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USCITA DI MARTEDì 6 DICEMBRE 2016
COVER STORY
la Repubblica
Altra operazione ammiraglia che attende al molo è l'aumento di capitale Unicredit, che lunedì 12 il cda della banca metterà a punto insieme al nuovo piano strategico. Le cifre sono immense per la banca più grande del paese: un cantiere da una ventina di miliardi, tra aumento sul mercato (tra 10 e 13 miliardi) e dismissioni di rami societari come Banca Pekao e Pioneer. E proprio l'annuncio, giunto stamani, che Unicredit ha concesso una trattativa esclusiva alla Sgr francese Amundi per vendere (a una somma stimata in circa 3,5 miliardi) il suo polo del risparmio gestito è un'indicazione chiara che la banca italo-tedesca vuole andare dritta per la sua strada, referendum o meno. Anche qui il voto pesa, sia chiaro: proprio l'assenza di un governo politico forte a Roma nei prossimi giorni potrebbe far mancare la sponda all'offerta rivale per Pioneer, che proprio l'entourage di Renzi aveva contribuito a incardinare su Poste, Anima Sgr e la Cdp, e che più difficilmente riuscirà a battere la concorrenza francese, con il risultato di consegnare a Parigi un altro pezzo di Italia, e tra i più strategici trattandosi di risparmio collettivo. Comunque l'urgenza di Unicredit, che ha il vantaggio, rispetto a Siena, di poter accedere a una platea di investitori internazionali più ampia, e attratta dalla sua rete di sportelli unica in Europa, è meno pressante: l'aumento è previsto intorno a febbraio 2017, ma potrebbe anche slittare per consentire alla situazione di assestarsi.
Il Sole 24 Ore
Il recupero di Piazza Affari dopo il No al referendum costituzionale è guidato dai titoli prevalentemente difensivi ma anche dai ciclici con maggiore esposizione sul mercato americano, dove gli operatori puntano comunque sul maxi programma di investimenti pubblici annunciato dal neo presidente Donald Trump. Tra i migliori titoli dell'Ftse Mib ci sono così Fiat Chrysler Automobiles, Stmicroelectron, Luxottica Group , Buzzi Unicem e Campari: tutte azioni segnalate da Banca Akros come possibile rifugio dopo la bocciatura del referendum e le conseguenti dimissioni del premier Matteo Renzi. Tra le società attive Oltreoceano c'è anche Leonardo - Finmeccanica, che spicca nonostante Equita, dopo l'esito elettorale, abbia ridotto il peso dell'azione ritenendo che il profilo di rischio è peggiorato in quanto la crisi di Governo potrebbe rallentare il flusso di ordini dall'Italia (che pesa il 16% del fatturato 2016); inoltre il numero uno Mauro Moretti, responsabile del recente rilancio industriale, è stato nominato da Renzi e il cda è in scadenza in primavera
Il Sole 24 Ore
«Dopo Brexit i mercati ci hanno messo tre giorni per riprendersi dallo shock, dopo l’elezione di Trump tre ore e dopo il referendum italiano tre minuti». Guillermo Hernandez Sampere, capo della sala operativa di Mppm Ek, ha evidentemente un po’ approssimato i calcoli. Ieri mattina Piazza Affari ha impiegato 37 minuti, non tre, per tornare in positivo dopo l’apertura in ribasso. Ma la sua «regola del tre», per quanto spannometrica, bene descrive il comportamento dei listini: anche questa volta gli analisti si aspettavano un tracollo della Borsa di Milano in caso di vittoria del «no», e anche questa volta il panico non c’è stato. Come con Brexit. Come con Trump. Certo: non può escludersi che la reazione negativa sia dietro l’angolo. Ma ieri il «panic selling» previsto non si è concretizzato. Gli analisti non ci azzeccano più? Le banche d’affari provano a spaventare gli elettori con pronostici catastrofici, che poi non si avverano? È tutta una messinscena? Terrorismo finanziario per pilotare (senza neppure successo) eventi elettorali? Oppure ci sono motivi ben precisi per cui i mercati finanziari sembrano avere “istituzionalizzato” il panico in movimenti delle Borse sempre uguali? Probabilmente c’è un po’ di tutto questo nella risposta dei listini
Il Sole 24 Ore — Isabella Bufacchi
La vittoria del No con ampio margine, a conferma parziale dell’ascesa dei partiti anti-euro, e la fine del Governo Renzi annunciata dal premier in piena notte sono due eventi post-referendum con portata destabilizzante che avrebbero potuto far tremare lo spread. Ma non è andata così, sebbene alcuni traders avessero previsto un allargamento del gap tra BTp e Bund fino a 30 punti in apertura, a caldo. Ieri questo termometro che ha il compito di misurare il rischio-Italia ha avuto appena un sussulto: lo spread ha chiuso venerdì pre-voto a 162, ieri in giornata ha toccato quota 173 per poi chiudere a 166, perdendo sul campo 4 centesimi di punto percentuale. Intanto i rendimenti dei BTp sono saliti tutti dalla vigilia del referendum a ieri: il 2 anni da 0,18 %a 0,19%, il decennale da 1,90 a% 2,02%, il trentennale dal 3% al 3,05 per cento.
Il Sole 24 Ore
Il risultato delle urne è stato netto: gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale. Il «no» ha raggiunto il 59,1% dei voti. Un risultato che, da un lato, ha indotto il premier Matteo Renzi a rassegnare le dimissioni; e, dall’altro, costituisce il cosiddetto scenario di «hard no». Cioè il peggiore tra quelli previsti dagli esperti. Il Sole 24 Ore ha chiesto ad alcuni esperti quali gli effetti di un simile contesto sugli asset finanziari. E, poi, le mosse sensate per gestire i propri risparmi in un simile contesto. Euro: sale la probabilità della parità con il dollaro. La moneta unica, dopo la pubblicazione dei risultati del Referendum, è un po’ scesa: ha toccato il minimo di 1,0509 ma poi è risalita. In generale la reazione è fin qui composta. Tuttavia gli esperti sottolineano un aspetto: per capire cosa realmente può accadere nel breve periodo bisogna aspettare il primo pomeriggio. Solamente quando ci saranno i mercati statunitensi aperti si potranno vedere i veri effetti della votazione italiana. In quel momento, infatti, arrivano gli ordini degli operatori statunitensi. I quali potrebbero spingere all’ingiù l’euro. Al di là della reazione di brevissimo periodo quali invece le prospettive più sul medio?
Linkiesta
Professore, nel day after del referendum ci aspettavamo una bufera in Borsa. È stata invece una giornata relativamente calma, con cali forti nel settore bancario ma senza panico. È un po’ uno scenario da occhio del ciclone, con la tempesta che potrebbe tornare presto. Quanto può durare questa situazione di attendismo dei mercati? I mercati reagiscono quando ci sono novità. L’unica novità di ieri (lunedì 5) è stata il margine di vittoria del No. Ma è stata una sorpresa relativa, perché i sondaggi anche nelle precedenti elezioni hanno sbagliato in direzione pro-establishment, non in senso contrario. Da quello che so gli operatori si erano preparati, alleggerendosi, facendo hedging. La mancata reazione della Borsa è dovuta a questo. Ciononostante, non è una buona notizia per il settore bancario italiano, come si è visto in Borsa. Qual è il profilo migliore del prossimo presidente del Consiglio? Un tecnico come Pier Carlo Padoan o una figura istituzionale come il presidente del Senato Piero Grasso? Dipende dall’obiettivo: se la priorità è sistemare le banche c’è bisogno di un tecnico che abbia credibilità a Francoforte e che capisca di banche. Se invece si vuole fare altro serve un altro profilo.
ECONOMIA & FINANZA
Milano Finanza
Mps ha reso noto ieri notte con un comunicato a Borsa Italiana i risultati definitivi dell’offerta pubblica di acquisto su 11 obbligazioni subordinate, primo passo per tentare un aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Il totale ha raggiunto quota 1.028.811.231 euro così suddiviso, come spiega la banca nella sua nota: i titoli conferiti durante il periodo di adesione (28 novembre 2016 -2 dicembre 2016) “sono stati pari a 229.572.000 in termini di valore nominale (1.022.741.000 euro, in termini di valore nominale, inclusi i titoli conferiti nell’ambito dell’offerta istituzionale Lme) per un corrispettivo aggregato di 226.263.049 euro (1.028.811.231 euro, incluso il corrispettivo dovuto per i titoli conferiti nell’ambito dell’offerta istituzionale Lme)”.
Il Sole 24 Ore
Il primo giorno di Borsa post-referendum non ha portato la tempesta temuta dopo l’emergere dei risultati, anche se Monte dei Paschi ha lasciato sul campo un altro 4,21%, ma il piano per il salvataggio e rilancio di Rocca Salimbeni ha vissuto ieri una sorta di “sospensione” parallela a quella del quadro politico del Paese. In questa chiave, l’opzione B in caso di insuccesso dell’operazione Mediobanca-Jp Morgan torna di attualità, e al Tesoro è sostanzialmente pronto il piano che passa dall’aumento di capitale «precauzionale» con intervento diretto dello Stato per salvare il Monte. A essere pronta è l’infrastruttura, figlia anche di un nuovo confronto tecnico fra Roma e Bruxelles, ma non la decisione di utilizzarla, perché molto dipende dalla rapidità di assestamento del quadro politico. Mps intanto ha confermato stamane che le adesioni alla conversione di bond subordinati in azioni ordinarie hanno superato quota 1 miliardo di euro e raggiungono quota 1,028 miliardi di euro
Corriere della Sera
Le dimissioni annunciate da Matteo Renzi dopo la sconfitta al referendum costituzionale hanno reso più difficile la realizzazione del salvataggio di Mps: hanno frenato in particolare degli investitori arabi, imponendo di fatto un rinvio fino a venerdì, se non al weekend, per valutare se ci sono ancora spazi per un’operazione di mercato. In caso contrario sarà necessario un intervento pubblico, ovvero il salvataggio da parte dello Stato. La terza ipotesi è un rinvio del termine imposto dalla Bce così da dare più respiro alla banca, anche se Mps resterebbe nell’incertezza per due-tre mesi ed esposta al rischio di una fuga di capitali. Si discuterà di tutto questo oggi in Bce. E si valuteranno i vari scenari. Il primo, quello sul quale si lavora da mesi, è l’aumento con capitali privati. Dopo l’adesione alla conversione in azioni per 1 miliardo da parte degli obbligazionisti subordinati (su 4,3 miliardi di titoli emessi) era attesa ieri la decisione del Qatar su un investimento fra 500 e 1,5 miliardi, che però aveva posto proprio la stabilità del governo tra le condizioni per investire. Se il quadro politico si chiarirà in pochi giorni, è possibile che i qatarini (assistiti da Rothschild) sciolgano la riserva. Se non succederà, salterà anche la pre-garanzia del consorzio delle 8 banche capitanato da JPMorgan e Mediobanca, che ieri hanno appunto deciso di aggiornarsi. A quel punto però potrà esserci solo il piano B.
Il Sole 24 Ore
Dall’esito del referendum costituzionale si è materializzato per Mps lo scenario peggiore: il no secco alla riforma e la caduta conseguente del Governo Renzi. Ma prima di fasciarsi la testa, il consorzio bancario guidato da Jp Morgan e Mediobanca che tira le fila dell’operazione ha deciso di prendere tempo. Qualche giorno per capire se la stabilità del contesto politico è del tutto compromessa o se invece possono esserci le condizioni, nonostante tutto, per andare avanti con quella che sempre più sembra essere diventata una mission impossible. La strada è sicuramente in salita. La conversione volontaria dei bond subordinati, in teoria, era la parte più facile perchè consentiva a una fetta di investitori di entrare “a sconto” sul successivo aumento di capitale. Chi ha preso posizione più recentemente sulle obbligazioni del Montepaschi è entrato a prezzi di molto inferiori ai prezzi proposti per la conversione in nuove azioni. L’entità dello “sconto” dipende dal biglietto d’ingresso, ma a partire la luglio ci sarebbero stati margini di sconto fino al 65-68% sulle tre emissioni convertite a 85 e dal 35% al 55% su quelle convertite a 100
Il Sole 24 Ore
La Qatar Investment Authority alla finestra sul possibile investimento in Montepaschi. Ieri, secondo indiscrezioni, si sarebbero tenuti colloqui con gli advisor del fondo di Doha (i banker di Rothschild e i legali di Freshfields) nel quale il management di Mps avrebbe aperto a un rinvio di qualche giorno della firma, da parte delle banche del consorzio di garanzia, del contratto per l’avvio dell’aumento di capitale: un ritardo volto a capire come evolverà il quadro politico italiano e se sarà nominato un nuovo presidente del Consiglio al posto del dimissionario Matteo Renzi. La garanzia del consorzio bancario è infatti una delle condizioni poste da Doha per partecipare alla ricapitalizzazione della banca senese con un maxi-gettone di presenza di un miliardo di euro
Il Sole 24 Ore
L'amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza, Francesco Iorio, si è dimesso. Il consiglio di amministrazione ha espresso il proprio “unanime e convinto ringraziamento, apprezzando l'alta qualità del lavoro svolto e la competenza, la trasparenza e l'impegno con cui Francesco Iorio ha guidato la banca”. La transizionesarà rapida e, se le attese saranno rispettate, consegnerà già domani la guida della banca al nuovo amministratore delegato, Fabrizio Viola. «Non credo ci siano altri nomi», sottolinea una fonte, confermando l'imminente approdo dell'ex ad di Mps alla guida della banca veneta controllata dal Fondo Atlante. Martedì, quindi, il board dell'istituto provvederà alla cooptazione di Viola al posto del dimissionario Francesco Iorio e poi gli attribuirà le deleghe da ad
Milano Finanza
Il banchiere potrebbe essere nominato ad di Bpvi e Veneto Banca. Legali al lavoro per aggirare il divieto di interlocking. In alternativa a Montebelluna è disponibile la poltrona di presidente. Fusione entro il primo semestre. Fabrizio Viola potrebbe guidare il nuovo polo bancario veneto che vedrà la luce entro la prima metà del 2017 con la fusione di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Sarebbe questa l’intenzione del fondo Atlante, azionista di maggioranza dei due istituti che domani pomeriggio riuniranno i propri consigli di amministrazione. Quel che è quasi certo è che a Vicenza l’ex ad del Montepaschi prenderà il posto...[...]
Radiocor
"Mi limito a dire che la mia posizione l'ho gia' espressa, non ho molto da aggiungere se non questo: mi sono interessato a Ubi quando ero presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa ed ero anche vice presidente di Banca Lombarda e Piemontese. Ci tengo a ribadire che nessuno potra' mai mettere in discussione che non c'e' nessuna motivazione ne' di ordine personale, ne' di potere". E' quanto ha affermato Giovanni Bazoli, presidente emerito del gruppo Intesa Sanpaolo, tornando sulla vicenda relativa a Ubi Banca e alle ultime notizie pubblicate sulla stampa. Bazoli ha sottolineato che all'epoca dei fatti ricopriva un ruolo di presidente di Intesa e non aveva interesse ad occuparsi anche di Ubi
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
A Piazza Affari, infatti, si sono accumulate le vendite sul settore bancario: Bpm ha perso il 7,91%; Banco Popolare il 7,44%; Mps il 4,21%,; Unicredit il 3,36%; Mediobanca il 4,24%, Intesa Sanpaolo l’1,03% e Ubi Banca l’1,15%. Stamane il Ceo di Unicredit , Jean Pierre Mustier, in un’intervista ha dichiarato che l'esito del referendum costituzionale "non cambia affatto i nostri piani". "Siamo una forte banca paneuropea commerciale, gli eventi di questa notte non cambiano la nostra strategia che è basata su prospettive di medio e lungo termine". Piani di Gae Aulenti che passano anche dalla cessione di Pioneer. Oggi l’istituto ha comunicato di aver avviato un negoziato in esclusiva per la vendita delle attività del polo dell'asset management alla francese Amundi. E’ uscita dunque dal gioco la cordata formata da Poste Italiane (+0,17%), Anima Holding (-3,66%) e Cdp, unica realtà italiana a essere stata in corsa. Pressione anche su Telecom Itaila (-2,98%). Bank of America-Merrill Lynch è rimasta comunque positiva sul titolo confermando la raccomandazione buy: la vittoria del No "potrebbe causare un'ulteriore debolezza di breve termine su Telecom alla luce delle preoccupazioni per il debito e i Cds". Tuttavia, il governo è stato uno dei maggiori driver per l'iniziativa sulla fibra di Enel (-2,2%) e quindi le dimissioni di Renzi potrebbero portare a un passo indietro su questo fronte che "potrebbe essere molto positivo per la società che si sta portando avanti con gli investimenti in fibra"
Milano Finanza
A Wall Street l’indice Dow Jones ha elevato il massimo storico intraday a 19.274,85 prima di attestarsi in crescita dello 0,24%, mentre l’S&P 500 è salito circa dello 0,5% e il Nasdaq dell’1,01%. A livello macro bene l’indice Ism servizi salito a novembre oltre le attese, sui massimi dall’ottobre 2015. Petrolio in rialzo, il Wti è avanzato di 11 cent a 51,79 dollari al barile, miglior chiusura dal luglio 2015, e il Brent di 47 cent a 54,93. I mercati americani non si sono mostrati preoccupati né sorpresi dal voto italiano. "Forse il sostegno della Banca centrale europea per contenere le ricadute negative sta contribuendo a mantenere alto il morale degli investitori, anche se il risultato del referendum rappresenta un'opportunità per il movimento antiestablishment" dei 5 Stelle che vorrebbe votare anche sulla permanenza dell'Italia nell'Unione europea, ha sostenuto Craig Erlam, analista senior di Oanda
SPECIALI
Il Sole 24 Ore
La banca investita del mandato di intermediazione finanziaria e gestione patrimoniale risponde di inadempimento contrattuale ed è tenuta a risarcire il danno se si accerta la sostanziale discrasia tra le istruzioni ricevute e il portafoglio titoli acquistato per conto del cliente, in assenza di comunicazioni che rappresentino con adeguata trasparenza l’incremento di rischio assunto dall'operazione. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 24545, depositata il 1° dicembre. Coerentemente con la struttura giuridica tipica del contratto di mandato, il rapporto di gestione patrimoniale si sostanzia in un’obbligazione di mezzi e non di risultato. Ma l’intermediario è tenuto a rispettare l’obbligo di diligenza prescritto dall’articolo 23, comma 1, lettera a), del Testo unico finanziario e dagli articoli 37 e 38 del regolamento Consob n.11522/98, a rigore di cui l’attività di amministrazione dei portafogli deve informarsi ad un indicatore di riferimento (benchmark), cui è correlato il rapporto tra rischio e rendimento
INCHIESTE
Il Sole 24 Ore
Potrebbe essere la finanza islamica a lanciare un salvagente all’oro, evitando che le sue quotazioni - già ai minimi da dieci mesi - continuino ad andare a picco. È infatti stato pubblicato un nuovo codice di condotta che per la prima volta nella storia chiarisce come è possibile investire in questo metallo senza violare la shariah, ossia i precetti religiosi dettati dal Corano e dagli altri testi sacri dell’Islam. Le linee guida messe a punto dall’Accounting and Auditing Organization for Islamic Financial Institutions (Aaoifi) con la collaborazione del World Gold Council (Wgc)stabiliscono in particolare che i prodotti finanziari debbano avere come sottostante oro fisico e che le transazioni si debbano chiudere entro un giorno
COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Isabella Bufacchi
Il mercato ha deciso: l’8 dicembre la Bce annuncerà un allungamento del QE, a importo mensile di acquisti invariato. L’estensione, dall’attuale scadenza prevista nel marzo 2017, potrebbe essere di tre, sei o nove mesi. Fin qui, facile. Quel che interessa al mercato, e soprattutto ai ministeri del Tesoro che devono rifinanziare il debito pubblico, è cosa avverrà dopo l’estensione: quando cioè la Bce inizierà a ridurre l’ammontare mensile degli acquisti. Il programma è stato aumentato da 60 a 80 miliardi, lo scorso marzo, e questo consentirebbe alla Bce di tagliare in prospettiva l’importo, ma tornando a quota 60 miliardi, senza far scattare il famigerato “tapering”. Un ritorno al punto di partenza. Prima o poi, però, quando l’inflazione inizierà seriamente a riportarsi vicina ma sotto il 2%, gli acquisti del PSPP dovranno essere ridotti gradualmente, dando inizio al tapering, cioè il rallentamento dell’aumento dello stock di titoli nel bilancio della Banca (ma non la riduzione dello stock, cioè della liquidità immessa nel sistema con gli acquisti di asset). Quando questo processo decollerà, i primi a doversi adattare alla normalizzazione dovranno essere proprio gli Stati, che non potranno più contare su un compratore che acquista in automatico i titoli del debito pubblico sul secondario
Il Sole 24 Ore — Marco Fortis
entre nel primo semestre del 2016 la dinamica del Pil in volume dell’Italia ha evidenziato un rallentamento e ha fatto segnare una crescita acquisita solo dello 0,6%, la performance a prezzi correnti del nostro Paese è stata significativamente più brillante. Perlomeno per ciò che riguarda i due settori più importanti dell’economia reale: la manifattura e l’aggregato commercio, trasporti e turismo. Considerando i dati destagionalizzati e corretti per il calendario dei Paesi dell’Eurozona, nel primo semestre 2016 l’Italia ha registrato la seconda più forte crescita tendenziale a prezzi correnti del valore aggiunto manifatturiero (+5,3% rispetto al primo semestre 2015) dopo l’Olanda (+6,8%) davanti alla Spagna (+3,4%), alla Germania (+2,2%) e alla Francia (+1,2%), per citare solo i più grandi Paesi dell’Uem. In valore assoluto, la manifattura italiana ha generato la ragguardevole cifra di 6,1 miliardi di euro correnti in più rispetto ai primi sei mesi del 2015, quasi come la Germania (+6,8 miliardi), staccando nettamente l’Olanda (+2,4 miliardi), la Spagna (+2,2 miliardi) e la Francia (+1,3 miliardi).
INTERNAZIONALE
The New York Times
Cleaning up Italy’s banks is an opportunity ripe for the wasting. The failed referendum on Sunday need not cause a crisis if UniCredit completes its rights issue and fellow lender Banca Monte dei Paschi di Siena can be quickly stabilized. Political turmoil and weak growth, though, could push up bad loan levels, and the political will to fix them may be lacking. The collapse of Prime Minister Matteo Renzi’s government comes at a bad time for Italian lenders, which are collectively creaking with about 350 billion euros (about $377 billion) of bad and doubtful loans. The outgoing prime minister’s replacement will face four challenges.
The Wall Street Journal
ROME—Italian bank stocks tumbled in Monday trading after voters rejected constitutional overhauls, stirring fresh turmoil in the nation’s battered financial sector and, people familiar with the matter say, possibly putting troubled lender Banca Monte dei Paschi di Siena SpA in line to be nationalized. A decision on how to proceed may take several days but no later than week’s end, said one person close to the transaction. Monte dei Paschi closed 4.2% lower in Milan trading, while Banca Popolare di Milano ended the day 7.9% lower. UniCredit SpA, Italy’s largest bank by assets, fell 3.4%.
MarketWatch
The resounding “no” vote in Italy’s weekend referendum may have put another cloud over Europe’s financial landscape, but there could be a silver lining for the European Central Bank. As the ECB gets ready for its policy-setting meeting on Thursday, the political uncertainty in Italy and its banking system’s woes are giving the central bank’s doves — including President Mario Draghi — a perfect excuse to extend their quantitative-easing program, analysts said. “If anything, the Italian referendum should have provided [Draghi] the final argument to convince the ECB hawks to deliver the bare minimum at Thursday’s meeting and extend QE beyond March 2017,” said Carsten Brzeski, chief economist at ING, in a note.
Nasdaq
Investors appear to have swiftly moved past the 'no' vote in Sunday's Italian referendum The euro had its best day against the dollar since early June on Monday as investors swiftly moved past the initial shock of a "no" vote in the Italian constitutional referendum and the resignation of the country's prime minister. On Sunday, Italian voters overwhelming rejected a slate of constitutional reforms. Prime Minister Matteo Renzi, who has led the country since 2014, announced he was stepping down, as was widely expected. Renzi's decision to resign and the rejection of constitutional reforms roiled Italy's embattled banking sector and raises questions about the future of the Italian government and that of the European trading bloc. Ahead of the vote, investors worried that a rejection could set the stage for early elections to be held in 2017.
TECNOLOGIA
Il Sole 24 Ore
Non c’è carenza di spirito imprenditoriale e di idee innovative in Europa, ma molte start up non riescono a sopravvivere ai primi anni, quelli più critici, oppure vanno a cercare fortuna al di fuori di un mercato - quello dell’Unione - da 500 milioni di potenziali consumatori. Consapevole di questi problemi, la settimana scorsa la Commissione Ue ha alzato il velo su “Start-up and Scale-up”, la nuova iniziativa per aumentare la competitività delle nuove imprese digitali europee. L’iniziativa poggia su tre pilastri: potenziamento del venture capital privato, modifiche al diritto fallimentare e semplificazione fiscale. Vediamoli più in dettaglio
Il Sole 24 Ore
Appena cinque anni di vita e rischia di avere un successo clamoroso a Wall Street. Snap, la startup che ha lanciato l’app Snapchat, si prepara a entrare in Borsa, con una Ipo che passerà alla storia grazie a una valutazione che si aggira sui 25 miliardi di dollari. La più importante per una società hi-tech dall’ingresso nel listino di Alibaba nel 2014. Il social network fondato da Evan Spiegel permette di chattare con gli amici, e di scambiare foto e video brevi (massimo 10 secondi) che si cancellano automaticamente al termine della visualizzazione. In America è l’app più popolare tra gli adolescenti e ha superato Twitter per numero di utenti attivi: 150 milioni. In Europa gli utenti sono 50 milioni, di cui più di 10 milioni in Gran Bretagna e oltre 8 milioni in Francia
Il Sole 24 Ore
Se a 23 anni rifiuti 3 miliardi da Facebook e 4 da Google per la tua applicazione, non puoi essere uno qualunque. Ed Evan Spiegel, in effetti, uno qualunque non lo è mai stato. Il Ceo e fondatore di Snapchat - social network che giusto ieri ha sorpassato Twitter per numero di utenti giornalieri – da qualche mese è in pianta stabile nella classifica dei miliardari di Forbes. Posizione numero 854. Patrimonio personale pari a 2,1 miliardi di dollari. Segni particolari: giovane. Anzi, il più giovane miliardario al mondo. Il 25enne californiano è nato e cresciuto nell'area metropolitana di Los Angeles, più precisamente nel distretto di Pacific Palisades, un posto di villette a schiera, condomini e appartamenti.
Wired
Il conto alla rovescia verso Natale è iniziato e, in parallelo, è scattata la staffetta ai regali. Secondo un sondaggio Coldiretti-Ixè, tre italiani su quattro, per la precisione il 64% degli intervistati, finiranno i propri acquisti entro il 15 dicembre. Destinando alla voce “festività natalizie” del bilancio familiare, una cifra media di 614 euro, di cui il 38% in regali, il 26% per viaggi o gite fuori porta, il 24% alle vettovaglie per la tavola e il 12% a cinema, teatri e intrattenimento nei giorni liberi. In generale, gli italiani sembrano intenzionati a spendere per questo Natale qualche decina di euro in più rispetto allo scorso anno. E crescono le transazioni online. Nel complesso, secondo l’Osservatorio e-commerce b2c...
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