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USCITA DI MARTEDì 26 LUGLIO 2016
COVER STORY
Il Fatto Quotidiano
Il passo in avanti nella raccolta di capitali di Atlante, realizzato ieri con l’impegno annunciato dalle Casse professionali di partecipare all’impresa, concentra ulteriormente l’attenzione sulla «soluzione di mercato» per portare il Monte dei Paschi in acque più tranquille. Sul possibile ruolo pubblico nel successivo aumento di capitale al momento tra Palazzo Chigi e ministero dell’Economia non si elimina a priori alcuna soluzione, e ieri un nuovo incontro fra il premier Renzi e il ministro Padoan è servito a ripassare in rassegna il ventaglio delle soluzioni possibili: la doppia mossa di mercato sull’acquisto dei crediti deteriorati e il successivo aumento di capitale rimane naturalmente la prima scelta dell’Esecutivo, che però deve mettere in conto anche la possibile necessità di un intervento pubblico straordinario (l’acquisto di strumenti di capitale e l’iniezione di fondi propri sono quelli contemplati dalle regole Ue) e l’eventuale esigenza di contrastare un effetto bail in. Quest’ultimo «per il momento rimane escluso», come ha ricordato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine dei lavori del G20 di Chengdu, ma in prospettiva tutto dipende ovviamente da quanta strada riuscirà a percorrere il mercato
Il Sole 24 Ore
La parola d’ordine, ora, è “fare presto”. Perché entro venerdì - giorno in cui l’Eba annuncerà gli esiti degli stress test europei - Mps intende alzare il velo sul piano di rilancio della banca: un programma che, come noto, prevede lo smaltimento di circa 27 miliardi di sofferenze lorde e una ricapitalizzazione significativa (si parla di 3-4 miliardi) che permetta alla banca di stare in piedi sulle proprie gambe. Certo è che il tempo stringe. Tanto che le prossime 24-48 ore sono giudicate decisive per tessere la rete che dovrebbe mettere in sicurezza la banca. Ieri le linee guida del progetto, e delle diverse soluzioni in campo, sono state al centro di nuovo Cda della banca. Un’occasione, questa, che è servita al ceo Fabrizio Viola per aggiornare i consiglieri sullo stato dell’arte in vista della prossima riunione che, al più tardi, dovrebbe essere convocata per venerdì prossimo (quando verrà esaminata anche la semestrale).
Il Sole 24 Ore
Il conto alla rovescia segna meno tre. Tre giorni alla pubblicazione dei risultati degli stress test da parte dell’Eba. Tre giorni entro i quali Mps dovrà trovare un rimedio alla (ormai certa) bocciatura che risulti credibile agli occhi della Bce. Che mai come in queste ore pare avere in mano i destini della più antica banca del mondo. Ore di tensione, com’è naturale che sia. Perché se è vero che da anni a Siena si vive alla giornata, questa volta dentro e fuori dalla banca si ha la sensazione di essere arrivati al redde rationem: le cifre in ballo, la possibilità di risolvere una volta per tutte il problema delle sofferenze e di trovare un assetto definitivo rendono questa vigilia un po’ diversa dalle altre. E un po’ più sofferta, considerato che sul tavolo c’è la stabilità di tutto il settore bancario, di cui Mps - almeno per la Borsa - resta uno scomodo benchmark.
il Fatto Quotidiano
Non c’è conflitto d’interesse dei ministeri vigilanti che tenga o evidente rischiosità della posta. Le casse pensionistiche private sono pregate di fare la loro parte nel salvataggio delle banche italiane, a partire dal Monte dei Paschi di Siena partecipata dal Tesoro. L’indicazione, tutta politica, arriva dall’Associazione degli Enti previdenziali privati (Adepp) che lunedì 25 luglio ha deliberato di “sostenere l’iniziativa Atlante 2″ per il salvataggio bancario, dopo la richiesta del governo di immettere 500 milioni di euro. Lo riferisce l’Ansa citando il documento approvato dall’assemblea dell’Adepp, che sottolinea “l’importanza di investire a sostegno del sistema Paese, nel quale i professionisti operano”
Il Sole 24 Ore
meno di una settimana dalla pubblicazione di nuovi stress-test bancari, l’establishment comunitario è in attesa di capire se e come il governo italiano vorrà sostenere gli istituti di credito più in difficoltà. Si fa strada l’ipotesi di una eventuale ricapitalizzazione privata, ma qui a Bruxelles non è ancora chiaro se l’esecutivo vorrà sostenere l’operazione con garanzie statali o intervenire successivamente con denaro pubblico, se le operazioni private non avessero successo. L’iniziativa chiaramente spetta a Roma in questo momento, tanto più se la ricapitalizzazione delle banche più in difficoltà – in particolare il Monte dei Paschi di Siena – dovesse avvenire per mano privata. In questo caso, la Commissione europea non sarebbe coinvolta nel valutare il salvataggio. Viceversa, le cose si svolgerebbero in modo diverso se denaro pubblico fosse necessario ex ante o ex post. In questa seconda fattispecie, entrerebbero in gioco le regole comunitarie sugli aiuti di Stato.
Il Sole 24 Ore — Alessandro Graziani
L’esito degli stress test sulle banche italiane non sarà preoccupante per il sistema. Resta aperto il caso di Mps, da gestire con rapidità, e di due- tre istituti medio-piccoli. Casi isolati in un sistema che resta solido. Gli scenari apocalittici descritti fino ad alcuni giorni fa da alcuni report di banche d’affari non trovano alcune conferma negli esiti informali che la Vigilanza Bce ha già comunicato in via preliminare alle banche coinvolte nel test promosso dall’Eba: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Popolare e Ubi. Venerdì prossimo si avrà la conferma ufficiale ma, a parte Mps nessuna delle grandi banche si troverà in deficit di capitale immediato. Anzi, alcune sorprese sono possibili. Analogamente, anche dallo stress test condotto direttamente dalla Bce sulle altre banche medio-grandi italiane (10) ed europee (80) - e che a differenza di quello Eba misteriosamente non sarà divulgato - non sembrano emergere casi bisognosi di «cura» oltre alle situazioni di Carige, di Popolare Vicenza e di Veneto Banca.
Il Sole 24 Ore — Isabella Bufacchi
Che al Montepaschi convenga sbarazzarsi dei non-performing loans, perchè ingessano il bilancio, assorbono capitale inutilizzato, frenano la capacità di erogare nuovi prestiti e riducono la profittabilità, non è una novità. Vale tra l’altro per tutte le banche europee oberate da quei 950 miliardi di NPLs che a fine 2015 equivalevano al 9% del Pil dell’eurozona (come ricordato ieri da Vítor Constâncio, vicepresidente della Bce). Che il MPS abbia bisogno di ricapitalizzarsi, soprattutto dopo la carenza di capitale che verrà evidenziata dai risultati dello stress test resi noti il 29 luglio o dopo la vendita di NPLs a prezzi inferiori al valore di libro, ebbene, neanche questa è una novità. L’ennesimo tonfo dell’istituto senese ieri in Borsa si spiega piuttosto per la mancanza di una soluzione chiara, definitiva e inequivocabile ai noti problemi della banca: con o senza paracadute pubblico. L’intervento dello Stato non può essere più un bail-out vecchia maniera (totalmente a carico dei contribuenti) perchè è diventato una misura eccezionale, tollerata dalle norme del bail-in (salvataggio interno con la condivisione delle perdite tra tutti i creditori)
la Repubblica
B envenuti agli stress test 2016, che per la prima volta «non stabiliscono soglie minime di promozione o bocciatura per le singole banche», come ha stabilito fin dal 24 febbraio l’Eba, per rivelarsi un utile strumento diagnostico che l’Autorità bancaria basata a Londra appronta per i vigilanti del credito europeo. Sarebbe bello che così fosse. Purtroppo la realtà e grafici mostrano per ora l’opposto. I test di sforzo bancari, al quinto appuntamento dal 2009, somigliano più all’ultimo chiodo su cui batte la Banca centrale europea per sciogliere (o tagliare?) il nodo dei crediti deteriorati degli istituti. Piatto forte non solo italiano, visto che nel continente ce n’è per 900 miliardi di euro, per il 22% italiani. Già lo scorso 6 gennaio il Meccanismo unico di vigilanza (Ssm) dell’Eurotower individuava, tra le cinque priorità per l’anno nuovo, anche il rischio di credito. Giorni dopo, le indiscrezioni sull’invio di un questionario “conoscitivo” sui crediti deteriorati ad alcune vigilate - tra cui le italiane Mps, Carige, Banco Popolare, Bpm, Bper, Unicredit - causavano forti vendite sui loro titoli e su tutti gli istituti più “sofferenti”, malgrado le successive rassicurazioni di Mario Draghi e della presidente di Ssm Danièle Nouy, per cui si trattava di «normale prassi di vigilanza », non diretta a «nessuna azione della Bce su banche italiane»
ECONOMIA & FINANZA
la Repubblica
E sattamente 31 anni fa un outsider di nome Francesco Micheli, svezzato dall’agente di cambio Aldo Ravelli, scalava la Bi-Invest, cuore della finanza italiana, costringendo alla resa Carlo Bonomi, figlio della sciura dei danée (Anna Bonomi Bolchini) e Mediobanca. Fu il primo segnale che il sistema di relazioni costruito negli anni dal grande tessitore Enrico Cuccia non era invulnerabile. Oggi la storia sembra ripetersi, con l’editore di riviste popolari inviso all’establishment Urbano Cairo che è riuscito a sconfiggere gli ultimi residuati del salotto Rcs, difeso fino all’ultima azione da Andrea Bonomi, figlio di Carlo e nipote di Anna. A ndrea Bonomi, operatore di successo nel private equity, per l’occasione si è alleato con Mediobanca, Pirelli, UnipolSai e Diego Della Valle, uno che i salotti li aveva denunciati e contribuito concretamente a scardinare. Le analogie tra le due operazioni a distanza di un trentennio sono molte anche se le modalità sono molto diverse: rastrellamenti in Borsa schermati da società e banche svizzere per la prima, due Opa concorrenti sul mercato per la seconda, con i gestori dei fondi che preferiscono il progetto industriale di Cairo che se andasse in porto permetterebbe di recuperare almeno in parte i soldi persi negli ultimi anni. Infatti, al di là degli strascichi legali della partita, è un fatto incontrovertibile che al netto delle quote già possedute da entrambi gli schieramenti, l’Opas di Cairo ha ricevuto dal mercato il 31,8% delle azioni Rcs mentre Bonomi e Mediobanca con l’Opa tutta in cash hanno raccolto solo il 12,9%. Si tratta ora di capire se la scalata alla Rcs da parte di Cairo è stata solo una spettacolare operazione di mercato oppure se, come fu per la Bi-Invest, può essere catalogata tra quei momenti importanti di mutamento strutturale del sistema
la Repubblica
N el 2015 la politica monetaria espansiva della Bce, che ha mantenuto i tassi di riferimento a un valore vicino allo zero, ha causato una contrazione del 4,2% del margine d’interesse delle banche italiane, tradizionale punto di forza dei loro bilanci. A questa contrazione gli istituti di credito hanno risposto aumentando i prodotti di raccolta indiretta (fondi, titoli, gestioni), in crescita del 4% nell’esercizio 2015, che hanno portato le commissioni a oltre 14 miliardi di euro (più 11,7 per cento rispetto al 2014). A scattare la foto dello scorso anno per il sistema bancario italiano è uno studio di Kpmg che uscirà nei prossimi giorni, “Bilanci dei principali gruppi bancari, trend e prospettive”. La ricerca è stata realizzata su un campione di 22 banche che rappresentano il 65% del totale dell’attivo consolidato. Il tema della qualità del credito rimane, secondo lo studio, il punto debole del sistema bancario italiano, nonostante nello scorso anno si sia registrato un rallentamento della dinamica di deterioramento degli impieghi. I crediti deteriorati lordi del campione si sono attestati a 313 miliardi nel 2015 (+1,7% sul 2014), e hanno rappresentato il 19,3% degli impieghi lordi verso la clientela. I crediti deteriorati netti sono stati di 168 miliardi (+0,8% sul 2014), e hanno costituito l’11,4% dei crediti netti verso clientela
la Repubblica
L a guerra per il credito cooperativo inizierà a settembre. L’autoriforma caldeggiata dal Governo Renzi, auspicata da Ignazio Visco, sponsorizzata dalla Bce, è diventata legge ad aprile. Dal 15 luglio i decreti attuativi, in forma consultiva, sono a disposizione del sistema per sessanta giorni. In questi due mesi si dovrà anche trovare una soluzione agli eretici trentini di Cassa Centrale Banca che stanno minacciando un gruppo alternativo a quello di Iccrea. La riforma si incardina sull’adesione delle banche ad una capogruppo. Nel testo finale, definito da Bankitalia la “testa” del sistema, avrà ampi poteri di coordinamento e di direzione. E questo è il primo nodo, tanto che in molti ritengono che i decreti attuativi stravolgano la vocazione territoriale delle Bcc e la loro autonomia, congelandola nel dirigismo della “bancona” che sta al vertice. La capogruppo naturale di questa versione italica del Credit Agricole sarebbe il gruppo Iccrea. Dopo l’inverse merger della sua holding nel piano inferiore di Iccrea Banca, con un patrimonio di 1,7 miliardi, ha anche la struttura per assolvere a questo ruolo.
il Fatto Quotidiano
Nuovi tre indagati nell’inchiesta sul dissesto della Banca Popolare di Vicenza: stavolta compare anche il nome di Roberto Zuccato, attuale presidente di Confindustria del Veneto ed ex consigliere d’amministrazione della banca. All’imprenditore, per sua stessa ammissione, la procura di Vicenza contesta il concorso in aggiotaggio e l’ostacolo alla vigilanza. Gli altri due nuovi indagati sono Franco Miranda, già consigliere d’amministrazione dell’istituto e presidente di Confartigianato Vicenza, e Massimiliano Pellegrini, funzionario incaricato di stendere il bilancio.
Il Sole 24 Ore
Exor si prepara a trasferire la sede legale in Olanda come già hanno fatto Fca, Cnh e Ferrari. Lo comunica una nota della holding di casa Agnelli. Tecnicamente, «il cda di Exor ha approvato il progetto di fusione transfrontaliera per incorporazione di Exor in Exor Holding Nv, società olandese interamente controllata da Exor che all'esito della fusione sarà la nuova società holding». Il rapporto di concambio sarà di 1 a 1, ogni azionista Exor riceverà infatti un'azione ordinaria di Exor Nv. «Negli ultimi dieci anni - spiega in una nota il presidente e amministratore delegato di Exor, John Elkann - abbiamo continuato a semplificare la nostra organizzazione e a svilupparci seguendo l'evoluzione dei nostri business. I nostri principali investimenti hanno già riorganizzato le proprie strutture societarie per riflettere meglio la loro attività globale ed è quindi naturale che Exor si allinei a loro». Pur cambiando sede, Exor resterà comunque quotata a Piazza Affari.
Il Sole 24 Ore — Alessandro Plateroti
Per chi guarda all’Italia cercando motivi per avere fiducia, la svolta olandese degli Agnelli non è certamente un segnale incoraggiante. Per un gruppo globale nato in un Paese che sconta il peso abnorme di tasse e burocrazia, anche la scelta della sede può diventare complessa. Entrano in gioco utili, cedole e investimenti. Non c’è dubbio che la decisione di spostare ad Amsterdam anche la sede di Exor e dell’Accomandita di famiglia come già fatto con Fiat-Fca, Ferrari e Cnh, abbia per gli Agnelli una chiara valenza fiscale, legale e strategica. Serve a poco accusare Olanda e Lussemburgo di fare concorrenza fiscale sleale per l’Europa e dannosa nei confronti di Paesi come il nostro. In Olanda si pagano tasse ridicole rispetto a quelle italiane sia sui redditi d’impresa che sulle rendite finaziarie, la burocrazia funziona e il diritto societario è certamente più favorevole alle esigenze degli azionisti di controllo che alla tutela dei soci di minoranza. Per una multinazionale con radicamento europeo e proiezione ormai globale come Exor e le aziende che controlla, la scelta del mercato che offre le migliori condizioni è una necessità strategica. Se sono stati commessi errori di valutazione, saranno gli azionisti a deciderlo, anche con il diritto di recesso che gli è stato garantito.
Il Sole 24 Ore
Sono passati poco più di quattro anni da quando Fiat Industrial, che da qualche tempo era stata scoporata da Fiat spa, annunciò la decisione di fondersi con la controllata americana Cnh (Case New Holland) e di spostare la sede in Olanda. Quattro anni intensi per tutte le aziende controllate dalla famiglia Agnelli, quattro anni che hanno visto lo spostamento in Olanda (e la quotazione a Wall Street) anche di Fca nell’autunno del 2014 e di Ferrari un anno dopo. Se si aggiunge l’acquisto della società riassicuratrice americana Partner Re, andato in porto all’inizio di quest’anno, il “gruppo Agnelli” del 2016 si basa su quattro pilastri principali (Partner Re, Fca, Ferrrai e CnhI) oltre a importanti attività editoriali (dall’Economist alla quota nell’Espresso) e altre partecipazioni (come la Juventus, asset affettivamente pregiato ma di minor valore economico).
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
A mettere a segno la performance peggiore è stata MpS (-8,4%), su cui pesa la scure della richiesta della Bce sullo smaltimento dei crediti deteriorati, seguita dal Creval (-6,1%), Banca Carige (-3,6%), BpM (-2,9%), Bper (-2,7%), Intesa Sanpaolo (-1,8%) e dal Banco Popolare (-1,6%). Chiusura in positivo, al contrario, per Mediobanca (+0,8%) e Unicredit (+0,4%). Sempre nel comparto finanziario, deprezzamento per Exor (-0,8%), mentre sono salite Anima (+0,8%), Unipol (+0,9%), UnipolSai (+1,2%) e Azimut (+3%).
Morningstar
Nel secondo trimestre 2016, gli investitori in Etp (Exchange traded product) hanno scelto la prudenza e cercato porti sicuri. Secondo le stime di Morningstar, i prodotti indicizzati obbligazionari hanno registrato flussi netti per 6,75 miliardi di euro, mentre quelli sulle materie prime, prevalentemente l’oro, per 3,3 miliardi. L’incertezza prima e dopo il voto inglese per l’uscita dall’Unione europea (Brexit) ha favorito i deflussi dagli Etf azionari (-2,7 miliardi), portando a -5,47 miliardi il bilancio da inizio anno. “Negli ultimi giorni di giugno, tuttavia, c’è stato un ritorno degli investitori verso questa asset class”, dice Jose Garcia-Zarate, che in Morningstar è assistant director per la ricerca sulle strategie passive in Europa. “Se si tratti dell’inizio di un trend positivo o meno è presto per dirlo, ma vale la pena sottolineare come gli investitori abbiano preso atto che Brexit non ha avuto gli stessi effetti di altri shock, come ad esempio il fallimento di Lehman Brothers. Inoltre, la ripresa dei prezzi del petrolio è probabile abbia contribuito a migliorare il sentiment sull’economia globale”.
Morningstar
Secondo Manuel Pozzi (M&G) i fallen angels, le obbligazioni che potrebbero passare da investment grade a high yield, rappresentano una buona opportunità a condizione di saper scegliere bene ogni singola azienda. E la Fed potrebbe già alzare i tassi. (video e testo)
Milano Finanza
In aumento nel primo trimestre le compravendite per immobili e i mutui contratti per acquistarli. L'Istat rileva che nel primo trimestre di quest'anno le convenzioni notarili per trasferimenti immobiliari a titolo oneroso sono state 159.932, il 17,9% in più di quelle registrate nello stesso trimestre del 2015; prosegue dunque per il quarto trimestre consecutivo un aumento delle compravendite. La ripresa del mercato immobiliare nel primo trimestre riguarda sia il comparto dell'abitativo e accessori (150.015 i trasferimenti di proprietà, +18,6% sul corrispondente trimestre del 2015), sia i trasferimenti di unità immobiliari a uso economico (9.041, +8%). A livello territoriale l'aumento delle compravendite coinvolge tutte le aree del Paese, è più accentuato nel nord-ovest (+20,7%) e sotto la media nazionale nelle isole (+16,5%), al sud (+16,3%) e al centro (+15,8%)
INCHIESTE
Il Sole 24 Ore
Ricordate il famoso rapporto diffuso a inizio 2015 da McKinsey? Quello che attestava come - alla faccia del deleveraging - il debito globale fosse salito fino a sfiorare 200 trilioni di dollari, con un aumento di ben 52 trilioni in appena sette anni? Ecco, ora una nuova analisi di S&P’s stima una crescita del debito corporate (quello delle imprese) del 50% nei prossimi quattro anni, in aumento dagli attuali 51,4 trilioni di dollari a 75 trilioni nel 2020. Non c’è da stupirsi, dopo anni di credito facile legato ai bassi tassi d’interesse e alla maxi liquidità pompata dalle banche centrali. Quasi la metà del nuovo debito corporate arriverà dalla Cina (45%), con Stati Uniti (22%) ed Europa (15%) a seguire. Una situazione sostenibile? Non secondo David Tesher, Paul Watters e Terry Chan, i tre economisti che hanno firmato il report di Standard&Poor’s: «Circa metà delle aziende che hanno emesso debito sono ad alta leva - scrivono - il che suggerisce che una correzione nel mercato globale del credito sia inevitabile». I tentativi delle banche centrali di creare inflazione hanno infatti dato vita a una situazione paradossale, scrivono i tre analisti di S&P’s, in cui «il debito emesso dalle imprese ha di gran lunga superato la crescita effettiva delleconomia mondiale, con il risultato di aumentare il rischio finanziario».
la Repubblica
«I l sistema offshore è nella realtà che ci circonda. Più della metà del commercio mondiale passa, almeno sulla carta, attraverso i paradisi fiscali. Oltre la metà di tutti gli attivi bancari e un terzo dell’investimento diretto estero effettuato dalle imprese multinazionali vengono dirottati offshore. Circa l’85 per cento delle emissioni bancarie e obbligazionarie internazionali si svolgono nel cosiddetto “euromercato”, una zona offshore extraterritoriale». Nicholas Shaxson, giornalista britannico, comincia così il suo viaggio ne “Le isole del tesoro”, raccontato in un libro uscito qualche anno fa. Da allora, nei fatti, è cambiato poco, nonostante gli sforzi di ridurre il numero dei paesi della black list. Gli scandali continuano a susseguirsi. Roberto Mania segue dalla prima A bbiamo avuto - per ultimo la vicenda dei Panama Papers che ci ha di nuovo spiattellato, come mai però era stato fatto prima, che «il sistema offshore è nella realtà che ci circonda». Una ragnatela fitta e assai estesa, flessibile, solo apparentemente esterna ed estranea all’economia legale. Frutto malato della globalizzazione finanziaria, del capitalismo virtuale, o del «capitalismo selvaggio », come dice Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze, che ai paradisi fiscali ha dedicato una corposa relazione all’ultimo Festival dell’economia di Trento. Dietro i capitali nascosti ci sono evasione fiscale, elusione, corruzione, riciclaggio
Il Sole 24 Ore
Il mercato consumer più promettente fra tutti i Paesi emergenti? La Cina. Dimenticate le paure per il rallentamento della sua economia: i consumi dei suoi oltre 1,3 miliardi di abitanti sono in decisa crescita. E vanno più veloci del Pil: +8,1% contro +6,9% nel 2015. Ecco perché la classifica 2016 di At Kearney sui 30 migliori mercati emergenti per il retail incorona la Cina. Seguita dall’India: qui la crescita dell’economia si combina alle politiche del premier Modi, che ha allentato le maglie alle restrizioni sugli investimenti esteri, con il risultato che in soli due anni le vendite del comparto retail sono cresciute dell’8,8%. L’Asia, più in generale, è il vincitore indiscusso della classifica 2016, piazzando ben quattro Paesi fra i primi cinque. «La crescita del Sudest asiatico è un fenomeno con cui le aziende del comparto retail devono fare i conti, comprese quelle italiane», sostiene Riccardo Lotti, partner di At Kearney. Uno di questi Paesi è la Malaysia, terza in classifica: un mercato piccolo, ma estremamente aperto agli investimenti esteri, e con una buona capacità di spesa da parte dei suoi abitanti (il Pil procapite a parità di potere d’acquisto è di oltre 26mila dollari; quello italiano, per avere un termine di paragone, è di 35mila).
VIAGGI E DENARI
OfTravel
Oltre 1.000 immagini, 4 Street View, 11 mostre digitali e un tour in realtà virtuale via app. Chi non ha la fortuna di poter ammirare di persona la bellezza della Valle dei Templi in Sicilia, da poco ha una nuova opzione, fornita dal Google Cultural Institute: girovagare per le antiche costruzioni greche situate vicino ad Agrigento stando comodamente seduti sul divano di casa. L’antica città di Akragas, Patrimonio dell’Unesco dal 1997, infatti, è stata al centro dell’ultimo progetto avviato dalla società culturale di Google nata con l’obiettivo di rendere fruibili le opere d’arte sparse per il mondo a tutti gli utenti del web. Come ci sono riusciti? Con l’utilizzo del Trekker, uno zaino hi-tech composto da 15 fotocamere in grado di scattare ogni 2,5 secondi e di arrivare anche in zone normalmente non accessibili ai visitatori. E per chi ha a disposizione il Google Cardboard, il visore di realtà aumentata creato dalla società di Mountain View, l'esperienza è ancora più coinvolgente. OfTravel ha selezionato alcuni degli street view presenti nella pagina del Google Cultural Institute dedicata alla Valle dei Templi, a cui si aggiungono immagini e video tra i più belli presenti sul web, indicazioni su cosa non si deve assolutamente perdere all’interno del parco archeologico e su dove dormire nelle vicinanze. Ecco come rivivere la magia della Magna Grecia.
INTERNAZIONALE
The New York Times
Two years ago, the Federal Reserve faced a predicament: One of its New York employees had leaked confidential government information to a banker at Goldman Sachs. Both men ultimately pleaded guilty to stealing government property. Goldman, for its part, paid a $50 million penalty to New York State regulators because its “management failed to effectively supervise” the banker. At that point, the case seemed to be closed, which was just as well for Goldman and the Fed — institutions dogged by the public perception that they are a little too cozy. But the Fed is now preparing an enforcement action of its own against Goldman, according to people briefed on the matter, and the bank is expected to pay a financial penalty in that case as well.
The Wall Street Journal
The dollar was steady Monday as investors turned their attention to central bank decisions later in the week. The WSJ Dollar Index, which measures the U.S. currency against 16 currencies, was essentially flat as the greenback fell against the yen but rose against the Canadian dollar and emerging-market currencies. The U.S. Federal Reserve begins its two-day policy meeting Tuesday. Investors aren’t expecting any changes to monetary policy when the Fed delivers its policy decision Wednesday, but the statement language will be watched closely for hints on the future path for rate increases. “I don’t see them trying to move the needle for this upcoming meeting,” said Mark McCormick, North American head of foreign-exchange strategy at TD Securities. “I think they’re keeping their powder dry until they can get markets going in a more hawkish direction.”
The Wall Street Journal
Energy shares led U.S. stocks lower Monday as oil prices fell, pulling major indexes away from record highs. The declines marked a pullback for the S&P 500 after the slowest trading week of 2016 left the index at a fresh record Friday. U.S. stock-trading volumes were below average again Monday. Some investors said they expected more action this week, with a busy calender of earnings reports and monetary policy meetings of the U.S. Federal Reserve and Bank of Japan. Energy stocks fell 2% in the S&P 500 as U.S. oil prices lost 2.4% to $43.13 a barrel. Chevron fell $2.59, or 2.5%, to $103.07, while Exxon Mobil declined 1.81, or 1.9%, to 92.20. The stocks were among the biggest decliners in the Dow Jones Industrial Average.
The Wall Street Journal
Rich Asians can make the best banking clients anywhere, but when markets get tough they can disappear. Private and investment banks with big wealth management arms are finding this to their detriment this year. Goldman Sachs and Morgan Stanley last week both pointed to the collapse in Asian activity to help explain worse first-half revenues, particularly in equities. Julius Baer of Switzerland added to that chorus on Monday, saying a drop in activity among wealthy Asian clients had hit commissions, fees and trading income, which were all down in the first half compared with the first half of last year.
Financial Times
Today the yen remains stubbornly strong, even as analysts assign a high probability to much more aggressive easing from the Bank of Japan when officials meet at the end of this week. The consensus in the market is now for more asset purchases and even more negative interest rates — both of which are meant to bring the currency down — in a move that would ease the pressure on the country’s exporters. However, neither is likely to have a lasting impact. Investors, particularly in Japan, are no longer dancing to the tune of the central banks. That is not for want of trying by the BoJ. The roughly 12 per cent appreciation of the yen since the end of January — when Haruhiko Kuroda, governor of the Bank of Japan, took the first step into negative rates — was one of several unexpected consequences of the policy. While the yen has weakened in July, many observers believe this year’s trend of appreciation remains intact.
Forbes
Imagine paying your bills, checking your account balance, getting help with financial questions, and generally managing all your everyday banking needs via Facebook. Sounds hard to believe? Not for customers of Tochka Bank in Russia, where all of this is possible today. Bots, of course, are big right now. Facebook has opened up its billion-user Messenger platform for business, and business wants to talk to customers. Apparently customers want to talk back: managing boarding passes for flights, sending flowers to someone special, and ordering hamburgers from Burger King.
TECNOLOGIA
la Repubblica
«G uardate la Francia. Quando siamo nati, nel 2011, solo il 10% del mercato era online. Oggi è il 35». Ci arriverà anche l’Italia, dice Charles Egly, co-fondatore e ceo di Younited Credit. Finora nel nostro Paese la richiesta di prestiti personali in Rete, per finanziarsi un viaggio o l’acquisto dell’auto, non è mai decollata. Men che meno sulle piattaforme di “social lending”, dove sono i privati a prestare ad altri privati, il cosiddetto peer-to-peer. Eppure Younited Credit, leader di questa nicchia in Francia e forte di un finanziamento da 35 milioni di euro raccolto lo scorso anno, tra gli altri anche dal fondo Kima di Xavier Niel, ha deciso di cominciare la sua espansione estera proprio da qui. Le operazioni sono iniziate a fine aprile e in tre mesi il sito ha raggiunto 2,5 milioni di euro erogati. L’obiettivo per fine anno è arrivare a 12, superando d’un balzo le piattaforme made in Italy. «Quello che è mancato finora è l’offerta», dice Tommaso Gamaleri, a capo della startup nel nostro Paese. Uno zero virgola, l’Italia, nel mercato globale da 34 miliardi di dollari del prestito tra privati. Ammesso che lo si possa definire così, visto che la maggior parte dei prestiti sono impacchettati e rivenduti a grandi fondi di investimento, che con la stretta sui tassi annunciata dalla Fed hanno cominciato a fiutare il rischio. Finanza tradizionale, insomma. Il P2p lending è morto?
Il Sole 24 Ore
Fino a qualche anno fa, la vendita di Yahoo! sarebbe entrata con prepotenza fra le operazioni più importanti di sempre in ambito tech. Oggi, invece, l’azienda con sede a Sunnyvale (California), passa a Verizon per una cifra che rimane sotto i 5 miliardi di dollari (4,8 per la precisione). Un quarto di quanto ha speso Facebook per acquistare WhatsApp, e meno di un quinto di quanto ha sborsato Microsoft per portarsi a casa LinkedIn. Esempi che ridisegnano i nuovi equilibri del web, cambiandone gli attori e le dinamiche. Nel 2000, quando WhatsApp e LinkedIn non erano neanche un’idea e Mark Zuckerberg aveva appena 16 anni, Yahoo! viveva i suoi giorni di gloria. Valeva 125 miliardi ed era probabilmente il vero titano del web. Una supremazia che negli anni, a causa di scelte sbagliate e coincidenze, è andata sgretolandosi. Mentre Google cresceva con velocità sorprendete, Yahoo! perdeva pezzi e mercato.
la Repubblica
S i chiama Cubik tv, si vede solo se si è connessi a Internet, è gratuita e, dopo un test globale che ha fidelizzato in pochi mesi 5 milioni di utenti, a settembre sarà ufficialmente lanciata in Italia. I fondatori sono tre veneziani di Portogruaro, oggi soci della Cubik Group Srl che controlla Cubik tv. Si chiamano Alberto Baldanello, amministratore delegato della società, Lorenzo Baldanello, fratello e responsabile dell’Ufficio legale e Francesco Zaccheo, chief executive officer. Cubik occupa oltre 40 persone, tra dipendenti e collaboratori, nelle tre sedi di Portogruaro, Roma e Milano. Il business plan stima almeno 30 milioni di ricavi nel 2017: «Puntiamo allo sbarco in Borsa nel 2020», anticipano i fondatori. La holding ha appena aperto il capitale a un pool di investitori, tutti imprenditori locali, che hanno rilevato, riuniti nella società Blonay, il 10% delle quote. Ora però servono altri capitali e competenze manageriali. «Siamo in trattativa con diversi operatori del settore per fare entrare un nuovo socio di minoranza nell’equity e fare il salto di qualità», spiega l’ad Baldanello. Il futuro è già oltre confine: entro fine anno Cubik aprirà a Miami e sta cercando la giusta location in Oriente, per conquistare il pubblico della social- tv cinese. Tutto è iniziato un paio d’anni fa
la Repubblica
«F oodinho si colloca, su Milano principalmente, come un importante attore del food delivery o, meglio ancora del local delivery, ovvero le consegne per negozi e ristoranti locali. La mia idea era quella di allargare il nostro business e valutare l’anything delivery, mentre Glovo, start-up nata a Barcellona nel 2014 e già pioniera in questo settore, aveva intenzione di approdare in Italia. Da qui è nata l’idea dell’acquisizione da parte dell’azienda spagnola », spiega Matteo Pichi, Country Manager di Glovo in Italia e fondatore di Foodinho. «Per Glovo ha significato entrare nel mercato, partendo da Milano, attraverso una società già ben radicata sul territorio e con una clientela fidelizzata e per Foodinho ha rappresentato la possibilità di ampliare il business utilizzando anche le risorse di Glovo». In Italia per adesso sono in sette persone, mentre in Spagna si arriva a una trentina di addetti, tra i quali molti tecnici. A Milano dispongono di oltre di 150 ‘glover’, che effettuano le consegne
Wired
Tra iOS e Android il terzo gode. Tale terzo si chiama Mesuit, è prodotto dalla cinese Jijia ed è un dispositivo capace di far girare il robottino verde sull’iPhone. Simile a una custodia con batteria, Mesuit non solo allunga l’autonomia del melafonino ma è come se fosse un vero e proprio telefonino indipendente che sfrutta il display dell’iPhone. Possiamo infatti inserire una doppia sim e il passaggio avviene in un istante, basta avviare un’app e il gioco è fatto: ecco Android sull’iPhone.
Corriere della Sera
Proponiamo una rassegna di sei smartphone tra cui scegliere per affrontare l’estate con quanto di meglio possa offrire il mercato dei dispositivi mobili di fascia entry/media. Anche disponendo di un budget che non supera i 200 euro è possibile accaparrarsi un terminale di buon livello tecnologico, con un’autonomia di tutto rispetto e funzionalità interessanti
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