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COVER STORY
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L'EUROPA
DIA SUBITO
UN SEGNALE
FORTE. La crisi dei debiti pubblici SUPERATA la fase più pericolosa della crisi finanziaria mondiale del settore privato originata da una concezione monetaria lassista della politica americana, ha preso avvio la crisi della finanza pubblica che si è accollata parte del debito delle banche e delle grandi finanziarie multinazionali per impedire conseguenze più gravi sull'occupazione e sul benessere dei cittadini. Ma vi è di più. Alla base dell'iceberg vagante della finanza pubblica della Grecia non ci sono solo gli effetti della crisi globale, ma anche quelli legati alla rivelazione della reale consistenza del debito pubblico, che ha causato una crisi di credibilità su tutti i Paesi in analoghe condizioni di Paolo Savona
Il Messaggero
libero
Adesso serve una Ue
a due velocità Basta con l'Europa delle quote latte, dei cavilli, delle burocrazie, che va avanti con una costituzione che non c'è e con un governo che non c'è; che ha saputo fare una moneta ma non sa fare una politica economica; che pone ai propri vertici burocrati anzichè politici di primo piano. Un'Europa che sembra spesso mettere ipocritamente alla pari colossi come Francia e Germania con Paesi come l'Estonia, i cui abitanti starebbero tutti in un quartiere di Parigi. Se lo scossone assestato dalle difficoltà greche, spagnole e portoghesi alle Borse europee determinerà una svolta che ci allontana dalla falsa normalità di questi anni sarà almeno servito a qualcosa. Ben pochi avrebbero pensato, anche solo un mese fa, che il Vecchio Continente si sarebbe gradatamente spostato verso l'occhio del ciclone economico-finanziario che ci assilla da quasi tre anni e che l'euro si sarebbe rivelato debole e il dollaro incredibilmente forte. Gli europei, che sono certamente vecchi e che troppo spesso per questo si ritengono saggi, guardavano alla crisi americana dall'alto in basso; oggi si trovano platealmente snobbati dal giovane presidente degli Stati Uniti che, sull'onda del rialzo del dollaro, annulla il normale vertice con l'Unione Europea perchè con l'Europa non c'è proprio nulla da discutere, perchè l'Europa è un interlocutore fantasma di Mario Deaglio
La Stampa
libero
Wall Street e la paura dell'oro La nuova stella nel firmamento culinario newyorchese si chiama 'Maialino' - una versione super-lusso di una trattoria 'tipica' romana che ha aperto da poco a Gramercy Park Hotel. Fino a questa settimana, i banchieri d'affari Usa erano molto più interessati alla disponibilità dei tavoli al 'Little Pig' che alla salute economica dei porcellini dei mercati finanziari - Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna - i quattro Paesi che sono stati soprannominati 'Pigs' da operatori di mercato burloni. Ma dopo il crollo delle Borse di giovedì, i padri-padroni di Wall Street hanno smesso di fare la fila per gli spaghetti cacio e pepe di Maialino e sono stati costretti a concentrarsi sui deficit straripanti, economie comatose e governi deboli dei 'Pigs'. Non c'è voluto molto per infrangere i sogni di isolazionismo dei finanzieri americani - l'illusione che i mercati d'Oltreoceano avrebbero potuto evitare l'enorme crisi fiscale del Vecchio Continente. Anzi, c'è voluto abbastanza poco: un governo portoghese che ha avuto problemi a vendere delle obbligazioni, delle brutte notizie sulla situazione economica spagnola e le solite paure sulla stabilità della Grecia, et voila, un rogna europea si è trasformata in un malessere transatlantico e globale (anche i mercati asiatici hanno sofferto giovedì e venerdì) di Francesco Guerrera
La Stampa
libero
La doppia minaccia Dall'ottimismo sulla ripresa che, sui due lati dell'Atlantico, aveva prodotto un recupero troppo marcato delle Borse, ai nuovi timori di ricadute generati, stavolta, non dalla debolezza di banche e imprese, ma dalla fragilità finanziaria degli Stati più indebitati. Da una settimana le banche centrali della Ue cercano di esorcizzare queste paure, ma l'ombra del 'contagio greco' è sempre lì: le Borse calano mentre il dollaro, che riconquista (provvisoriamente) il vecchio ruolo di 'rifugio sicuro', recupera sull'euro.
Ma nè questi dati, nè i nuovi numeri del mercato del lavoro generano sollievo negli Stati Uniti. L'occupazione di gennaio ha fatto segnare ancora un saldo negativo (altri 20 mila posti di lavoro in meno), eppure il quadro è meno cupo di quanto temuto: l'indice di disoccupazione è curiosamente calato al 9,7 per cento e per la prima volta dal 2007 il lavoro nell'industria manifatturiera chiude un mese col segno più. Nonostante ciò, a Wall Street l'indice Dow Jones è sceso ancora per gran parte della giornata, recuperando quota 10.000 solo negli ultimi minuti di Masimo Gaggi
Corriere della Sera
libero
La bolla si sgonfia. Bertolaso provvederà LA BOLLA delle Borse si sta sgonfiando. Poco male. Le Borse sono il terreno di gioco degli speculatori e anche un serbatoio al quale attingono le imprese per rifornirsi di capitali, sempre che il risparmio vi affluisca. Da qualche tempo però il risparmio privilegia investimenti sicuri e possibilmente remunerativi. Per tutto il 2009 ha privilegiato i titoli emessi dagli Stati; negli ultimi mesi ha cambiato direzione preferendo i "bond" emessi da imprese solide. Che la bolla borsistica si sgonfi per loro non è un dramma: prima o poi si riprenderà. Ma attenzione: le Borse sono anche un termometro che segnala tendenze e aspettative. Da questo punto di vista i vistosi ribassi dei giorni scorsi, registrati sia in Europa sia a Wall Street, mandano messaggi sinistri che non possono esser sottovalutati. Il significato è chiaro: il 2010 (ma anche l'11 e forse perfino il 12) sarà eguale se non peggiore del "terribile" 2009. Questa volta non si tratta d'una crisi immobiliare e bancaria: in prima fila ci sono i cosiddetti "fondi sovrani", cioè i deficit giganteschi accumulati dagli Stati del G7, cioè europei e nordamericani. È quello il ventre molle della crisi economica mondiale nell'anno secondo del suo percorso di Eugenio Scalfari
la Repubblica
libero
INTERVISTA ESCLUSIVA ad Alistair Darling. 'Siamo fuori dalla crisi? Troppo presto per dirlo' 'Non bisogna cadere nella tentazione di dare risposte nazionali alla crisi globale. È un rischio che vedo e che temo, ora, quando si deve passare dalla fase propositiva dello scorso anno a quella attuativa delle nuove regole'. Alla vigilia del G-7 in Canada, il Cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling teme che la risposta compatta data dal mondo nel 2009 si disperda nei rivoli del relativo benessere di questo scorcio di 2010. Non vuole - dice in questa intervista al Sole 24 Ore e a selezionate testate di paesi del G-7 - che si allenti la tensione comune, che i grafici di Pil, fiducia dei consumatori, ordinativi di queste ore, diluiscano la memoria dei 'giorni terrificanti dello scorso anno'
Il Sole 24 Ore
libero
Roubini: 'Mercati a rischio
se il dollaro inverte la rotta' Nei mercati mondiali sta lievitando la più insidiosa bolla speculativa di tutti i tempi. Nouriel Roubini, l'economista famoso per aver previsto la crisi generata dai mutui subprime torna a parlare dei mercati finanziari. E in un articolo pubblicato sul Financial Times e sul Sole 24 Ore in edicola martedì ribadisce quanto già affermato nei giorni scorsi alla televisione americana Cnbc: siamo di fronte a una bolla gigantesca che scoppierà non appena il dollaro (ancora in calo sull'euro) frenerà la sua corsa. Tra biglietto verde e mercati azionari, sostiene Roubini, c'è infatti una forte correlazione. La speculazione sulle valute, per l'economista, gioca un ruolo fondamentale nell'andamento dei mercati. Con rischi notevoli. 'Quando la discesa del dollaro si fermerà - è convinto Roubini - l'inversione di marcia (ma in negativo) contagerà i mercati finanziari, dando origine a un altro pesante crac'
Il Sole 24 Ore
libero
Francia: deficit record nel 2009
a 138 miliardi di euro Il deficit statale francese è salito al livello record di 138 miliardi di euro nel 2009, contro 56,3 miliardi dell'anno precedente, per effetto della crisi economica che ha fortemente ridotto le entrate fiscali
Il Sole 24 Ore
libero
Spagna, Zapatero sotto tiro
bruciati 4 mila posti al giorno. Colpiti i settori trainanti del miracolo: turismo e edilizia. Invendute 500mila case In principio fu la Spagna di Aznar, l'Impero che risorge, la Reconquista (dell'America Latina), la Conquista (dell'Iraq), il Sorpasso in corso (sull'Italia), un'economia al galoppo e una classe dirigente così consapevole del proprio slancio che pareva quasi mettersi in posa, come i Grandi di Spagna, e i nani di corte, nei quadri del Velazquez. Caduto Aznar subentrò la Spagna di Zapatero, civica, solidale e non più imperiale, anzi fucina di imprecisate "Alleanze tra Civiltà", ma sempre due spanne più alta dell'Italia, superata nel prodotto pro-capite del 2008. Però oggi l'esito di due epoche da primato pare la esse di PIGS, acronimo un po' razzista inventato dagli analisti anglosassoni per raggruppare quelle economie troppo indebitate che starebbero insozzando l'euro con i loro maialeschi deficit (PIGS, in inglese "porcelli", sta per le iniziali di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). Ed è questo che oggi risulta intollerabile agli spagnoli. Non tanto lo scoprirsi fragili dove prima si credevano granitici. Quanto il tornare indietro di vent'anni, di nuovo intruppati in quell'Europa minore che pensavano di aver lasciato per sempre, insieme alle sue povertà e ai suoi affanni
la Repubblica
libero
Krugman: 'Il deficit negli Usa
è una falsa emergenza' L'eccesso di deficit negli Usa? È una falsa emergenza secondo l'economista premio Nobel Paul Krugman. Le sue considerazioni sulle colonne del New York Times, arrivano proprio nei giorni in cui i timori sulla tenuta dei debiti sovrani di Grecia, Spagna e Portogallo preoccupano i mercati. Ma qual'è la situazione nella prima economia del mondo da dove la crisi economica è partita? L'esecutivo Obama ha speso un'enorme quantità di denaro pubblico per salvare le banche e l'industria automobilistica finita sull'orlo del crac. Come se non bastasse, ha lanciato colossali investimenti pubblici per rilanciare l'economia americana e ora, Congresso permettendo, si appresta a varare una costosissima riforma sanitaria
Il Sole 24 Ore
libero
Usa e Inghilterra, lo spettro del debito privato. L'alto indebitamento delle famiglie in questa fase incide sui conti pubblici Lo spettro dei 'debiti sovrani' si aggira per le Borse di tutto il mondo e le fa affondare: la paura che Paesi come Spagna, Grecia o Portogallo possano avere problemi a far fronte alla propria crescente esposizione si è aggiunta ai timori sulla fragilità dell'economia americana (in particolare per quel che riguarda l'occupazione) e all'insofferenza di Wall Street per le riforme finanziarie annunciate dal presidente Obama.
Ma al di là del nervosismo insito nei mercati in una fase come questa, e del lavorio nemmeno troppo nascosto della speculazione, queste preoccupazioni non sembrano avere riscontro nella realtà, o quanto meno non fino al punto di scatenare una tempesta di tali proporzioni. Per almeno due motivi, che poi sono connessi tra loro: da una parte, l'eventualità di un effettiva insolvenza di questi Paesi, di un default in stile argentino, appare davvero remota; dall'altra, il tema della crescita dell'indebitamento a livello globale va considerato nei suoi contorni reali, inclusa quindi la massa dei debiti privati che nel caso di Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna rende ancora più critico l'attuale accumulo di deficit pubblici
Il Messaggero
libero
'Le banche condividano i costi della crisi'. Le conclusioni del G7 in Canada:'I segnali sono buoni, avanti con gli stimoli'. Regole, Draghi replica a Tremonti I Paesi del G7 hanno riaffermato il loro impegno a sostenere l'economia nella fase di ripresa con cui è uscita dalla recessione mondiale. Lo ha riferito Jim Flaherty, ministro delle finanze del Canada, paese che ha la presidenza del G7, al termine del vertice dei ministri finanziari e del governatori delle banche centrali a Iqaluit, in Canada. L'economia mondiale 'migliora, ci sono buoni segnali. Bisogna continuare con gli stimoli' ha aggiunto Flaherty, illustrando le conclusioni del summit e spiegando anche che il G7 'lavorerà con le istituzioni internazionali per l'abolizione del debito di Haiti'. 'La ripresa globale è partita' e sembra 'più veloce' di quanto inizialmente previsto: 'continueremo le azioni per rafforzala' ha aggiunto il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner durante la conferenza stampa conclusiva del G7
Corriere della Sera
libero
Usa batte Ue al Superbowl del mercato La responsabile delle Finanze francesi, Christine Lagarde, il miglior ministro europeo in materia secondo il Financial Times, prima di partire per un lungo viaggio verso il G-7 che si è aperto in Canada, ha detto: 'Siamo tutte persone di buona volontà, ma dobbiamo stare attenti, perchè quello che funziona per un paese non necessariamente funziona per un altro'. Via le cravatte e su i maglioni, i ministri finanziari cercano regole comuni per banche e dintorni, mentre nel giro di pochi giorni è cambiato il paradigma della storia di questa crisi.
Prima eravamo noi europei a dare la colpa a loro americani, pronti a vendere, con Bush si sarebbe detto "esportare", il nostro modello chiavi in mano agli Stati Uniti. Dal dare la colpa al dare lezioni era un attimo. Barack Obama era immaginato come il presidente statunitense più europeo della storia e quando il vecchio leone repubblicano Newt Gingrich gli dava del fautore di un socialismo all'europea la cosa non suonava più di tanto come un insulto.
Ora invece Obama non partecipa nemmeno più al summit europeo e sono loro americani a preoccuparsi per colpa del Vecchio continente, che mostra qualche fragilità perfino nel solido baluardo dell'euro di Daniele Bellasio
Il Sole 24 Ore
libero
In Europe, an Uneven World of Debt Whether he likes it or not, Jean-Claude Trichet is not just the president of the European Central Bank. Mr. Trichet, 67, is also the de facto president of Europe, at least for the 16 nations that rely on the euro as their common currency. On paper, the European Union has just established a new president in Brussels, and the central bank's sole responsibility is to keep inflation in check. Moreover, the bank, based here, has almost no formal policy tools to help an ailing member country like Greece.
But as investor alarm about Greek, Spanish and Portuguese indebtedness increases, the crisis has highlighted the fundamental weakness of the European monetary union. With no strong political arm to ensure that members observe debt limits set by treaty, the responsibility falls to Mr. Trichet to try to resolve the crisis
The New YHork Times
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ECONOMIA & FINANZA
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Agricole scende in Intesa e chiude la partita con l'Antitrust Ultime limature, in casa Intesa San Paolo, per mettere a punto la soluzione in grado di sciogliere il 'nodo Agricole', per chiedere il procedimento di inottemperanza avviato dall'Antitrust. Un'indagine che riguarda la quota del Credit Agricole in Intesa (che sarebbe dovuta calare sotto il 2% entro la fine del 2009, ma a tutt'oggi è pari al 5,8%) e il patto siglato dai francesi con Generali sul 10,9% del capitale di Ca' de Sass.
Entro oggi dovranno essere depositate le memorie difensive delle parti all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha comunque fissato per il prossimo 22 febbraio il termine per la chiusura del provvedimento. Memorie con le quali cercare di evitare all'istituto di Ca' de Sass una multa da almeno 500 milioni.
Alla vigilia dell'appuntamento, la banca guidata da Corrado Passera ha lavorato alla strategia da mettere in campo. Non mancherebbero contatti diretti con l'amministratore delegato dell'Agricole, Georges Pauget, che più voci danno in Italia. La soluzione che si profila e che dovrebbe essere posta nelle mani di Antonio Catricalà è sostanzialmente da un lato quella dello scioglimento dell'accordo tra Credit Agricole e Generali, e dall'altro di una rimodulazione dei tempi di vendita della quota della 'Banca Verde' in Intesa con l'immediata sterilizzazione dei diritti di voto dei francesi per la parte eccedente il 2%
il Giornale
libero
I banchieri Usa si 'tagliano' i premi. I bonus definiti 'osceni' da Obama. Il calcolo: perdere la battaglia dei compensi per vincere la guerra del potere I grandi banchieri americani rinunciano a sfidare la pubblica opinione e si autoriducono i premi di fine anno, definiti 'osceni' dal presidente Obama. Il 'taglio' più drastico l'ha fatto Lloyd Blankfein, il capo della Morgan Stanley, la regina di Wall Street. Blankfein, che ha uno stipendio annuo di 600 mila dollari e che nel 2007 intascò 67 milioni e 900 mila dollari di premi, si è assegnato un bonus di 'appena' 9 milioni, tutto in azioni, per il 2009. E' poco più della metà del suo rivale, Jamie Dimon della Morgan Chase, che si è assegnato 17 milioni di dollari, sempre in titoli. Il terzo big, James Gorman della Morgan Stanley, ha incassato 11 milioni di dollari. Nel 2008, i grandi banchieri americani avevano rinunciato ai premi di fine anno a causa del crollo della finanza
Corriere della Sera
libero
Goldman nel mirino della Sec 'Ha colpe nella caduta di Aig' Secondo un'inchiesta della Sec, Goldman Sachs potrebbe aver giocato un ruolo decisivo nel processo che ha portato alla caduta del colosso assicurativo Aig e al successivo pacchetto di aiuti costato al contribuente americano 180 miliardi di dollari Le implicazioni dell'inchiesta sono molto imbarazzanti: la banca potrebbe aver spinto la Aig verso il fallimento per colpire indirettamente il mercato dei mutui americani su cui aveva scommesso contro, con importanti posizioni sottoscritte fin dal 2006. Goldman come molte altre istituzioni, aveva sottoscritto con Aig delle polizze assicurative chiamate Credit Default Swap per proteggersi dal rischio di default nel mercato dei mutui. Quando la situazione del mercato effettivamente peggioro', Goldman presento' le polizze all'incasso e ottenne fino a due miliardi di dollari gia' nel corso del 2007. Una cifra che Aig pero' contesto' poco dopo, quando sembrava che il mercato fosse in ripresa, chiedendo un rimborso che Goldman rifiuto', passando anzi all'attacco con nuove richieste di fondi
Il Sole 24 Ore
libero
Telefonica frena le nozze con Telecom. Alierta: 'stiamo bene con l'accordo tecnologico, per il momento non cerchiamo altro' Il matrimonio Telefonica-Telecom Italia può attendere. Un paio di giorni dopo l'apertura di Berlusconi alle nozze ('Siamo un governo liberale e viviamo in un'economia di mercato', aveva dichiarato il premier), Cesar Alierta, dal 2000 presidente d el colosso spagnolo e di solito più muto di un pesce, ha risposto a sorpresa frenando di persona tutte le speculazioni di un'opa imminente. 'Ci sentiamo comodi con l'accordo tecnologico che manteniamo con Telecom Italia e per il momento non stiamo pianificando altro', ha detto Don Cesar. 'Alierta raffredda la possibile fusione con Telecom Italia e preferisce intensificare la sua allenza', chiosava ieri il quotidiano finanziario madrileno Expansión. Il presidente di Telefónica, che a maggio compie 65 anni (l'eta per andare teoricamente in pensione, anche se la holding l'ha recentemen te allungata fino a 70 anni), è intervenuto a Bilbao in una conferenza organizzata dagli ex alunni della Università di Deusto. Forse l'ambiente disteso che si respirava ha contribuito a far diventare stranamente loquace il presidente della multinazionale, socio di Telecom Italia via Telco ( di cui è il maggior azionista con il 46,1%)
La Stampa
libero
Uno studio rivela: 'Alla Fiat 270 milioni di aiuti in 3 anni' L'affermazione del presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo - 'mai preso soldi dallo Stato' - ha innescato fior di polemiche che si sono trascinate anche nel dibattito registrato ieri. Ma un accreditato ufficio studi, quello della Cgia di Mestre, è andato oltre: ha fatto i conti. E il risultato non solo smentisce il presidente della Fiat, ma è bello sonoro: secondo i calcoli, ammontano infatti a 270 milioni di euro i contributi a fondo perduto e i finanziamenti agevolati ricevuti negli ultimi tre anni dal gruppo torinese. Si tratta, per l'esattezza, di 193 milioni in totale, dal 2006 al 2008, di contributi a fondo perduto per aree depresse o in declino industriale, e di 77 milioni di finanziamenti a fronte di progetti pluriennali in ricerca e innovazione.
Montezemolo, intervistato in serata dal Tg1, ha sfumato dicendo che 'la Fiat è attrezzata per un 2010 senza incentivi. Con il governo c'è un dialogo buono, costruttivo, continuo. In particolare con il presidente del Consiglio Berlusconi ci siamo sentiti spesso in questo periodo, lo abbiamo sempre trovato attento ed estremamente disponibile ai problemi della Fiat, così come il ministro Scajola'. Quest'ultimo ieri ha confermato che 'per Termini Imerese ci sono diverse proposte'
il Giornale
libero
Fiat, per metà lavoratori Termini Imerese accesso mobilità Sui 1.658 dipendenti dello stabilimento 806 avrebbero diritto alla mobilità agganciata al pensionamento. E' il quadro delineato dai rappresentanti dell'azienda nell'incontro tecnico tenutosi oggi al ministero dello Sviluppo economico. Il Lingotto ha ribadito che punta a cedere lo stabilimento siciliano, escludendo però la tecnologia. Il confronto proseguirà il prossimo 5 marzo. Intanto Invitalia lavorerà come advisor per valutare le proposte di riconversione dello stabilimento tra cui quella della Regione Sicilia. Titolo in forte calo in Borsa nonostante primato di Torino in Brasile
Milano Finanza
libero
Dieci soluzioni sul tavolo per Termini. Più fondi in Sicilia se saltano i bonus Quale sarà l'alternativa a Fiat non è ancora deciso. Quel che è certo è che da ieri, dopo il vertice al ministero dello Sviluppo, sindacati e Regione Sicilia hanno preso atto della decisione del Lingotto di fermare la linea di produzione di Termini Imerese entro la fine del 2011. Il ministro Claudio Scajola ha dato mandato all'amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri di valutare tutte le soluzioni. Le manifestazioni di interesse, riferiscono dal ministero, sarebbero salite a dieci. Quante di queste realistiche, resta da vedere. Al momento il progetto più dettagliato è del numero uno di Cape Natixis, Simone Cimino, che ha annunciato la firma di una lettera di intenti con la indiana Reva
La Stampa
libero
L'Alfa Giulietta dà il via alle sinergie con Chrysler Il lancio imminente della nuova Alfa Romeo Giulietta (anteprima mondiale ai primi di marzo al Salone di Ginevra e vendite al pubblico dalla fine di aprile) è vissuto in casa Fiat come l'inizio di un nuovo corso industriale. Il modello, che sarà prodotto a Cassino (Frosinone), inaugura la nuova piattaforma 'Compact' del gruppo italiano e, di fatto, manda in pensione l'architettura che ha generato le Fiat Stilo e Bravo, nonchè la Lancia Delta. La piattaforma 'Compact', che gli ingegneri torinesi definiscono 'un punto di rottura con il passato' darà origine, insieme alla Giulietta, alle future vetture del segmento C, il più importante a livello europeo (vale tre milioni di unità l'anno) e nel quale, da anni, la Fiat fatica a imporsi. Nel progettare la 'Compact' gli ingegneri di Mirafiori hanno badato soprattutto a rendere la struttura versatile, ovvero impiegabile anche nello sviluppo di modelli di dimensioni più generose, con un passo anche di 2.780 millimetri, e utilizzabile anche per i futuri sport utility (quindi a trazione integrale, da anni punto di debolezza del gruppo) o veicoli di segmento D, cioè di categoria medio-alta
il Giornale
libero
Ma la vera partita si giocherà a Pomigliano. Per riportare l'assemblaggio della Panda in Italia e far ripartire l'impianto 'servono le condizioni' La partita è ancora in corso. Un'altra, ancora più difficile, sta per cominciare. In queste ore è in ballo la sorte dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, ma anche il futuro di Pomigliano d'Arco è tutt'altro che delineato. Di tutti gli indicatori che evidenziano lo stato di salute dell'economia mondiale quello attualmente più preoccupante è l'occupazione. Più del Pil e dei consumi, dell'inflazione e della produzione industriale. La recessione che ha coinvolto i paesi industrializzati, e che è stata accentuata dalla crisi finanziaria, il maggior danno che potrebbe lasciare sul tappeto è proprio la perdita dei posti di lavoro. Governi, amministrazioni e cancellerie hanno questa preoccupazione in cima alla lista delle priorità, ma la affrontano in modo diverso. Chi si impegna a salvaguardare il più possibile gli attuali livelli occupazionali e chi invece si piega ai tagli, pensando che aziende più competitive possano avere un futuro migliore. Il piano industriale della Fiat messo a punto da Marchionne lascia pochi spazi di manovra: lo stabilimento siciliano è 'tecnicamente' chiuso, fermerà l'assemblaggio delle auto nei tempi e nei modi previsti dal piano stesso. 'Quella fabbrica non ha competitività industriale, non può andare avanti dopo il 2011', ha recentemente ribadito il presidente del Lingotto, Montezemolo. Nonostante il tavolo del dialogo sia ancora in piedi (soprattutto per trovare il modo migliore di riconvertire l'impianto o di assorbire altrove i posti di lavoro), i riflettori della trattativa si spostano un po' più a Nord, nello storico stabilimento Alfa di Pomigliano d'Arco, integrato da anni nel network industriale del gruppo Fiat.
Il Messaggero
libero
Azioni legali collettive
contro Toyota. Guai anche per Honda:
problemi ai finestrini La quasi proverbiale affidabilità delle auto giapponesi continua ad esser messa a dura prova negli ultimi giorni: dopo la Toyota - che peraltro vede allargarsi i problemi rilevati prima sul pedale dell'acceleratore e poi sui freni e forse anche sui fari di alcuni modelli - anche la Honda si appresta a richiamare migliaia di sue vetture per un probabile difetto di fabbricazione dell'interruttore elettrico che comanda i finestrini. E la crisi dei maxi-richiami di auto diventa così globale
Il Messaggero
libero
Acea rifinanzia il debito:
via libera del cda
al bond in yen
da 150 milioni di euro Via libera del consiglio di amministrazione di Acea al bond da 20 miliardi di yen da convertire in euro (150 milioni). Un prestito obbligazionario della durata di cinque anni 'da collocare presso un investitore privato', ha spiegato una nota diffusa al termine del consiglio di amministrazione presieduto da Giancarlo Cremonesi. L'operazione mira a 'migliorare l'equilibrio tra l'indebitamento a breve e a medio-lungo termine del gruppo', spiega la società. Il consiglio 'ha deliberato, inoltre, di proporre all'assemblea la revisione della procedura di nomina degli amministratori (per le liste diverse da quella di 'Maggioranza'), al fine di adeguarsi alla best practice delle società quotate', è scritto nel comunicato
Il Messaggero
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Le tv di Telecom
verso la ricapitalizzazione Perdono terreno le azioni di Telecom Italia media sulle indiscrezioni confermate dalla società del probabile prossimo lancio di un aumento di capitale da 250-300 milioni. Per questo oggi le azioni del gruppo che controlla La 7 e Mtv hanno lasciato sul campo il 4,7% scivolando a 0,08 euro. La società guidata da Giovanni Stella si appresta a chiudere il 2009 con circa 75 milioni di perdite (erano 55,2 a fine settembre e 93,9 a fine 2008) a fronte di 220 milioni di fatturato. Ma il rosso di bilancio è tale da intaccare il capitale sociale e pertanto Ti Media dovrà dotarsi di nuove risorse. A fine dicembre il gruppo dovrebbe avere circa 350 milioni di indebitamento, pertanto una ricapitalizzazione per circa 300 milioni dovrebbe servire a ripianare le perdite e praticamente ad azzerare i debiti, in modo da garantire alla società una maggiore flessibilità finanziaria. Inoltre, nonostante la crisi, i ricavi delle due tv di Ti Media hanno retto meglio della concorrenza, e dopo il forte taglio dei costi operato negli ultimi due anni, la società dovrebbe essere in grado di avvicinarsi al pareggio.
la Repubblica
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AFFARI PERSONALI
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Mutuo variabile Cap di Banca delle Marche Prova fatta in filiale per questo mutuo che mette al riparo dal rischio surriscaldamento tassi, ma che ha uno spread più elevato di 75 punti base rispetto al variabile Bce
Le News di Of
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In arrivo i 'conti correnti'
presso supermercati e benzinai Non sono dei conti correnti classici perchè non daranno interessi sul denaro depositato. Sono "conti di pagamento" utili per rendere più fluidi gli esborsi ricorrenti o legati a consumi. Dall'altra parte non ci sarà una banca ma degli "istituti di pagamento" che potranno fare anche del credito, ma entro limiti fissati da Bankitalia e per operazioni finalizzate agli acquisti. Il prestito dovrebbe essere contenuto nei 12 mesi con la possibilità di andare oltre, se collegato a pagamenti con carte di credito. Le "quasi banche" dovranno essere iscritte a un apposito albo, dovranno separare tali attività dal proprio business caratteristico, avranno una separazione amministrativo- contabile rispetto a tutto il resto. Si sottoporranno alla Vigilanza di Bankitalia che potrà effettuare controlli, esaminare reclami e distribuire sanzioni
Il Sole 24 Ore
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L'inflazione risale, cambia il paniere. Nel nuovo elenco badanti, voli low cost nazionali e telefonini 'intelligenti' Cambia il paniere, cancellando la vecchia lampadina a incandescenza e i fiammiferi, e adottando invece le spese per la badante, i biglietti aerei low cost su rotte nazionali e i telefonini 'evoluti', i cosiddetti smartphone. Ma, per ora, nel consuntivo dell'andamento dell'indice dei prezzi non paiono manifestarsi rivoluzioni. In Italia i prezzi al consumo gennaio 2010 risultano, in linea con le previsioni dei vari analisti, aumentati dello +0,1% rispetto a dicembre scorso e dell'1,3% rispetto a gennaio 2009. La stima dell'Istat è quella provvisoria. Ma le indicazioni sono in sintonia con il trend di rimonta, ma ancora lieve, dei prezzi, legata a quella timidamente accennata dai consumi negli ultimi tre mesi.
A spingere in su gli indicatori sono però principalmente i prezzi dei carburanti e di alcuni servizi, tra i quali i biglietti ferroviari, le autostrade e le spese mediche. In calo invece le tariffe elettriche: la bolletta della luce scende del 3,9% rispetto a dicembre scorso, e del 6,2% rispetto a gennaio di un anno fa.
I prodotti energetici non regolamentati, cioè i carburanti, segnalano un aumento del 2,3% congiunturale e dell'11,6% tendenziale. Fra questi la benzina verde evidenzia un rincaro dell'1,2% sul mese e di ben il 17,8% sull'anno. In aumento anche i prezzi del diesel (+2,8% mese, +9,4% anno) e del gasolio per riscaldamento (+2,7% mese, +7,4% anno). In forte calo invece il gas di rete: -15,5% sull'anno mentre rispetto a dicembre 2009 registra un +0,8%
Il Messaggero
libero
Bond in arrivo: Enel quanto mi dai? Cassettisti al bivio Non è detto che la più amata dai cassettisti italiani (oltre un milione di famiglie con azioni o obbligazioni - vedi pagina a fianco) debba per forza offrire un bond all'altezza di tanta fedeltà. Per questo, quando la campagna promozionale del maxicollocamento da almeno due miliardi verrà avviata, bisognerà separare la buona immagine societaria dal contenuto proprio dell'offerta. Verificare cioè quanto pagherà Enel per farsi prestare denaro dai risparmiatori, nelle opzioni di fisso e variabile, con scadenza marzo 2016. I titoli di nuova emissione verranno quotati al MoT (il mercato telematico delle obbligazioni) e il risparmiatore potrà seguire l'evoluzione del proprio investimento e confrontarlo con altri dello stesso emittente o di altri comparabili. In attesa del via libera della Consob, atteso per mercoledì prossimo (10 febbraio), e più avanti del prezzo definitivo di offerta, si può già cominciare a ragionare su ipotesi di mercato(vedi sotto). E su alcune caratteristiche dell'operazione
Il Sole 24 Ore
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Bond in arrivo: Enel quanto mi dai? Quel rendimento che verrà Investire al buio. Può sembrare un paradosso, ma chi si accinge a sottoscrivere in emissione il maxi-bond della più grande azienda energetica nazionale, non avrà visione, al momento dell'adesione, del rendimento effettivo a scadenza che gli sarà riconosciuto dall'Enel. Neanche sulla tranche di emissione a tasso fisso "predeterminato". Le incognite. Come spesso accade in occasione dei collocamenti delle obbligazioni societarie, i rendimenti e i prezzi definitivi saranno resi noti solo ex-post, nei giorni successivi alla chiusura dell'offerta. Nel prospetto saranno subito indicate solo le forchette degli spread da aggiungere, alla curva swap (espressione dei tassi d'interesse ai quali le banche si scambiano denaro) per il titolo a tasso fisso e all'Euribor a sei mesi per l'emissione a tasso variabile. L'accoglienza del mercato darà poi le ultime indicazioni per stabilire i due differenziali definitivi di rendimento. E se come è facile prevedere i due bond andranno letteralmente a ruba, sulla scia dello spessore dell'emittente e dell'atteso battage pubblicitario, è altrettanto lecito attendersi che il tasso definitivo, per le due versioni di bond, si posizionerà sulla parte bassa della forchetta
Il Sole 24 Ore
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Bond in arrivo: Enel quanto mi dai? A sei anni potete puntare al 4 per cento Ogni collocamento di massa di strumenti di investimento ha una risposta che è direttamente proporzionale a variabili comportamentali oltre che finanziarie. In questo l'imminente offerta di obbligazioni Enel non fa alcuna differenza. La notorietà dell'emittente, la comunicazione, la capillare rete di vendita bancaria, l'idea che 'i BoT non rendono più niente, quindi bisogna correre qualche rischio in più' sono gli ingredienti per un più che probabile successo.
Ma un processo logico di investimento dovrebbe seguire un altro percorso. Occorrerebbe banalmente confrontare il profilo rischio-rendimento atteso dal bond Enel con quello delle alternative obbligazionarie comparabili per solvibilità dell'emittente, tasso (fisso, variabile e così via), valuta e durata. Raramente gli intermediari finanziari sono nelle condizioni di (o hanno interesse a) fornire una consulenza di questo tipo
Il Sole 24 Ore
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De Felice: "Urgente una exit strategy, o i mini crolli non finiranno" Come ci dobbiamo regolare di fronte ai crolli dei listini di questi ultimi giorni? La domanda circola da giovedì scorso, dopo che in un paio di sedute di Borsa si sono rivisti i fantasmi del 2008,qualche centinaio di miliardi bruciati. Come si concilia questo rinnovato panico con la ripresa economica, che crediamo in corso? Lo abbiamo chiesto a Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo e presidente dell'Aiaf: 'Sono scosse di assestamento - ci dice - in un quadro generale che rimane incerto'.
Scosse di assestamento?
'È così. Nei dati che abbiamo visto in questi giorni non c'è nulla che non fosse risaputo. Dal lato del ciclo economico, la migliore crescita degli Usa rispetto all'Europa era scontata. Hanno messo in pista molta spesa pubblica, con il deficit al 10,1% del Pil, e gli effetti si vedranno quest'anno. Per quanto riguarda la Spagna, si conoscevano bene sia il livello elevato del deficit pubblico, sia i problemi strutturali dell'economia. Nè sono emerse particolari sorprese, o conti truccati'
il Giornale
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Comuni-Agenzia entrate, tandem anti evasione Evasioni fiscali per circa 3,6 milioni: le ha scoperte l'Agenzia delle Entrate in soli tre mesi, grazie alle segnalazioni arrivate dai Comuni. Un risultato reso possibile da un protocollo di intesa tra Agenzia e Anci firmato lo scorso novembre. E che ha messo le basi di una nuova collaborazione nella lotta all'evasione. Con scambi di informazioni e data-base informatici integrati che accorciano i tempi e semplificano le procedure
Il Messaggero
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SPECIALE MOBILE FINANCE. IL DENARO NEL CELLULARE
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Signori, ecco a voi il Mobile Finance Dalla tecnologia Wap dei cellulari di vecchia generazione, alla nuova tecnologia UMTS di cui sono dotati gli ultra moderni iPhone e BlackBerry, passando per il protocollo giapponese I-Mode. Of racconta l'evoluzione delle tecnologie di telecomunicazione mobile nel corso degli anni, e ripercorre le tappe del loro utilizzo all'interno dei sistemi bancari
Le News di Of
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Cosa c'è in linea Alert e informazioni via sms. Siti ad hoc per il cellulare. Nuove applicazioni per l'hitech di ultima generazione, iPhone, BlackBerry e altri. Non solo. Fineco Bank, la banca online del gruppo Unicredit, permette di impostare avvisi personalizzati anche su conto e quotazioni. Ecco cosa hanno messo in rete le banche del campione di Of-Osservatorio finanziario
Le News di Of
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Un cellulare per pagare Tante le novità in arrivo nel 2010 in materia di mobile payments. Poste Italiane punta sui trasferimento di denaro da un cellulare a un altro. Credito Valtellinese e Visa sperimentano Tellcard Mobile per i pagamenti senza contatto. CartaSì intesse partnership commerciali per effettuare acquisti di beni e servizi anche in mobilità. E gli altri? (per ora) stanno a guardare
Le News di Of
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Poste Italiane vs Intesa Sanpaolo Sono i due numeri uno nel mobile finance e gli unici ad aver lanciato una propria sim card. PosteMobile di Poste Italiane e Nòverca di Intesa Sanpaolo sono dei veri carrier telefonici e si sfidano a suon di novità. Of-Osservatorio finanziario mette a confronto costi e funzionalità. Vince PosteMobile, ma Nòverca tiene il passo
Le News di Of
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Ecco chi osa sfidare le banche Nokia lancia, con Obopay, Money. L'iPhone diventa reader di carte di credito grazie a Mophie e Square. Telecom stringe un accordo con Movincom per l'acquisto di numerosi servizi via cellulare. Sky permette di pagare i film da mobile phone. Cash Mobile effettua transazioni di pagamento usando gli SMS. Mentre con Telepark.it si paga il parcheggio in tempo reale. E questa è solo la punta dell'iceberg
Le News di Of
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America, India e Africa al top della tecnologia Nokia lancia, con Obopay, Money. L'iPhone diventa reader di carte di credito grazie a Mophie e Square. Telecom stringe un accordo con Movincom per l'acquisto di numerosi servizi via cellulare. Sky permette di pagare i film da mobile phone. Cash Mobile effettua transazioni di pagamento usando gli SMS. Mentre con Telepark.it si paga il parcheggio in tempo reale. E questa è solo la punta dell'iceberg
Le News di Of
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Parola di Schneier: il telefonino è sicuro Consulente, scrittore, saggista, bloggista, Bruce Schneier, autore di 'Schneier on Security', un testo sacro sulla sicurezza informatica, è uno delle massime autorità al mondo in tema di cybercrime. A lui Of ha chiesto quali sono i rischi di operare via cellulare. Le risposte di Schneier sono perentorie, e un po' sorprendenti. Ma non lasciano dubbi
Le News di Of
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I Migliori cellulari per il Mobile Finance Secondo Bruce Schneier, guru della sicurezza, i cellulari sono affidabili, quando si fanno operazioni bancarie o acquisti sulla rete. Ma la qualità dei servizi non è uguale per tutte le tipologie di telefonini e per tutti i prodotti. Of, con l'aiuto di esperti qualificati ha scelto i migliori. Tra gli ultimi arrivi
Le News di Of
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INCHIESTE
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Anno 2010, la fuga delle multinazionali
da Glaxo a Severstal, da Alcoa a Yamaha ITALIA addio. Le multinazionali se ne vanno o minacciano di farlo: solo nelle ultime settimane ci sono stati gli annunci di chiusure da parte dell'Alcoa, il colosso americano dell'alluminio, e della Glaxo, grande impresa britannica della farmaceutica. L'una con impianti in Sardegna e a Porto Marghera, l'altra con il centro di ricerca a Verona: circa tremila posti a rischio considerando anche l'indotto. Un terremoto ha colpito l'industria mondiale e le scosse sono arrivare anche da noi. C'è un processo globale di riorganizzazione della produzione e le multinazionali (anche la Fiat lo è) sono le prime a potersi muovere scegliendo i nuovi luoghi dove impiantare le fabbriche, spostandosi sui mercati emergenti, sfruttando tutte le possibili opportunità per ridurre i costi
la Repubblica
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Incentivi, una partita
da 500 milioni di euro Scelta complessa quella sugli incentivi per i settori industriali in crisi, per molte ragioni. Innanzitutto per i soldi a disposizione che rispetto all'anno passato sono molti meno: 500 milioni di euro o giù di lì, contro il miliardo e 200 milioni del 2009. Scajola avrebbe voluto riconfermare lo stesso plafond dell'anno passato ma Tremonti resiste. Non solo, il Tesoro metterebbe a disposizione 3-400 milioni mentre il resto dovrebbe uscire dalle pieghe di bilancio dello Sviluppo economico. Sull'altro piatto della bilancia pesano le richieste delle imprese e le pressioni di alcune forze della maggioranza, la Lega in primo luogo, per spalmare su più settori gli aiuti. 'Bisogna sostenere tutti i comparti in crisi', ripete ogni volta il presidente di Confindustria Marcegaglia. Oltre all'auto, agli elettrodomestici ed ai mobili la lista si allunga ogni giorno di più: macchine utensili, condizionatori, pc, moda e arredi tessili degli alberghi. Se il tesoretto si restringe e la platea si allarga, quando finisce all'auto? Forse la metà della torta o qualcosa di più, 300 milioni di euro, contro i 900 dell'anno passato. E alla Fiat? Forse un centinaio di milioni, 70 nell'ipotesi peggiore. Per questo si capisce perchè Sergio Marchionne si dichiara 'agnostico' rispetto alla riconferma o no dei bonus. Che visti i tempi di magra bene che vada saranno dimezzati rispetto ai precedenti sia in valore (700 euro anzichè 1500 ogni vettura, sulla falsariga della Francia) sia in durata
La Stampa
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Per le case boom di ristrutturazioni
nell'ottica dell'efficienza energetica In casa va di moda il verde. E' infatti il filone "green" a sostenere il boom delle ristrutturazioni edilizie, comparto in controtendenza rispetto al generale andamento del mercato immobiliare, che vede una netta contrazione delle compravendite. Lo evidenzia il Cresme, Centro ricerche in edilizia e territorio, in una fotografia del mattone italiano. Il 2009 è stato l'anno record per le domande di agevolazioni fiscali per le riqualificazioni edilizie: +16,1% tra gennaio e novembre rispetto al 2008, a quota 410mila richieste. E parallelamente lievitano le domande dei contributi del 55% per il risparmio energetico. Nel 2008 c'è stato il raddoppio dei livelli raggiunti nel 2007, quando le domande sono state 106.000 per 1,4 miliardi. Nel 2009 la stabilizzazione delle richieste. Sul fronte prezzi invece, la flessione del mattone seppure più contenuta, dovrebbe proseguire per tutto l'anno. Fortemente dinamico il comparto dei prodotti termosanitari Œ"verdi" che hanno raggiunto una quota di mercato del 15-20% rispetto al 2,5-3,5% di anni fa. Il successo delle riqualificazioni muove in su il mercato delle piccole imprese e di una fetta di indotto, sofferente per una forte caduta dei volumi economici. Sul fronte dei prezzi non ci sono invece molte novità e, così come accaduto nel 2009, nel 2010 vedremo un ulteriore assestamento per arrivare via via a una stabilizzazione. La fase più bassa del ciclo ci sarà alla fine dell'anno e rispetto al 2006 il crollo delle compravendite è del 30%, tornando ai livelli pre-boom anni Novanta
Il Sole 24 Ore
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Nel 2040 la Cina sarà
un paese di super ricchi Nel 2040 l'economia cinese raggiungerà un giro d'affari di 123.000 miliardi di dollari, più o meno il triplo della produttività economica complessiva dell'intero pianeta nel 2000. Il reddito procapite in Cina toccherà gli 85.000 dollari, più del doppio di quanto si prevede per l'Unione Europea, e una cifra di gran lunga superiore a quella di India e Giappone. In altre parole, l'abitante medio di una metropoli cinese vivrà due volte meglio del francese medio quando la Cina passerà dall'essere stata un Paese povero ancora nel 2000 a un paese super-ricco nel 2040. Anche se non sorpasserà secondo le mie previsioni la ricchezza procapite degli Stati Uniti, tra trent'anni la quota di Prodotto Interno Lordo globale della Cina 40 per cento renderà al confronto minuscola quella degli Stati Uniti (14 per cento) e dell'Unione Europea (5 per cento). La Cina, insomma, apparirà l'egemonia economica dominante
Il Sole 24 Ore
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Dalla Cina attacchi "invisibili"
"Migliaia di aziende Usa spiate" NON c'è solo Google nel mirino degli hacker. Dopo la guerra-lampo tra l'azienda di Mountain View e il governo cinese, di cui il colosso del web denunciava gli attacchi informatici verso i propri server, arriva un rapporto da Mandiant, un'azienda statunitense che opera nel campo della sicurezza informatica forense. Un documento che - come riporta Wired - fa sobbalzare sulla sedia perchè individua e mette in luce tre dati significativi. Eccoli: Primo elemento. Le aziende (americane) sotto attacco informatico da parte di hacker asiatici non sono una o due e nemmeno cinquanta. Si tratterebbe di migliaia di imprese e istituzioni, tra queste anche diverse adette alla sicurezza nazionale. Secondo elemento. A quanto dichiara Mandiant, che ha illustrato il suo report a una conferenza sul cyber-crimine sponsorizzata dal dipartimento della Difesa americano, siamo di fronte a una nuova forma di attacco informatico. Non più una semplice intrusione per carpire dati, ma un tipo di infiltrazione a lunga permanenza, che Mandiant chiama APT: Advanced Persistent Threat, ovvero minaccia avanzata e persistente
la Repubblica
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Negli Usa accelera il business delle cellule staminali In California accelera il business delle staminali. La start-up Fate Therapeutics di San Diego ha ottenuto la prima licenza statunitense per trasformare le normali cellule dell'organismo umano in staminali pluripotenti, in grado di produrre tutti i tessuti dell'organismo umano. L'apertura dell'amministrazione Obama alla ricerca biotech ha stimolato il settore e qualche settimana fa un'altra "company" californiana, la iPieran di San Francisco, si è vista riconoscere un brevetto analogo dall'Intellectual Property Office britannico. La Fate Therapeutics, lanciata a San Diego da Rudolf Jaenisch, ricercatore del Mit di Boston che detiene il brevetto insieme all'istituto americano, punta a utilizzare questa tecnologia derivata dalla clonazione per sviluppare terapie in grado di curare malattie degenerative come Parkinson e demenza senile, ma anche traumi spinali, diabete e lesioni cardiache. La tecnica permetterebbe infatti di trasformare le stesse cellule di un paziente in staminali perfettamente compatibili per un trapianto e in grado di rigenerare tessuti sani
Il Sole 24 Ore
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Le donne si rimettono in gioco,
sfidano la crisi meglio dei partner. I dati Istat sul lavoro: a dicembre 18 mila occupate in più Resistono sfruttando la propria maggiore flessibilità, in mezzo ad una crisi che colpisce di più lo storico santuario del lavoro maschile, cioè la fabbrica. Ma allo stesso tempo devono farsi carico degli effetti della recessione sulle loro famiglie. Sembra essere questa la situazione delle donne italiane, letta attraverso la lente dei dati Istat sull'occupazione. Numeri tempestosi ormai da mesi e mesi, che però nell'ultima rilevazione di dicembre nascondono un piccolissimo raggio di sole proprio alla voce 'femmine occupate': il numero delle lavoratrici è cresciuto di 18.000 unità rispetto al mese di novembre, permettendo così al totale di avere il segno positivo, seppur di poco (per gli uomini c'è stato un calo di 10.000 occupati)
Il Messaggero
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COMMENTI
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Fiat, la lunga storia degli aiuti di Stato. Il dichiarato intento di contrastare la demagogia è lodevole, ma questa volta il presidente della Fiat sbaglia In margine all'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss, l'università della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo afferma che, lui presidente, la Fiat non ha ricevuto un euro di aiuti dallo Stato. E poi invita a non fare confusione: 'Gli incentivi sono un sostegno ai consumi e non soldi che vengono dati alle aziende'.
Il dichiarato intento di contrastare la demagogia è lodevole, ma questa volta il presidente della Fiat sbaglia. E sbaglia due volte. In primo luogo, perchè lo stimolo ai consumi determina maggiori vendite dei beni sussidiati, e dunque un maggior fatturato e un maggior profitto o, nei casi disperati, una minore perdita. Secondo Mediobanca, adeguati incentivi per la rottamazione in Italia aumenterebbero di 2,5 miliardi il fatturato di Fiat Auto nel 2010. Poichè le automobili non vengono collocate al costo, si deve pensare che gli incentivi portino anche più utili. In secondo luogo, perchè non è vero che la Fiat, negli anni montezemoliani, non ha avuto aiuti. A smentire il presidente è l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, che nell'incontro con i sindacati, tenuto il 22 dicembre 2009 a palazzo Chigi, spiegava come gli ecoincentivi avessero un effetto di 600 milioni sui conti Fiat dell'anno. Marchionne, semmai, lamentava che la forma dell'aiuto - il credito d'imposta - comportasse un anticipo di cassa da parte dell'azienda verso la clientela, e dunque un onere finanziario che diminuisce il beneficio. Non diceva di quanto di Massimo Mucchetti
Corriere della Sera
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IL CASO FIAT. La fine degli scambi corporativi
e le ragioni industriali del governo Sono giorni importanti nella storia dell'industria italiana. Dopo un periodo di incertezza, il governo Berlusconi sembra ormai orientato a non rinnovare gli incentivi pubblici per la rottamazione delle automobili. Gli incentivi, sostengono i ministri, aumentano artificialmente la domanda nell'immediato preparandone il calo nel futuro; e Sergio Marchionne si è detto d'accordo, pur avendoli invocati un paio di mesi fa. La sequenza degli scambi corporativi tra il più grande gruppo industriale italiano e lo Stato interventista sembra interrompersi, dopo un secolo di applausi e di polemiche. Ma la novità riguarda solo l'Italia, perchè la Fiat ha riannodato la trama con la spesa pubblica grazie all'ingresso nella Chrysler, assistito dal Tesoro Usa, già alfiere del liberismo di Massimo Mucchetti
Corriere della Sera
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Il caso Fiat
e il libero mercato
Lo scontro tra Fiat e governo non serve a nessuno, non fosse altro perchè ciascuno dei litiganti ha torti e ragioni. Per esempio, Marchionne ha buon diritto nel rivendicare la chiusura di uno stabilimento improduttivo (Termini Imerese), e Montezemolo non ha torto quando specifica che gli incentivi (ai consumatori) sono altra cosa rispetto agli aiuti diretti alle aziende e dunque a considerare non ricevibile da parte di Fiat il messaggio 'o mantenete l'occupazione o non rinnoviamo gli incentivi'. Tuttavia, Torino non può dimenticare che nel corso dei decenni i sostegni pubblici, sotto le più diverse forme, non sono certo mancati, e dunque non può ignorare che nelle sue mani la bandiera della libertà di mercato risulta inevitabilmente malriposta. Non solo: Marchionne rivendica libertà d'azione in nome del fatto che dopo l'operazione Chrysler la Fiat sarebbe diventata globale e dunque avrebbe perso ogni 'dovere' derivante dall'italianità di Enrico Cisnetto
Il Messaggero
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Bce e la lezione di Draghi:
serve un europeo non un italiano Il pilota Chelsey 'Sulley' Sullenberger che salva i suoi passeggeri atterrando sul fiume Hudson e gli anonimi marines nel caos della torre di controllo dell'aeroporto di Haiti dopo il terremoto sono simboli dei due possibili esiti per il nostro mondo post crisi finanziaria.
Sullenberger, veterano del Vietnam, ha appena lasciato l'aeroporto La Guardia di New York il 15 gennaio del 2009 quando il suo Airbus 320 colpisce uno stormo di anatre: entrambi i motori vengono distrutti, l'aereo perde quota, il disastro sembra certo. La tragedia è evitata da due eroi, lo stoico Sullenberger, e l'ingegnere Bernard Ziegler, progettista del sistema di volo elettronico dell'Airbus. Senza la calma di Sullenberger - spiega William Langewiesche nel libro Fly by wire - non ci sarebbe stato il miracolo di trasformare il fiume gelato di New York in una pista, ma senza il genio tecnico di Ziegler, capace di bilanciare l'autonomia dei piloti in manovra con un software che ne corregge gli errori, l'azzardo non sarebbe riuscito. Il 'miracolo sull'Hudson' contrasta con la dèbâcle di Haiti, dove i militari Usa di presidio alla torre di controllo nei giorni dopo il sisma non sapevano che precedenza dare ai voli - prima esercito o civili, americani o europei, Onu o Ong? - paralizzando i soccorsi di Gianni Riotta
Il Sole 24 Ore
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Banche: il protezionismo ubriaca tutti Gli Stati Uniti seguiranno davvero la svolta bancaria proibizionista proposta dall'ex governatore Paul Volcker? In ogni caso, l'Europa deve assumere una posizione diversa sulle regole globali, cercando un equilibrio tra integrazione dei mercati e loro trasparenza.
Il dibattito triennale sulle riforme da fare in banca e finanza sembrava ormai stancamente in abbrivio, con una pletora di tesi e opinioni a fare da contrappunto alla pressochè totale assenza di vere scelte politiche e tecniche di fondo. Il presidente Obama ha dato un grosso contributo alla ripresa della discussione, annunziando - per l'ennesima volta e al solito con termini molto generici - la volontà di porre mano all'architettura regolamentare finanziaria.
La chiave di volta di tale architettura dovrebbe essere rappresentata dalla cosiddetta opzione Volcker, che nelle sue previsioni estreme vede il ritorno a divieti nella possibilità degli intermediari di scegliere come e se integrare le diverse attività bancarie, eliminati a partire dagli anni 80 di Donato Masciandaro
Il Sole 24 Ore
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Cina, drago a due teste In un recente viaggio in Cina, ho posto la medesima domanda a due economisti cinesi di diversa formazione: quali ostacoli potrebbero interrompere o rallentare la vertiginosa crescita economica di Pechino?
Entrambi erano molto ottimisti circa le prospettive economiche dei prossimi anni. Ma con riferimento al futuro più lontano, ho ricevuto due risposte molto diverse. Il primo, un alto funzionario di governo formato alla scuola economica cinese e che parlava solo la sua lingua, ha risposto che nel medio periodo l'ostacolo principale è la scarsità di risorse naturali: ambiente e materie prime. Il secondo, un accademico con esperienza di studio e lavoro negli Stati Uniti, ha risposto in un inglese perfetto che la minaccia più grave sono i valori dei cittadini e la loro scarsa considerazione per i principi fondamentali delle democrazie occidentali: la libertà d'espressione e d'organizzazione politica, la separazione dei poteri, lo stato di diritto. Entrambe le risposte colgono punti rilevanti di Guido Tabellini
Il Sole 24 Ore
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Lo scippo del "Corriere", ecco perchè Rizzoli rivuole il suo giornale Quella che segue è una storia incredibile, favolosa. È la storia di uno scippo, ma è anche la vicenda umana di una famiglia che ha saputo distruggere la sua fantastica ricchezza nel giro di pochi anni. È la storia dei Rizzoli, dei tipografi che si fanno editori, del martinitt che diventa conte, dei poveracci che si scoprono miliardari. È la storia di un giornale, il Corriere della Sera, che a seconda di chi lo compra ha un valore diverso: altissimo quando lo acquistano i Rizzoli, vile per gli Agnelli. È una storia già scritta in tanti libri che hanno raccontato molto di ciò che si doveva sapere della Erre Verde (il più completo è il testo di Alberto Mazzuca). Ma è anche una vicenda che non si è ancora chiusa.
Molto, se non tutto, ruota intorno alla sciagurata decisione della famiglia di portarsi a casa all'inizio degli anni '70 la proprietà del Corriere della Sera. E oggi Angelo Rizzoli, dopo 26 anni dalla sua cessione, lo rivuole indietro e ha avviato una causa per un risarcimento danni monstre di 650 milioni di euro di Nicola Porro
il Giornale
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FINANZA INTERNAZIONALE
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How to Succeed in the Age of Going Solo. Anybody can become a consultant. But not everybody does it well. Here's what you need to know to thrive Today, with unemployment rates hovering at 10%, and all our worries about the job market rooted in the moment, we are in danger of failing to see an important longer-term trend: More Americans are working as consultants or freelancers, either having given up or been forced out of the salaried world of 9 to 5.
It's a trend that began after the economic downturn of the late 1980s, as many laid-off professionals became consultants. Then it seemed temporary, though, tied to bad times. Evidence now suggests that this is our new economic condition. Today, in fact, 20% to 23% of U.S. workers are operating as consultants, freelancers, free agents, contracto
The Wall Street Journal
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G-7 Split on Finance Regulation Group of Seven financial leaders agreed on the need to continue supporting their economies until financial recovery takes a firmer hold, but they have yet to reach a consensus on how to overhaul regulation of their financial sectors.
U.S. Treasury Secretary Timothy Geithner came to this small Arctic town promoting a U.S. proposal to assess fees against financial firms and a plan to curb trading activities at commercial banks. "The United States is very committed to making sure we put in place a strong, multilateral level playing field across these global institutions and across global lines," he told reporters after meetings of the G-7 leaders
The Wall Street Journal
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Germany Tackles Tax Evasion German officials said they were weighing fresh offers from informants after deciding last week to pay ¤2.5 million ($3.4 million) for the names of suspected tax evaders in what is rapidly evolving into a broad attack on Switzerland's system of banking secrecy.
Over the past week, German officials have launched a tactical and rhetorical assault on Swiss banking, a strategy that appears to be aimed at undermining both Switzerland's tradition of secrecy and its pre-eminence as a tax refuge. In addition to agreeing to purchase the data, a move Switzerland vociferously protested, Germany signaled it would likely share whatever information it secures with other countries
The Wall Street Journal
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The state of Britain: How broken is Britain? It has become fashionable to say that British society is in a mess and getting worse. It isn't THEY are not the world's most effusive people at the best of times. But even by their usual gloomy standards, Britons seem to have got themselves into a slough of despond of late. Well before the economic crisis they were weeping on the shoulders of pollsters, who reported rapidly rising levels of dismay about the country's direction and an increased sense of nostalgia about the good old days. For those (and they are legion, on inner-city council estates as well as in the shires) who think that society in Britain is 'broken', the country is stuck in a mire of crime, fractured families and feral youth
The Economist
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