolosa se esplodesse, come insegna il crollo delle Borse di Shanghai e Shengzhen, che l’estate scorsa ha mandato in fumo 5mila miliardi di dollari, con reazioni a catena che hanno destabilizzato a lungo i mercati finanziari globali. Forti dell’esperienza, le autorità di vigilanza questa volta sembrano un po’ più reattive: la China Securities Regulatory Commission (Csrc), secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, sarebbe pronta ad imporre limiti più rigidi alle oscillazioni di prezzo, se la volatilità raggiungesse livelli elevati come la settimana scorsa
Il Sole 24 Ore
Il nome, «Fixit», è ricalcato su altri spettri che agitano la sempre più tormentata Unione europea: la mai del tutto scongiurata «Grexit» e la temuta «Brexit» su cui i cittadini britannici si pronunceranno il 23 giugno. E si tratta per ora di un’ipotesi lontana. Intanto però il Parlamento finlandese ha tenuto un primo e inedito dibattito sulla possibile uscita di Helsinki dall’euro. A renderlo necessario è stata una petizione popolare firmata da 53mila cittadini, che chiede un referendum per l’abbandono della moneta unica. Consultazione che si potrebbe tenere solo se a sostenerla fosse il Parlamento, il che non sembra probabile visto che nessun gruppo politico l’ha messa in agenda. L’iniziativa però riflette la crescente frustrazione per i risultati economici negativi del Paese (e per la conseguente austerity), di cui sempre più spesso viene incolpata l’appartenenza all’euro
COMMENTI
La Voce — Renata Targetti Lenti
Dalla nascita della classe media alla globalizzazione. A partire dall’inizio degli anni Novanta è cresciuta l’attenzione non solo per la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi all’interno dei paesi, ma anche per quella globale, cioè tra paesi e tra cittadini del mondo considerati come appartenenti a una unica comunità. Un contributo importante alla comprensione della diseguaglianza globale, e alla costruzione di indici atti a misurarla, era stato fornito nel 2010 da Branko Milanovic (The Haves and Have-Nots). Ora, lo stesso Milanovic in un recente volume ha ripreso il tema in una prospettiva di lungo periodo. L’ipotesi originaria di Simon Kuznets secondo la quale la diseguaglianza si modifica nel tempo in relazione alla dinamica del reddito medio, ed è rappresentabile come una curva a U rovesciato, non è in grado di spiegare la crescita del fenomeno verificatasi negli ultimi decenni all’interno di paesi occidentali come gli Stati Uniti. La dinamica nella diseguaglianza si presenta, invece, con un andamento ciclico, seguendo quelle che Milanovic definisce “Kuznets waves”
INTERNAZIONALE
The Wall Street Journal
Italian lender Intesa Sanpaolo SpA is in talks with a number of buyers to sell its Setefi payments unit in a deal that could value the business around €1 billion ($1.13 billion), a person familiar with the matter said Thursday. The person said Intesa has recently intensified talks with banking services company Istituto Centrale delle Banche Popolari, or ICBPI, and Italian payment services group SIA, although no binding offer was presented up to Wednesday. Setefi, which manages electronic payments for roughly 15 million credit cards mostly issued by Intesa, had initially attracted the interest of a number of private-equity funds, the person said
Financial Times
Fiat Chrysler is in talks with Alphabet, Google’s parent, about a technology collaboration focused on self-driving cars, a person familiar with the discussions has told the Financial Times. Talks on a deal — which would pair Alphabet’s expertise in autonomous vehicle technology with Fiat Chrysler’s manufacturing know-how — had been going on for several months, the person added. Any venture would considerably accelerate progress towards autonomous vehicle technology at Fiat Chrysler, which has been far slower than rivals to invest in the field. However, Fiat Chrysler’s relative inexperience in the field could make it easier for Alphabet to team up with the company than with Ford or General Motors. Ford, whose approach to autonomous vehicles is similar to Alphabet’s, has steered clear of entering a joint venture in autonomous vehicles with the tech giant.
The New York Times
IT was the car that symbolized Chrysler’s comeback from bankruptcy, and the star of its iconic Super Bowl ad five years ago that played up vehicles “imported from Detroit.” And when Sergio Marchionne, the chief executive of Fiat Chrysler Automobiles, announced in 2011 that the company was paying back its lifesaving loans from the federal government, he did it in front of hundreds of cheering workers who made the Chrysler 200 sedan. But despite its early promise as a competitor to top-selling models like the Toyota Camry and the Honda Accord, the 200 has floundered in the marketplace — and exposed Fiat Chrysler’s limitations in the midsize car segment. In the first three months of this year, sales of the 200 in the United States dropped 63 percent from the same period in 2015. By contrast, the company’s overall sales have increased 9 percent.
The Wall Street Journal
January and February witnessed a storm of fear and loathing around European banks and Deutsche Bank was most exposed. In that light, it is surprising that the bank’s first quarter revenues weren’t worse than reported on Thursday, especially in its investment banking and markets business. This was always going to be a lost year for Deutsche Bank investors as it pursues a floor-to-ceiling remodelling job. The good news is that the apparent crisis of internal morale that saw a collapse in markets revenues in the final quarter of 2015 at least looks to have abated. The bad news is that there could still be a sting in the tail from legal settlements. The first quarter has been punishing for all investment banks. But, more than any other, Deutsche Bank also suffered a huge leap in its own perceived riskiness, as shown by the near tripling of the cost of protecting its debt against default.
The Wall Street Journal
Current and former executives at Credit Suisse Group AG, stretching from New York to the Swiss lender’s top ranks in Zurich, are sparring over who was responsible for the bulk of almost $1 billion in losses in recent months, according to people familiar with the matter. One particular point of dispute: Past and present top executives of the investment bank have given differing accounts of who was in charge of what during a critical period for the loss-making trading business late last year. The ongoing dissension, details of which haven’t been previously reported, adds to a sense of chaos at Credit Suisse, complicating an-already difficult task for its Chief Executive Tidjane Thiam, who is scaling back the lender’s investment bank to satisfy investors and regulators. Mr. Thiam must do that while preserving morale and the reputation of the 160-year-old global bank
Financial Times
UBS is planning to merge large parts of the back and middle-office functions in its wealth management business, in a move that will save the Swiss group several hundred million francs a year and will result in hundreds of job cuts in its initial stage. Three people familiar with the plans told the Financial Times that an announcement on the restructuring of the world’s biggest wealth manager was likely to be made next Tuesday, when UBS releases its first-quarter results.
TECNOLOGIA
Le News di Of
Hanno lanciato un servizio per trasferire soldi a un amico istantaneamente, Jiffy, già utilizzato da numerosi istituti di credito. Stanno implementando la tecnologia per fare i pagamenti nei negozi utilizzando il telefonino. Hanno acquistato l’app che contiene coupon digitali per avere uno sconto sulla spesa, T-Frutta. E ora si apprestano a lanciare altre soluzioni per i pagamenti ai negozianti e alla pubblica amministrazione. Il mercato dei mobile payments è sotto attacco. E nuovi e potenti attori potrebbero sbarcare anche in Italia nei prossimi mesi: dai colossi di Internet, Google su tutti, alle società produttrici di telefoni cellulari, come Apple e Samsung. Come possono proteggere il loro business le banche? Nicolò Romani, Responsabile Innovation Lab di SIA spiega a Of-Osservatorio finanziario tutte le novità, i servizi e le iniziative in arrivo per il 2016. E racconta le sfide e gli scenari di un mercato in via di trasformazione.
Wired
L’Italia sì è collegata per la prima volta ad Internet il 30 aprile 1986. Questo vuol dire che sabato cade il trentennale di un evento che ci ha cambiato tutti, anche se non ce ne rendiamo conto perché a Internet ci viviamo dentro. Per ricordare i visionari che fecero l’impresa, a Pisa si terrà una grande festa organizzata dal CNR con il digital champion Riccardo Luna, mentre in tutta Italia si svolgono incontri e celebrazioni, sopratutto nelle scuole. Ma perché l’evento centrale si tiene a Pisa? Perché il primo segnale Internet dall’Italia è partito dalla cittadina toscana ed è arrivato a Roaring Creek in Pennsylvania spedito sulla rete Internet grazie ai satelliti del Telespazio in Abruzzo. Un evento per niente scontato per due motivi: Internet era ancora una rete giovane che collegava pochi centri di supercomputing tra vari stati americani e — secondo — in Italia c’erano altre reti di computer che collegavano aziende e università. All’epoca infuriava la feroce battaglia dei protocolli tra università, centri di ricerca e organizzazioni scientifiche, ma sopratutto fra l’Europa e l’America: ognuno voleva affermare il proprio standard di comunicazione sulle reti digitali
Il Sole 24 Ore
Il Garante della privacy ha ordinato a Facebook di mettere a disposizione di un utente tutti i dati che lo riguardano. Le informazioni devono essere comunicate in forma intelligibile e devono comprendere tutto ciò (notizie, foto, ecc.) che è presente nei profili aperti sul social a nome dell'interessato, compresi i cosiddetti fake, ovvero gli account falsi. Non solo: la società di Menlo Park dovrà bloccare il fake ai fini di un eventuale intervento da parte della magistratura. Proprio da un profilo falso prende, infatti, spunto la vicenda portata all'attenzione dell'Autorità guidata da Antonello Soro. Un utente Facebook aveva lamentato di essere stato vittima di minacce, tentativo di estorsione, sostituzione di persona e indebita intrusione nel proprio account da parte di una persona con la quale aveva, dapprima, intrattenuto una corrispondenza online di carattere confidenziale. Successivamente, quei messaggi si erano trasformati in richieste di denaro
Il Sole 24 Ore
Riconoscono le emozioni di un essere umano in real time, “ragionano” come la parte destra del cervello dell'uomo, e riescono persino a far credere agli umani di essere un ragazzino che chatta (e non un software). Ecco cosa possono fare oggi le macchine
la Repubblica
IL FUTURO dell'archiviazione è nel DNA. Microsoft, per ora solo una ricerca, ha acquistato dieci milioni di basi di DNA (oligonucleotidi) da Twist Bioscience, un'azienda di San Francisco. L'uso del DNA come soluzione di archiviazione è oggetto di studio da diversi anni ed è destinato a diventare realtà in futuro. Non solo nel DNA è possibile salvare una quantità spropositata di informazioni (un grammo può ospitare un trilione di gigabyte, all'incirca uno zettabyte), ma c'è anche un altro vantaggio: l'archiviazione può durare sino a 2000 anni senza che i dati si deteriorino (almeno secondo l'American Chemical Society). Un altro aspetto positivo, all'apparenza minore ma non troppo, è che il DNA può rappresentare il formato definitivo: negli anni abbiamo visto fiorire (e morire) formati di archiviazione più o meno promettenti e spesso e volentieri proprietari. Con il DNA il formato non è più un problema, anche se scrittura e lettura rimangono (al momento) un'operazione complessa. Microsoft - e molte altre aziende del comparto tecnologico - hanno tutto l'interesse affinché continui la sperimentazione del DNA come mezzo di archiviazione dei dati.
la Repubblica
I dati del report 2016 non rassicurano né gli utenti né le aziende: "siamo di continuo possibili bersagli dei criminali informatici, - spiega Dine, - e le password deboli sono la causa del 63% delle violazioni. Rispetto al 2015 crescono del 16% gli attacchi ransomware ed è in ascesa anche il phishing, quando un utente riceve una mail da fonte fraudolenta. Gli anni precedenti era usato solo per il cyberspionaggio, ma quest'anno dal dossier risulta presente in sette dei nove incidenti rilevati. Nel 30% dei casi questi messaggi vengono aperti dagli utenti, dato in crescita rispetto all'anno precedente (23%), e nel 13% vengono cliccati anche gli allegati e i link nella mail permettendo così l'infiltrazione del malware". Alla lista di errori commessi dal singolo individuo vanno aggiunti quelli perpetrati dalle organizzazioni stesse. Classificati come “errori di vario tipo”, questa tipologia di incidenti è al primo posto nella classifica delle violazioni di sicurezza individuate dal report di quest’anno. Non a caso il 26% di questi errori riguarda l’invio di dati sensibili al destinatario errato. Gli altri errori catalogati sono eliminazione non corretta di informazioni aziendali, errori nella configurazione dei sistemi informatici, furto o smarrimento di dispositivi come laptop o smartphone.
la Repubblica
'LASCIATE un messaggio'', presto anche su WhatsApp. Il classico input delle segreterie telefoniche forse è in arrivo anche per il servizio di messaggistica istantaneo. Stando alle alcune indiscrezioni sulla versione iOS, infatti, la novità potrebbe arrivare con il prossimo upgrade, insieme ad altre due funzioni con le quali WhatsApp cerca di mettere il turbo. La Voice Mail scatterà in automatico, permettendo di registrare un messaggio in caso di chiamata persa. Così come sarà possibile richiamare rapidamente un contatto dopo una chiamata persa (Call Back), senza entrare direttamente sull’app
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