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USCITA DI LUNEDì 20 FEBBRAIO 2017
ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
Unicredit corre nell'ultimo giorno utile per trattare in Borsa i diritti sull'aumento di capitale da 13 miliardi di euro. I titoli hanno chiuso a 12,9 euro, in progresso del 2,1%. I diritti sono volati dell'8,81%, attestandosi a 12,35 euro. Gli investitori che detengono i diritti hanno la possibilità di esercitarli fino al prossimo 23 febbraio, termine ultimo per aderire all'aumento di capitale. Operazione che prevede l'offerta in opzione di 13 azioni ordinarie al prezzo di 8,09 euro cadauna ogni 5 azioni ordinarie e/o di risparmio possedute. Giovedì prossimo sarà reso noto il numero dei diritti che sono stati esercitati e di quelli che verranno messi in asta. Oggi anche il titolo Unicredit ha chiuso in netto rialzo (+2,14% a 12,9 euro), in controtendenza rispetto all’andamento negativo di Piazza Affari. L’andamento settimanale è statto lievemente positivo: venerdi scorso il titolo aveva chiuso a quota 12,61 euro. Successivamente verranno di nuovo offerti gli eventuali diritti inoptati fino al prossimo 10 marzo, giorno di chiusura dell'operazione
Il Sole 24 Ore
La Commissione europea, l’Ocse, il ministro Piercarlo Padoan, il presidente dell’Eba Andrea Enria, il vice governatore di Bankitalia Fabio Panetta, l’agenzia Fitch. Neanche si fossero messi d’accordo, uno dopo l’altro in settimana si sono pronunciati tutti sullo stesso tema: i non performing loans, che restano uno degli ostacoli per la ripresa in Europa e pertanto vanno smaltiti più rapidamente. Soprattutto in Italia, che sconta il poco invidiabile primato del maggiore stock europeo: 86,9 miliardi le sofferenze nette al 31 dicembre secondo l’Abi, circa un quarto del totale del Vecchio continente secondo l’Eba.Il sistema bancario italiano è ancora «vulnerabile» e ha bisogno con «urgenza» di essere messo in sicurezza, ha ammonito l’Ocse che nell’Economic Survey presentata martedì.E il giorno dopo Fitch ha rincarato la dose confermando l’outlook negativo sul settore proprio in virtù delle difficoltà a «mitigare il crescente peso dei crediti deteriorati sul capitale»
Il Sole 24 Ore
Generali ha annunciato di avere acquisito oggi 510 milioni di azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo, pari al 3,04% del capitale sociale complessivo della stessa, e di aver dato corso alla procedura per porre termine al prestito titoli precedentemente annunciato. Contestualmente - si legge in una breve nota - Generali ha effettuato un'operazione in strumenti derivati collateralizzati per coprire totalmente il rischio economico collegato all'acquisto delle suddette azioni. L’idea, evidentemente, è di mantenere un piede nell’azionariato della banca secondo però modalità differenti, che permettano di consolidare la posizione ma al tempo stesso di avere una gestione più attiva e diretta del dossier. In mattinata il presidente di Generali, Gabriele Galateri di Genola, ha detto che la società non ha «preclusioni» a esaminare una eventuale offerta anche da parte di Intesa Sanpaolo. «Non ho fatto preclusioni. Io ho detto che se ci fossero ipotesi di collaborazione industriale, valide e che rispettino anche un po’ le regole del gioco della governance in termini di chiarezza e trasparenza evidentemente le valuteremo», ha spiegato Galateri.
la Repubblica
L'eventuale avvicinamento di Intesa a Generali va avanti per piccoli passi e timide apertura. L'ultima, dopo quella del presidente del Leone Gabriele Galateri che si è detto pronto a ragionare su intese e accordi tra i due gruppi, è arrivata oggi da Gian Maria Gros-Pietro. "Sulle dichiarazioni del presidente non entro nel merito -ha detto all'Adnkronos il presidente di Intesa Sanpaolo- certo ne terremo conto e le valuteremo". L'istituto resta fermo sui cardini già espressi dall'amministratore delegato Carlo Messina. "Noi -ha spiegato - siamo aperti a collaborazioni industriali che però creino valore e non indeboliscono la patrimonializzazione della società e non ne riducano la capacità di pagare i dividendi".
Il Sole 24 Ore
grandi fondi internazionali specializzati in non performing loan aprono il dossier Mps. Non si conoscono ancora i tempi per il via libera al nuovo piano di Mps, che dovrà essere approvato dalla Direzione Concorrenza dell’Unione europea (DgComp), ma intanto sembrano già aprirsi le grandi manovre sul mega-portafoglio di sofferenze (27,7 miliardi lordi) che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere ceduto in blocco, probabilmente in più tranche. L’amministratore delegato Marco Morelli, il Cfo Francesco Mele e il resto del management della banca senese, affiancati dagli advisor Mediobanca e Lazard, sono ancora al lavoro sul nuovo piano, che tuttavia non vedrà la luce prima di due mesi, vista la necessità di confrontarsi con la DgComp dell’Unione europea. Tuttavia, secondo i primi rumors, il business plan non sarebbe molto diverso da quello già approvato lo scorso anno, anche se si differenzierebbe per alcuni aspetti e sarebbe più accentuato su alcune misure. Innanzitutto, appunto, verrebbe presa la decisione di accelerare la vendita del portafoglio di sofferenze per ripulire il bilancio dell’istituto.
la Repubblica
Era una caratteristica del Monte dei Paschi. Comprare a scatola chiusa, senza due diligence, a cifre fuori dal normale. E se lo dovrebbe ricordare anche Massimo D’Alema quando pubblicamente sostiene di vergognarsi del fatto che il suo partito non abbia permesso che vengano divulgati i nomi dei debitori insolventi della banca. "Le risorse per l'occupazione giovanile sono 15 volte più basse di quelle usate per ricapitalizzare Mps. Il Parlamento ha votato per non pubblicare le liste dei debitori, ricchi signori che non hanno restituito i soldi. Anche il mio partito, di cui ho la tessera in tasca, ha votato. Provo un sentimento di vergogna". In realtà più che rovesciare le responsabilità del disastro Mps solo sui chi non ha onorato i crediti (sicuramente colpevoli), D’Alema dovrebbe ricordare anche come i dirigenti della banca da sempre vicini al Pd abbiamo distrutto con acquisizioni dissennate il patrimonio della banca. E la prima fu proprio l’acquisto di Banca 121, la banca del Salento, nel cuore della Puglia, regno politico di D’Alema, pagata 2.500 miliardi, offrendo ben 300 milioni in più della concorrente Sanpaolo Imi, che ancora ringrazia. Un’offerta lampo chiusa in un paio di giorni che rivelò presto le truffe legate ai prodotti My way e For you, azzardate scommesse finanziarie spacciate per piani previdenziali. E a guidare Banca 121 c’era Vincenzo De Bustis, noto per i suoi rapporti di amicizia con D’Alema e diventato poi amministratore delegato dello stesso Monte de Paschi
Il Sole 24 Ore
Parte domani l’operazione di collocamento sul mercato istituzionale delle obbligazioni di Banca Popolare di Vicenza garantite dallo Stato ed emesse lo scorso 3 febbraio – per ora sottoscritte interamente dalla banca. L’istituto veneto ha dato mandato a Banca Imi e Morgan Stanley. Si tratta di 3 miliardi di euro nominali, cedola 0,5%, con scadenza al 3 febbraio 2020 (IT0005238859). In considerazione della garanzia diretta dello Stato, il giudizio di rating all’emissione obbligazionaria è allineato a quello della Repubblica Italiana (BBB+). Presumibilmente, tra qualche giorno scatterà il collocamento anche per i bond emessi da Veneto Banca: due distinti prodotti, per un importo complessivo di 3,5 miliardi di euro, il primo a scadenza 2 febbraio 2019, cedola 0,4%, nominale per 1,75 miliardi (IT0005239527); il secondo a scadenza 2 febbraio 2020, cedola 0,5%, per altri 1,75 miliardi (IT0005239535).
Messaggero Veneto
Hanno perso i loro risparmi, in certi casi investendo tutto ciò che avevano accumulato in una vita di lavoro. La maggior parte dei risparmiatori “traditi” di Popolare Vicenza e Veneto banca, per ora, è portata a rifiutare quella che ritiene un’elemosina, la proposta di transazione dei due istituti di credito. Tra i circa 500 della provincia di Pordenone, sabato erano circa 300 quelli che si sono riuniti con Federconsumatori all’auditorium Zotti di San Vito al Tagliamento. Tra loro, un 77enne di Morsano, pensionato ex esercente, che ha perso con la moglie qualcosa come «267 mila euro, frutto del lavoro in Italia e all’estero». Per lui nessun rimborso dalla banca, avendo investito – con BpVi – prima del 2007: «Ora ho pure problemi di salute e non mi rimane che la pensione». O chi, come un ex artigiano morsanese, aveva investito – «così mi era stato consigliato» – un premio di assicurazione nel 2012: «Ho perso 11 mila euro». Ancora, una coppia di Prata che si era affidata a Veneto banca dall’apertura della filiale in paese: «In parte avevamo investito prima del 2007, così a fronte di 20 mila euro persi ora dovremmo accettarne 328. In Italia ciò accade perché non c’è certezza della pena».
La Stampa
«Abbiamo principi di fondo che non mettiamo mai in discussione: la prudenza nei rischi, l’applicazione di regole meritocratiche, l’investimento sulle persone, fondamentali nello sviluppo del nostro business anche nell’era digitale». Così Nazzareno Gregori, direttore generale del Credem, sintetizza la strategia alla base dei conti della banca che, ancora una volta, pongono l’istituto di Reggio Emilia al vertice del settore per solidità patrimoniale: l’indice Cet1 è al 13,15% quasi il doppio rispetto al minimo fissato per la banca dalla Bce (6,75%). L’utile nel 2016 è planato a 131,9 milioni da 166,2 di un anno fa, dovuto a componenti non ripetibili, ma con una redditività (Roe) del 5,4%.
Milano Finanza
Il gruppo cinese HNA ha rilevato una quota di poco superiore al 3% in Deutsche Bank e potrebbe salire ancora nel capitale del colosso bancario tedesco. Nel dettaglio, HNA ha acquistato il 3,04% del capitale della banca tedesca tramite C-Quadrat Asset Management (Uk) LLP, filiale londinese di C-Quadrat Investment AG, fondata dall'investitore austriaco Alexander Schuetz. "Abbiamo la massima fiducia nel management di Deutsche Bank . Seguiremo da vicino i suoi passi futuri e daremo sostegno come azionisti, se sarà il caso", ha detto Thomas Katzensteiner, portavoce di C-Quadrat a Francoforte, precisando che comunque il gruppo di trasporti aerei e di spedizioni intende mantenere la propria quota sotto il 10%.
Milano Finanza
La Brexit potrebbe essere un'opportunità per il mercato finanziario italiano, sono però necessarie regole meno elefantiache per attrarre le società e i flussi finanziari in fuga dalla Gran Bretagna. Così il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, a margine di un convegno a Milano sulla corporate governance organizzato dalla Commissione insieme a Borsa Italiana e Assonime. "Milano", ha spiegato, "è un luogo ideale per la delocalizzazione di alcune imprese britanniche". Certo, non tutte, "però Milano è una buona sede: ha tutte le possibilità e quindi bisogna battere questa strada". Tuttavia, per renderlo più attrattivo, secondo Vegas, occorre che il mercato finanziario diventi più "smart". Più che una deregulation vera e propria bisognerebbe "diminuire la quantità di norme", in quanto la normazione deve essere un po' come era il Codice civile una volta: "non arrivare fino al dettaglio, perché il dettaglio non funziona". E' evidente, però, che la normazione ci deve essere, "perché se non c'è regola ognuno si fa la regola per conto suo".
Il Sole 24 Ore
Entra nel vivo la trattativa tra Sky e Mediaset per la cessione di Premium. Secondo quanto ricostruito dal Sole24 Ore, dopo il fallimento dell’accordo con Vivendi e il blitz avvenuto alla fine dello scorso anno da parte dei francesi nel capitale di Mediaset, il colosso internazionale della pay tv avrebbe avviato un confronto con il Biscione per capire se, dopo il precipitare degli eventi sul fronte d’Oltralpe, si fossero create le condizioni per riaprire un tavolo di trattative. Oggi il titolo Mediaset sale in Borsa in seguito a questi sviluppi.Trattative che, secondo quanto si apprende, sarebbero ora in pieno svolgimento, tanto che qualcuno parla di una vera e propria accelerazione. E lo scoglio del prezzo, che in passato è stato decisivo per far saltare potenziali accordi, non sarebbe più ritenuto insormontabile. In pratica, si racconta negli ambienti finanziari, i valori dati alla società controllata da Mediaset dalle parti, seppur non ancora allineati, sarebbero meno distanti rispetto ai tentativi precedenti. Ci sarebbe dunque spazio per trovare una intesa in tempi stretti. Nel frattempo non si sblocca la situazione di stallo che si è venuta a creare tra Fininvest e Vivendi nel capitale di Mediaset. Ieri, il presidente di Banca Imi, Gaetano Miccichè ha auspicato un accordo tra i due gruppi.
Milano Finanza
Al via lunedì 20 la quotazione alla borsa delle pmi. Il network multimediale conta 5 mila schermi in aeroporti, stazioni, vagoni delle metro, bus e aree di sosta in autostrada. In arrivo nuove soluzioni tecnologiche. Con Telesia la Go Tv va in borsa. L’inizio delle negoziazioni sul mercato Aim Italia per la società è previsto per le ore 9 di lunedì 20 febbraio, quando sarà suonata la campana nella sede della Borsa Italiana in Piazza Affari, a Milano, al termine della cerimonia di quotazione delle azioni ordinarie e dei warrant Telesia 2017-2019, entrambi all’Aim, il sistema di negoziazione dedicato alle piccole...[...]
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
Nel frattempo, per gli analisti di Bnp Paribas "la robusta performance di crescita dell'Eurozona vista a fine 2016 sembra proseguire nella prima parte del 2017", elemento che porta a stimare un +1,6% nel 2017, "previsione leggermente più forte rispetto alle precedenti stime dell'1,5%". L'opinione degli esperti non si è discostata da quanto asserito dalla Banca centrale europea, secondo cui già nel primo trimestre di quest'anno si vedrà un picco dell'inflazione che coinciderà con gli obiettivi di Francoforte. Tuttavia Sandra Crowl, membro del comitato investimenti di Carmignac, si è detta in disaccordo con tale previsione, puntualizzando che "diminuiti i rischi politici dovuti alla fitta agenda elettorale europea del 2017, la Bce insisterà sul tapering. La Banca sta facendo fatica a trovare soluzioni per continuare con i propri acquisti di asset nel quadro del Qe. Il programma ha creato un grande ammanco di bond nel mercato secondario. Se l'inflazione dovesse recuperare, la Bce non sarà in grado di acquistare ulteriormente". A Piazza Affari il comparto finanziario ha recuperato dai minimi, con Banco Bpm (+0,24%) e Unicredit (+2,14%) che hanno addirittura chiuso al rialzo. Oggi Guenther Thallinger, membro del board di Allianz , ha sottolineato che la compagnia tedesca darà il suo supporto alla ricapitalizzazione della banca di Piazza Gae Aulenti. "Abbiamo ancora una partecipazione in Unicredit , ma la nostra politica non prevede di comunicare l'ammontare delle nostre partecipazioni. Sosteniamo il previsto aumento di capitale", ha specificato Thallinger. In rosso, invece, Bper (-3,1%), Ubi Banca (-2,05%), Mediobanca (-0,92%) e Intesa Sanpaolo (-1,18%).
Milano Finanza
Le reti di consulenti sono arrivate al record di 471 miliardi di masse delle famiglie, una crescita sostenuta dal boom della liquidità (+30%). Flussi che le società di gestione puntano a conquistare grazie ai nuovi fondi flessibili. Ecco come sceglierli. Provate a chiedere a un consulente finanziario oggi dove mettere i soldi. La risposta che avrete? E’ questa: dipende dai vostri obiettivi. D’altra parte non è più come una volta, quando bastava comprare Btp per avere una rendita ricca e sicura. Oggi tassi ai minimi ed elevata volatilità anche sul reddito fisso hanno di fatto annullato l’appeal del porto sicuro dei Btp e, di conseguenza, hanno promosso...[...]
Il Sole 24 Ore
1/6 Kraft Heinz: 22,2% del portafoglio di Buffett (cedola con 2,7% di dividend yield) Diamo un'occhiata al portafoglio di Warren: l'oracolo di Omaha, leggendario per il suo fiuto finanziario ma anche per non distribuire dividendi con la sua Berkshire Hathaway, è invece molto attento ad acquistare titoli con cedole generose. Vediamo quali, iniziando da Kraft Heinz. La Berkshire Hathaway di Buffett, che assieme al fondo di private equity brasiliano 3G Capital tre anni fa acquistò Kraft, è l'artefice della fusione con Heinz avvenuta l'anno scorso: nessuna sorpresa quindi nel vedere come l'oracolo di Omaha abbia in portafoglio 325,6 milioni di azioni del colosso alimentare, il quinto al mondo. Kraft Heinz rappresenta la maggiore fetta del portafoglio di Berkshire, il 22,2% del totale, garantendo anche una non disdicevole cedola annua del 2,7%.
INCHIESTE
Corriere della Sera
A fare i conti si tratta dell’investimento internazionale più rilevante realizzato in Italia negli ultimi anni, in tutto quasi 5 miliardi. «Il settore dei pagamenti è sempre più centrale. E l’Italia, che parte con qualche ritardo, viene vista come un Paese ad altissimo potenziale di crescita». A parlare è Paolo Bertoluzzo, 17 anni alla Vodafone, da pochi mesi alla guida di Icbpi-CartaSi: «Vogliamo diventare la fintech della banche italiane, dal momento che siamo molto concentrati su tutto quello che sono i pagamenti e l’innovazione digitale. Puntiamo a diventare il campione nazionale». Amazon ha annunciato 33 milioni di clienti con Amazon Pay, PayPal è una specie di incubo per le banche… «È un settore in grande evoluzione e non è un caso se i nostri azionisti, Advent, Bain e Clessidra, abbiano deciso di investire. La missione di questa azienda, che è a guida tutta italiana, è di essere il primo specialista in Italia con una scala internazionale per essere competitivi a livello europeo»
l'Espresso
Nei pochi dati che il Tesoro ha iniziato a diffondere per rispondere alle pressioni dell’opinione pubblica sui prodotti derivati che stanno costando ai cittadini italiani miliardi e miliardi di euro, ce n’è uno che pochi finora hanno potuto approfondire. È contenuto nel rapporto annuale sul debito pubblico che i tecnici del ministro Pier Carlo Padoan hanno cominciato a redigere dopo le richieste arrivate dal parlamento. In poche righe molto scarne si dice che esiste una specifica categoria di derivati su cui il Tesoro sta perdendo 1,3 miliardi di euro. I numeri più aggiornati sono fermi a fine 2015 e possono sembrare poca cosa rispetto al buco potenziale di tutti i contratti sottoscritti dal governo, che arriva a 36,6 miliardi. Ma non è questo il punto. Il problema è che quel genere di derivati, chiamati dal ministero “ex Ispa” e ben poco spiegati nello stesso rapporto annuale, nasconde una di quelle vicende che solo l’Italia sembra capace di regalarsi .
Il Sole 24 Ore
E se una popolazione più vecchia fosse anche più ricca? O, per dirlo in termini più corretti, se un incremento della percentuale di popolazione più anziana portasse con sé anche un aumento del prodotto interno lordo? Il progressivo invecchiamento della popolazione pone i governi di fronte ad una serie di problematiche. Giusto per citarne alcune, c’è un incremento della spesa sanitaria rivolta alle persone più anziane. Quindi c’è l’aumento della spesa previdenziale, tematica che, tra il malcontento popolare, spesso viene affrontata con un progressivo innalzamento dell’età pensionabile. E se invece l’invecchiamento rappresentasse un’opportunità a livello economico? Se cioè portasse con sé un incremento del Pil? È la tesi sostenuta da due professori americani, Daron Acemoglu del Massachusetts Institute of Technology e Pascual Restrepo della Boston University.
Il Sole 24 Ore
Nel saliscendi di dati sull'occupazione italiana, c'è una categoria che resta fuori dalle statistiche: i freelance, i lavoratori indipendenti che guadagnano con attività autonome e la prestazione del proprio servizio a committenti esterni. Dai consulenti informatici ai designer, dai traduttori ai pubblicitari. Proprio l'Italia è il paese che ne registra il numero maggiore su scala europea e, secondo alcuni parametri, nel mondo. Stando ai dati Eurostat riferiti al 2015, la Penisola conta 3,6 milioni di «lavoratori autonomi e senza dipendenti» tra i 15 e i 74 anni: il valore più alto dell'Eurozona, contro i 2,2 milioni della Germania e i 2 milioni della Francia. Lo Human capital report, un'indagine del World economic forum sul mercato del capitale umano, allarga il primato su scala globale: l'Italia registra una quota di freelance pari al 4% della forza lavoro, contro il 2% degli Stati Uniti e dell'Australia. Un fenomeno per soli giovani? Non proprio. Se il 14% dei freelance italiani è nella fascia 25-29 anni e oltre il 35% rientra sotto i 40 anni, una quota di più del 60% (circa 2,3 milioni) viaggia tra i 40 e i 64 anni di età. Con retribuzioni che, a volte, calano sotto i 10mila euro l'anno.
Il Sole 24 Ore
Da filosofia o lettere a consulenza per risorse umane, marketing e gestione del brand. I laureati in discipline umanistiche e della comunicazione, meglio se con un master alle spalle, possono reinventarsi in carriere che spaziano dagli uffici Hr alla comunicazione online. Il Sole 24 Ore ha registrato oltre 380 le posizioni in otto aziende, con contratti stabili e stipendi oltre i 30-40mila euro. In cima alle rilevazioni spicca Randstad, la multinazionale olandese delle risorse umane che copre 39 paesi con i suoi servizi di ricerca e formazione lavorativa. Per il 2017 sono previste 250 assunzioni di account manager, figura trasversale che svolge funzioni in ambito commerciale-amministrativo e nel recruitment vero e proprio. Fra le 30 posizioni già aperte un career counselor per la sede di Padova e un training consultant in Emilia-Romagna. Ed è sempre di talenti che si occupa Mercer, società di consulenza per lo sviluppo del capitale umano, a caccia di sei risorse da assumere in Italia entro il 2017. I laureati in discipline umanistiche, come filosofia, saranno inseriti e formati nell’area Career con un tirocinio professionalizzante.
COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Luigi Zingales
Anche questa primavera, come ogni tre anni, impazza il toto-nomine per le imprese partecipate dallo Stato. Si va dai pettegolezzi alle indagini giudiziarie, si parla di tutto tranne che della cosa più importante: quali obiettivi il Governo vuole conseguire attraverso le sue partecipate? Io sarei favorevole a una dismissione totale di tutte le partecipazioni statali, ma anche coloro che non lo sono devono convenire che non ha senso detenere delle imprese senza avere degli obiettivi strategici. È solo per garantire dei posti da distribuire ai sostenitori più facoltosi e munifici del leader del momento? Anche per fugare questi dubbi è doveroso che il Governo identifichi quali sono questi obiettivi strategici. Solo da questi obiettivi può discendere l’individuazione delle persone adatte a realizzarli. È la prima domanda che qualsiasi “head hunter” pone al cliente.
Il Sole 24 Ore — Paul Krugman
Che cos’è che non dovreste fare dopo quest’anno così sconfortante? Tre grandi tentazioni si faranno sentire, in misura diversa a seconda delle persone. Le chiamerò quietismo, acquiescenza ed emulazione. Quietismo. Cominciamo dal quietismo. Significa sostanzialmente rinunciare a cercare di dialogare col mondo in generale. Significa ripiegarvi su voi stessi. Significa concentrarvi sulla vostra specializzazione. Se siete economisti, significa tornare a scrivere saggi che verranno letti da qualche centinaio di persone, e rinunciare a ogni tentativo di far arrivare il verbo al più vasto mondo. Almeno per quanto mi riguarda, questa è una tentazione fortissima. Voglio raccontarvi che cosa ho fatto domenica scorsa. Avevo un editoriale da scrivere, ma ho deciso che avevo bisogno di chiarirmi alcune cose nella mia testa, e poi magari scriverle per altri. Così ho trascorso alcune ore piacevolissime a leggere saggi accademici, e poi abbracciato al mio vecchio amico Fred. (Fred sta per Federal Reserve Economic Data, un sito fantastico per scovare statistiche.)
La Voce — Angelo Baglioni
IN EVIDENZA Sofferenze bancarie: evitare le scorciatoie pericolose 17.02.17 Angelo Baglioni 4342 2 Commenti Per le sofferenze bancarie, le ricette semplici e rapide, come la vendita generalizzata e la bad bank di sistema, sono pericolose e illusorie. Bisogna rassegnarsi a un paziente lavoro di gestione interna e di raccolta delle informazioni perché nasca un vero mercato. Il ruolo della vigilanza bancaria. Svendere non è la soluzione. Un luogo comune si va diffondendo nel dibattito sul nostro malandato sistema bancario: le banche dovrebbero fare presto a disfarsi del peso dei crediti deteriorati, cedendoli sul mercato, anche a costo di venderli a prezzi ben inferiori al loro attuale valore contabile. Ciò sarebbe necessario per fare ripartire l’offerta di credito. Solo a titolo di esempio, cito l’articolo di Guido Tabellini sul Sole-24Ore del 22 gennaio 2017: “L’intero sistema bancario italiano andrebbe spinto a disfarsi dello stock di crediti deteriorati, seguendo l’esempio di Unicredit”. Le evidenze empiriche recentemente prodotte dalla Banca d’Italia mostrano, a mio avviso, come questa visione non tenga conto della realtà dei bilanci bancari. Dai numeri della Banca d’Italia emergono tre cose. Primo, nel decennio 2006-2015, vendendo le sofferenze sul mercato, le banche italiane hanno recuperato in media il 23 per cento del loro valore nominale, mentre attraverso la gestione ordinaria hanno recuperato il doppio, il 47 per cento. Secondo, le banche hanno già svalutato i prestiti a soggetti insolventi, portandone il valore contabile a un livello adeguato al tasso atteso di recupero: il loro valore al netto delle rettifiche è ormai mediamente pari al 41 per cento, rispetto a un tasso di recupero medio nel decennio del 43 per cento. Terzo, il dato medio, relativo al tasso di recupero, nasconde una forte variabilità tra una banca e l’altra: ciò vuol dire che per alcune è possibile migliorare le procedure interne di recupero-crediti.
La Voce — Carlo Altomonte e Italo Colantone
Ha ragione Donald Trump a criticare, oltre a quello messicano, anche il surplus commerciale tedesco nei confronti degli Stati Uniti? A differenza del Messico, che è in deficit nei confronti del mondo, la Germania presenta un surplus aggregato delle partite correnti pari a circa il 9 per cento in rapporto al Pil, ben al di sopra del parametro UE del 6 per cento. La situazione è frutto di una impostazione di politica economica basata, tra l’altro, sul contenimento dei salari e sull’equilibrio dei conti pubblici. Dal punto di vista tedesco, il surplus commerciale viene visto come un sintomo di forza dell’economia. Per il resto del mondo, Unione europea in primo luogo, è invece il segno di uno squilibrio macroeconomico di fondo, in un modello caratterizzato da alto risparmio (pubblico e privato) e bassi investimenti domestici. Cosa possiamo dire sulla posizione tedesca alla luce della scomposizione dei flussi commerciali in termini di valore aggiunto? Le esportazioni tedesche in aggregato contengono sempre più valore aggiunto prodotto all’estero, e in particolare nel resto dell’Unione europea. Dal 1995 al 2011, la quota di valore estero sul totale delle esportazioni tedesche è cresciuta dal 17 per cento fino al 28 per cento. Più nel dettaglio, nel 2011 circa il 21 per cento del valore aggiunto domestico esportato dai paesi europei verso la Germania viene poi ri-esportato dalla Germania stessa
VIAGGI E DENARI
OfTravel
Un soggiorno a Genova in albergo 5 stelle costa meno di 500 euro in concomitanza con l’esposizione dedicata a Modigliani. A Torino si spende anche meno per scoprire una mostra d’arte e una di fotografia. A Milano, a Palazzo Reale, è da vedere "Manet e la Parigi moderna" ed è in programma Identità golose. La Romagna, a sua volta, propone un paio di manifestazioni gastronomiche da leccarsi i baffi. Ecco gli eventi di marzo selezionati da OF, con i consueti consigli di viaggio
INTERNAZIONALE
The New York Times
This is the party line: Banks aren’t lending nowadays because the regulatory burden they face is too onerous. And that is hurting the economy and job creation. Articulating this view, President Trump has vowed to slash financial regulations to fix the problem. “Frankly, I have so many people, friends of mine, that have nice businesses and they can’t borrow money,” he said in early February. “They just can’t get any money because the banks just won’t let them borrow because of the rules and regulations in Dodd-Frank,” the Wall Street reform law of 2010. Anecdotes can be compelling, of course. So many people with nice businesses who can’t borrow money. That sounds very bad. But the actual figures tell a different story.
Financial Times
My answer to the first question is: yes and no. The conditions for central bank independence are no longer in place in all countries, and where they are still in place, one should ensure that independence is strictly confined to the bank’s core mandate. This differs across jurisdictions. The Federal Reserve Act defines the Fed’s role as one of maximising employment, securing price stability and moderating long-term interest rates. The primary mandate of the European Central Bank is to achieve price stability, while the Bank of England targets a headline rate of inflation. We should remember that central bank independence is not the natural order of things. Most central banks used to be government agencies until not too long ago, and were subject to political instructions, usually from the finance minister. They became independent after a period of price instability in the 1970s and 1980s produced a consensus in many countries about what a central bank should do. If almost everyone agrees on the goal of a technically complex policy, then, so the argument in favour of central bank independence goes, we are better off in leaving the implementation of the policy to experts.
Forbes
A combination of elements including massive distributed computing power, the decreasing cost of data storage, and the rise of open source frameworks is helping to accelerate the application of artificial intelligence (AI). Our own research indicates that, by 2035, AI could double economic growth rates in 20 countries, and boost labor productivity by up to 40 percent. The increasing importance of AI has significant implications for financial institutions and particularly for those institutions’ own finance function. In short, AI has the potential to fundamentally transform banks’ finance function within the next decade – if not sooner. Artificial intelligence is not one technology but rather a group of related technologies – including natural language processing (improving interactions between computers and human or “natural” languages); machine learning (computer programs that can “learn” when exposed to new data) and expert systems (software programmed to provide advice) – that help machines sense, comprehend and act in ways similar to the human brain. These technologies are behind innovations such as virtual agents (computer-generated, animated characters serving as online customer service representatives);
Finextra
Hong Kong-based social trading startup 8 Securities has launched a mobile-only robo-adisory service targeting the millennial generation that constructs portfolios with exchange traded funds (ETFs) listed on the Tokyo Stock Exchange (TSE). Available on iOS and Android, Chloe first asks users to complete a short survey to determine risk tolerance and set financial aspirations. It then invests every Yen despoited into the fund across as many as 50 countries, 37 industries and 4,324 stocks and bonds using TSE-listed exchange traded funds. Chloe monitors the investment on a daily basis and uses machine learning techniques to better predict customers' goals and how much they need to save.
TECNOLOGIA
la Repubblica
"Al momento se un lavoratore umano guadagna 50.000 dollari lavorando in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Se un robot svolge lo stesso lavoro dovrebbe essere tassato allo stesso livello", spiega Gates, secondo il quale l'uso di robot può aiutare a liberare un numero maggiore di persone per altri tipi di lavoro, che solo gli esseri umani possono svolgere. Fra questi l'insegnamento, la cura degli anziani e delle persone con esigenze speciali. L'uso di robot "può generare profitti con risparmi sul costo del lavoro" e quindi i robot potrebbero pagare imposte minori di quelle umane, ma dovrebbero pagarle. "Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa" aggiunge Gates
Tomshw
Gli ultimi driver di Intel - la versione 15.45.14.4590 - introducono il supporto ufficiale all'API Vulkan (1.0.33.0) su Windows a 64 bit e, più in particolare, in presenza dei processori Skylake e Kaby Lake con soluzioni HD Graphics e Iris delle serie 500 e 600. Il supporto a questa libreria dà accesso alle risorse più profonde di GPU e CPU, favorendo un potenziale incremento delle prestazioni, sia grafiche che di calcolo. In un certo senso Vulkan è l'antagonista open source delle Microsoft DirectX 12 o dell'API Metal di Apple, ed è un'evoluzione delle OpenGL. Alla base di Vulkan, è bene ricordarlo, c'è il lavoro svolto di AMD su Mantle, una libreria che è servita a dare una "scossa" a Microsoft e al mondo del gaming in generale. Benché il supporto Vulkan dovrebbe assicurare maggiori prestazioni con i titoli che supportano quell'API, ad esempio Doom, i primi test non sembrano mostrare passi avanti, anzi. Il sito PCGamesn ha testato il gioco di Id Software su un Core i7-7700K con HD Graphics 630 e gli ultimi driver, registrando un calo delle prestazioni rispetto all'uso delle OpenGL 4.3.
La Stampa
Planet of the Apps è il primo prodotto audiovisivo originale di Apple, e tra i suoi protagonisti ci sono quattro volti noti dello show business americano. Le attrici Jessica Alba e Gwyneth Paltrow, il rapper, e fondatore del gruppo The Black Eyed Peas, Will.i.am, e il guru del marketing online Gary Vaynerchuk. I quattro sono accomunati dall’essere imprenditori: conoscono vizi e virtù del mondo dell’innovazione e dovranno valutare le proposte e i progetti delle decine di sviluppatori in gara. Planet of the Apps è un format che si colloca a metà strada tra un talent show (alla Shark Tank, per intenderci) e un reality show. Un po’ come Amici di Maria de Filippi, ma sul mondo della tecnologia e delle applicazioni mobili. I candidati alla vittoria finale lavorano durante la settimana allo sviluppo della loro app, per poi preparare una presentazione di 60 secondi di fronte ai giurati. Questi, se colpiti dalla soluzione presentata, decideranno se seguire come mentori gli sviluppatori, aiutandoli nella definizione del progetto.
la Repubblica
DOPO la Germania e la Spagna, anche l'Olanda dà il via alla sperimentazione degli attraversamenti pedonali lumnosi per pedoni distratti dallo smartphone. Accade a Bodegraven, dove si sono accesi i LED di +Lichtlijn (linea di luce in lingua olandese) per segnalare le strisce agli incroci stradali. Si tratta di una striscia di LED fissata a terra, il cui colore è sincronizzato con quello del semaforo: se non si può passare quindi sarà rossa, altrimenti verde. Vista la sua posizione, si spera possa essere più facilmente percepita dai cosiddetti smartphone walkers.
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